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Droni Shahed, l’arma dell’Iran che ha segnato anche la guerra in Ucraina: l’attacco alla base italiana e l’esperienza di Kiev

People take picture with Shahed-129 Iranian domestically-built drone as they visit the National Aerospace Park of the Revolutionary Guard, just outside Tehran, Iran, Thursday, Nov. 13, 2025. (AP Photo/Vahid Salemi)

People take picture with Shahed-129 Iranian domestically-built drone as they visit the National Aerospace Park of the Revolutionary Guard, just outside Tehran, Iran, Thursday, Nov. 13, 2025. (AP Photo/Vahid Salemi)

A colpire la base italiana a Erbil, nel Kurdistan iracheno, potrebbe essere stato un drone Shahed. Nessuna vittima, neanche un ferito. Gli italiani si trovavano in un bunker e secondo le comunicazioni delle autorità sono al sicuro. Distrutto un mezzo militare, qualche danno all’infrastruttura, il colpo ha provocato un incendio spento nel giro di poco tempo. Non è chiaro se l’attacco sia partito dall’Iran o se dalle milizie sciite in Iraq che negli ultimi giorni hanno aperto un nuovo fronte della guerra e rivendicato diversi attacchi, circa 300, dall’inizio del conflitto.

Ormai marchio di fabbrica dell’industria militare della Repubblica Islamica, i droni Shahed-136 sono diventati molto noti e conosciuti, anche oltre gli osservatori e gli esperti in tema militare, dopo oltre quattro anni di guerra in Ucraina: Teheran ha infatti sostenuto la Russia con forniture costanti e numerose di questo velivolo esplosivo e tattico. “Shahed”, in lingua farsi, vuol dire “testimone”. Gli apparati militari di Mosca li hanno ribattezzati in “Geran” e hanno cominciato anche loro stessi a produrne. Secondo la leggenda, il prototipo sarebbe stato ispirato dall’americano Lockheed Martin RQ-170 Sentinel, catturato nel nordest del Paese nel settembre del 2011. Oppure il tedesco Die Drohne Antiradar (Dar).

Costano relativamente poco, tra i 20mila e i 40mila euro, hanno la forma di un piccolo deltaplano e sulla punta anteriore portano una carica esplosiva di circa 50 chili che esplode all’impatto con il bersaglio. La rotta e l’obiettivo vengono impostati prima del decollo tramite il sistema Gps, alcuni tuttavia vengono comandati a distanza da un soldato che può decidere rotta e cambiare bersaglio fino all’ultimo momento. Kamikaze. Spesso vengono usati a sciame, per saturare le difese aeree dei nemici. Hanno una gittata di almeno 2.000 km. Altra caratteristica peculiare: volano bassi per non essere intercettati dai radar. Sono comparsi per la prima volta intorno al 2010, il primo modello era lo Shahed-129.

FILE – An Iranian Shahed exploding drone launched by Russia flies through the sky seconds before it struck buildings in Kyiv, Ukraine, on Oct. 17, 2022. (AP Photo/Efrem Lukatsky, File)

In un plot twist imprevisto del conflitto, sono stati gli Stati Uniti e i Paesi del Golfo questa volta a chiedere aiuto all’Ucraina per fronteggiare la minaccia dei droni. Le forze di Kiev hanno sviluppato le loro tecniche per intercettarli prima che possano raggiungere e colpire gli obiettivi: come scrive Il Post, spesso con raffiche di colpi esplosi dalle mitragliatrici dei soldati appostati proprio per abbattere i droni. Il punto è non sprecare armamenti più avanzati e tecnologici, quindi più cari, per abbattere velivoli che costano molto meno. Gli ucraini utilizzano anche elicotteri e aerei per individuare e abbattere i droni.

“Aiutiamo chi ci aiuta”, ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. “Mosca ha lanciato oltre 57.000 droni di progettazione iraniana, specificamente del tipo Shahed, contro l’Ucraina per l’intera durata del conflitto. Tutti capiscono che l’unica vera esperienza nel respingere massicci attacchi Shahed proviene oggi dall’Ucraina”. E infatti l’8 marzo l’Institute for the study of war (Isw) ha rilevato la presenza di militari ucraini dispiegati nell’area del Golfo. Kiev ha inviato droni intercettori e specialisti in Giordania per proteggere le basi americane e Zelensky ha confermato di aver inviato tre gruppi di esperti per le rispettive destinazioni nel Golfo Persico (Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita). In cambio l’Ucraina vorrebbe missili Patriot Pac-2 e Pac-3, gli unici in grado di abbattere i missili balistici russi. Il nuovo conflitto in Medio Oriente potrebbe rivelarsi anche molto dannoso per Kiev: qualora dovesse continuare, non è escluso che i rifornimenti militari da parte degli alleati occidentali diminuiscano.

Parts of downed Shahed drones launched by Russia are piled in a storage room of a research laboratory in Kyiv, Ukraine, on Aug. 28, 2024. (AP Photo/Evgeniy Maloletka)

Come scrive Agi, tutti gli attori della Regione si sono attrezzati in qualche modo per contrastare la minaccia. Gli Emirati, per eliminare i droni, stanno utilizzano l’elicottero Apache che tramite il radar Longbow individua i velivoli e li abbatte a raffiche di mitragliatrice M230 o con razzi Hydra. A Cipro il Regno Unito ha schierato invece gli elicotteri Wildcat armati con missili leggeri Martlet. I sistemi di sorveglianza della Merlin della Royal Navy sono invece in grado di individuare i droni a bassa quota.

Non è escluso che il drone che avrebbe colpito abbia perso quota mentre sorvolava la base – si chiama Camp Singara, dal nome della città della Mesopotamia che ospitava una guarnigione romana sotto l’imperatore Settimio Severo – e che abbia colpito accidentalmente. Nella notte sono state infatti colpite delle basi americane che si trovano nella stessa area militare, un comprensorio che oggi accoglie circa 350 militari italiani che addestrano i soldati dell’esercito Peshmerga e gli agenti delle Forze di polizia e di sicurezza Zeravani. L’operazione si chiama “Prima Parthica” (o “Inherent Resolve”) contro i terroristi del sedicente Stato Islamico. L’addestramento si tiene nei campi di Benaslawa, Atrush e Sulaymaniyah e si focalizza sui tiratori scelti, la gestione delle sommosse, il combattimento urbano e quello in montagna e sulla formazione degli addestratori.