Andremo a votare su una riforma della giustizia scritta coi piedi. Piena di errori, di contraddizioni. Che in gran parte non realizzerà i cambiamenti dei quali si parla. Il ministro Nordio (che tra i parlamentari della maggioranza forse è l’unico che l’ha letta) ci dice ogni volta che la riforma introduce tre novità: separazione delle carriere dei magistrati, sorteggio per designare i membri del Csm, e Alta Corte di disciplina che giudicherà i magistrati. Bene, il sorteggio effettivamente, se passa il Sì, ci sarà. Anche se ancora non sappiamo bene come funzionerà perché in parte questo andrà stabilito dalla legge ordinaria. La separazione delle carriere non è detto che ci sarà. L’Alta Corte ci sarà ma non avrà nessun potere, quindi è come se non ci sarà. Chi ha scritto la riforma si è dimenticato di assegnargli i poteri. Ora vi spiego meglio.
La chiave di tutto sta nell’articolo 107 della Costituzione, che è quello decisivo nel determinare il funzionamento della magistratura. Questo articolo, che andava riscritto per ottenere i risultati sventolati da Nordio, non è stato riscritto. E’ cambiata solo una parolina, una singola parola, e tutto il resto è rimasto uguale. Leggete qui, questo è il testo dell’articolo 107 in vigore; primo comma: “I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso“. Terzo comma: “I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni“. Viene modificato questo articolo dalla riforma Costituzionale? Sì, ma viene modificata solo una parola: “le parole del consiglio” sono sostituite dalle seguenti: “di ciascun consiglio“. Cioè la riforma all’articolo 7 si limita a segnalare che non esiste più un solo consiglio della magistratura ma ne esistono due. E stabilisce, di conseguenza, che i due nuovi consigli ereditano tutti i poteri disciplinare che aveva il vecchio Csm.
Vi rendete conto? L’Alta Corte non potrà prendere nessun provvedimento contro un magistrato che ritiene colpevole. O forse potrà infliggergli una ammenda, ma niente, assolutamente di più. Certamente non potrà fermarlo o spostarlo, o sospendere o modificare la sua funzione. Questi poteri spettano al Consiglio, cioè al Csm. Viene da chiedersi quale serio giurista mai accetterà di entrare in una alta corte del tutto priva di poteri. Entrare nell’Alta Corte equivale a una presa in giro. Tu vai lì, indaghi, studi, valuti, poi decidi, condanni, ma non puoi condannare a niente. E soprattutto non puoi dire ai cittadini: tranquilli, quel magistrato che ha tradito il suo ruolo non potrà più giudicarti. Non sta a te stabilirlo. Immagino la faccia dei luminari che saranno scelti dal Presidente della Repubblica per entrare a far parte dell’Alta Corte e forse a presiedere. Guarderanno rassegnati il Presidente che li ha convocati e gli sussurreranno: “mi scusi, lei mi capirà, ma l’Università mi impegna tanto, poi sto scrivendo un libro e ho una famiglia della quale occuparmi…“. Dopodiché sempre nello stesso articolo 7 c’è un altro punto oscuro. Dice l’articolo 7 (non modificato anche in questo punto). “I magistrati si distinguono tra loro soltanto per diversità di funzioni“. L’avverbio è chiarissimo: “soltanto“. Che esclude ogni altra possibilità di distinzione: non si distinguono per grado, o per anzianità, o per… carriera. L’indicazione della Costituzione, per chi conosce bene la lingua italiana, è chiarissima: soltanto per funzione.
Chi si occupa da qualche anno della questione delle carriere dei giudici, questo comma dell’articolo 107 lo conosce bene. E’ su questo che si accapigliarono alcuni decenni fa, il Pci e i radicali di Pannella. I radicali chiedevano la separazione delle carriere, il Pci rispondeva, non vanno separate solo le funzioni. Generazioni di giuristi si sono battuti su questo terzo comma del 107. Ma proprio adesso che finalmente il Parlamento ha deciso di separare le carriere, si è scordato di abrogare quel comma, o di modificarlo. Non so quali conseguenze pratiche può avere, certo qualunque magistrato che a un certo punto volesse cambiare carriera potrebbe appellarsi a quel comma per dire: non potete impedirlo. Sono un Pm per funzione e “soltanto per funzione“. Ora voi capite che chiamare un paese intero a votare pro o contro una riforma così pasticciata e inconcludente è un bel problema. Hai voglia a fare appelli perché la battaglia e la discussione si distacchi dagli schieramenti politici e si concentri sul merito della riforma. Un lettore accorto, che avesse voglia di darsi la pena di leggere la riforma, si chiederebbe: ma perché devo andare a votare per questo inguacchio? Che la voto a fare una riforma che poi andrà riformata di nuovo con urgenza e poi sottoposta a un nuovo referendum? Perciò è logico che la campagna elettorale finisca per concentrarsi sui due grandi eroi dei due schieramenti. La Giusi Bartolozzi per il Sì e il mitico Nicola Gratteri per il No. Loro del testo della riforma si interessano poco. Preferiscono gli anatemi. La Bartolozzi, che è sotto inchiesta per la fuga dal carcere del tagliagole libico Al Masri, strepita contro la magistratura da abolire e contro i plotoni di esecuzione. Gratteri minaccia i giornalisti, annuncia inchieste su di loro, inventa interviste di Falcone e cose di questo genere. Voi capirete bene che, se non altro per ragioni estetiche, ho una certa nostalgia di quanto si sfidavano all’arma bianca personaggi del calibro di Marco Pannella e di Luciano Violante.