X

Sparatoria in mare, quattro morti nello scontro a fuoco con il motoscafo americano e Cuba accusa: “Infiltrazione terroristica”

A classic American car drives along the seafront promenade as a tanker sails into the bay of Havana, Cuba, Saturday, Feb. 14, 2026. (AP Photo/Ramon Espinosa)

A classic American car drives along the seafront promenade as a tanker sails into the bay of Havana, Cuba, Saturday, Feb. 14, 2026. (AP Photo/Ramon Espinosa)

Lo scontro a fuoco è esploso quando un’unità delle Truppe di Guardia di Frontiera si era avvicinata per procedere all’identificazione del motoscafo che aveva violato le acque territoriali di Cuba. Quattro le vittime dopo che l’equipaggio del natante avrebbe attaccato e ferito il comandante dell’imbarcazione governativa. “A seguito dello scontro – si legge nella nota ufficiale del ministero dell’Interno cubano – quattro aggressori stranieri sono stati uccisi e sei sono rimasti feriti”. Lo scontro a fuoco ha qualcosa di clamoroso, considerando lo stato attuale di isolamento di Cuba, dopo la cattura e il trasferimento a New York dell’ex presidente del Venezuela Nicolas Maduro, e le ripetute minacce di intervento da parte del Presidente USA Donald Trump. E anche se il motoscafo era immatricolato in Florida, e anche Washington ha escluso ogni legame con US Navy e Guardia Costiera statunitense, la tensione resta alta.

Cuba versa in una situazione estrema. Aggravata da sanzioni, embargo energetico, crisi umanitaria. Soltanto ieri il dipartimento del Tesori degli Stati Uniti aveva annunciato l’autorizzazione di nuove licenze per la rivendita del petrolio venezuelano per uso commerciale e umanitario a Cuba. Annuncio che era apparso come un segnale di distensione e apertura nei confronti dell’isola caraibica. Poche ore prima, nel discorso sullo stato dell’Unione più lungo della storia, Trump aveva rivendicato un nuovo accordo per l’arrivo del petrolio venezuelano negli USA.

La situazione di Cuba si è aggravata dopo la cattura di Maduro in un’operazione militare senza precedenti, lo scorso 3 gennaio. Washington aveva ammesso l’intenzione di prendere il controllo sul petrolio venezuelano, Caracas era negli ultimi decenni il principale fornitore di petrolio all’Havana, che si affidava completamente all’importazione per il carburante destinato ai trasporti. Cuba si era rifornita le ultime volte alcune settimane fa dal Messico, la benzina è diventata introvabile o molto cara, disponibile ormai soltanto sul mercato nero. La situazione dell’isola, già normalmente caratterizzata da frequenti e lunghi blackout, era peggiorata ulteriormente nel giro di poco tempo ed era stato varato un nuovo piano di razionamento.

Alcune compagnie aeree hanno sospeso i voli: sull’isola non è possibile fare rifornimento. La compagnia Air Canada ha mandato aerei vuoti sull’isola per rimpatriare i turisti rimasti lì. Alla penuria di energia elettrica e moneta, si era aggiunta una situazione emergenziale nelle strade dove si sono accumulati grandi quantità di spazzatura. L’embargo imposto dagli USA aveva bloccato le forniture dal Messico, minacciato di dazi, mentre Russia e Cina non hanno promosso un vero e proprio sostegno per l’Havana. Cuba non ha una riserva di petrolio per i momenti di emergenza, faceva affidamento sulle forniture venezuelane ma subito dopo l’operazione Maduro gli USA avevano interrotto l’invio di petrolio. In queste settimane il segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, nato a Miami in una famiglia di esuli cubani, sta avendo dei colloqui con Raul Guillermo Rodriguez Castro, nipote Raúl Castro, il 94enne fratello del leader della rivoluzione Fidel Castro.

L’Avana ha parlato dell’azione come di legittima difesa. Per il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, la guardia costiera di Cuba “hanno fatto quello che dovevano fare”. Non sono state rese note nazionalità e identità di vittime e feriti: il governo di Cuba ha parlato di dieci cubani armati residenti negli Stati Uniti che stavano cercando di infiltrarsi nell’isola e scatenare il terrorismo, la maggior con “precedenti penali e di attività violente”. Avviate le indagini da entrambe le parti sull’accaduto. Un funzionario dell’amministrazione americana ha commentato al New York Times che l’imbarcazione era civile, non militare, e che faceva parte di una flottiglia privata finalizzata a evacuare familiari dall’isola. Per gli USA si trattava di un’operazione di carattere umanitario.

“La maggior parte dei fatti che sono stati riportati sono informazioni fornite dai cubani. Noi le verificheremo in modo indipendente, capiremo esattamente quello che è successo e quindi risponderemo in modo adeguato”, il commento del segretario di Stato USA Rubio. “È molto insolito vedere delle sparatorie così in mare aperto, non è qualcosa che vediamo ogni giorno, è qualcosa che francamente non succedeva da molto tempo”. Il procuratore generale della Florida, James Uthmeier, ha annunciato di aver ordinato l’apertura di un’indagine sull’accaduto, per il deputato repubblicano Carlos Gimenez, esule cubano, “se qualcuna delle vittime fosse americana o residente legale negli Usa, il regime cubano deve essere relegato nella pattumiera della storia per i suoi innumerevoli crimini contro l’umanità”.