Quanto potrà resistere Giusi Bartolozzi sulla poltrona di capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio? Il fastidio e l’imbarazzo nel campo della maggioranza per le incredibili dichiarazioni della “zarina” di via Arenula ospite di una tribuna politica su Telecolor, emittente locale siciliana, dove aveva lanciato il suo appello a votare Sì al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo “così ci togliamo di mezzo la magistratura”, è montato fortissimo nelle scorse ore.
Di fatto, al di là delle dichiarazioni ufficiali e delle note di partito inviate alle agenzie di stampa, quasi nessuno si spende in privato a sostegno della fedelissima del Guardasigilli. L’unico che resta saldamente al suo fianco sembra essere proprio Nordio, che prima aveva auspicato le scuse dal suo capo di gabinetto ma, di fronte alle mezze parole di Bartolozzi e al suo generico “mi dispiace”, ha preferito chiudere il caso di concerto con Palazzo Chigi e respingere seccamente le richieste di dimissioni da parte delle opposizioni.
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Ma quello di Bartolozzi potrebbe essere un incarico “a tempo” come capo di gabinetto di Nordio. Soprattutto in caso di vittoria del No al referendum, per la fedelissima del Guardasigilli secondo i retroscena raccontati oggi su Repubblica e Fatto Quotidiano si fa sempre più probabile l’ipotesi di un trasloco, uno spostamento per dirigere uno dei tanti dipartimenti del ministero della Giustizia, da dove in sostanza le sarebbe tolto il potere assoluto che aveva spinto le “malelingue” a definire Bartolozzi il vero ministro in via Arenula.
Secondo il Fatto, al suo posto sarebbero già stato trovato il profilo adatto: si tratterebbe di Antonio Mura, magistrato con stima trasversale. Per Bartolozzi invece si aprirebbero le porte di una nuova candidatura in Parlamento, lei che è già stata deputato con Forza Italia tra il 2018 e il 2022: sarebbe Fratelli d’Italia ad aprirle le porte di un posto in lista alle politiche del 2027.
Discorsi in ogni caso da rinviare a dopo il fatidico weekend referendario. Bartolozzi dunque come perfetto “capro espiatorio” di una possibile sconfitta alle urne per Meloni e soci, ma anche sempre più impelagata nelle vicende giudiziarie che la riguardano. Su di lei ci sono infatti due fascicoli aperti: uno, quello più noto, è quello relativo al caso del generale e torturatore libico Almasri, che nonostante l’arresto in Italia su mandato della Corte penale internazionale venne rimpatriato dal governo Meloni a Tripoli con un volo di stato dei servizi segreti. Bartolozzi in questo caso è accusata di aver fornito false informazioni al pubblico ministero: fino ad oggi la maggioranza ha fatto quadrato e difeso a spada tratta la fedelissima di Nordio.
L’altro fascicolo riguarda invece un viaggio a Capri nell’ottobre scorso quando Bartolozzi raggiunse l’isola su una motovedetta della Guardia di finanza per partecipare ad un convegno sulla digitalizzazione della giustizia dove Nordio era assente: la Procura di Napoli sta verificando se quel “passaggio” fosse previsto da un protocollo di sicurezza nel quale, in assenza del ministro, rientra comunque la sua capo di gabinetto o se invece si è trattato di un abuso e dunque un danno erariale.