Avvocato Fabio Anselmo, il caso del poliziotto Carmelo Cinturrino accusato dell’omicidio volontario del pusher 28enne Abderrahim Mansouri ci pone di nuovo ad una domanda ricorrente in questi casi: siamo dinanzi a mele marce o c’è un sistema che non funziona?
È chiaro che si tratta di un sistema che non funziona. Questo mi sembra evidente anche leggendo dell’ultima indagine aperta a Roma sugli agenti accusati di furto aggravato. Così non voglio assolutamente dire che le forze dell’ordine siano marce, ma è chiaro che abbiamo un problema di carattere culturale. Sono uomini e donne esattamente come lo siamo noi. Tutti possono sbagliare, che si indossi una divisa, una toga, un camice. L’importante è formare gli anticorpi affinché non si ripetano più certi errori, non coprire chi sbaglia e chiamare queste persone a risponderne di fronte alla giustizia, non di fronte alla politica.
Ci vuole ricordare i casi famosi e meno noti in cui gli agenti hanno tradito lo Stato?
Ne abbiamo avuti non pochi di casi. Come non ricordare il G8 di Genova del 2001. La mattanza della scuola Diaz e le torture avvenute nella caserma di Bolzaneto sono state un passaggio orribile della nostra storia. Ma penso anche alla vicenda della Uno Bianca, e poi ai casi di Giuseppe Uva, di Aldo Bianzino, di Federico Aldrovandi, di Andrea Soldi, di Stefano Cucchi, di Riccardo Magherini, di Ramy Elgaml, di Dino Budroni, di Davide Bifolco, di Luciano Diaz e potremmo andare avanti. E non scordiamoci i fatti avvenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, come in altri istituti di pena. La lista sarebbe molto lunga.
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Quali sono i casi che ha vissuto in prima persona e che sensazione le hanno lasciato?
Sono tanti i casi che ho vissuto in prima persona. Da Aldrovandi a Cucchi a Magherini, Rasman e tanti altri. Mi hanno lasciato in un primo momento una sensazione di restituzione di dignità alle vittime. Poi quella di aver scalato una montagna subito sostituita dal vuoto incolmabile dell’impossibilità di restituire i morti alle loro famiglie.
Cosa hanno in comune tutte queste vicende?
L’elemento che li accomuna è l’uso illegittimo della violenza che può sfociare penalmente in un eccesso colposo di legittima difesa, in tortura o peggio in un omicidio volontario.
Qual è il problema culturale dietro questi casi?
Il senso di impunità, la presunzione di legalità anche di fronte a situazioni e fatti che invece richiedono un accertamento giudiziario. Le forze dell’ordine hanno bisogno di altro. Non solo di attrezzatture ma anche di essere formate: formazione, tecnica e psicologica degli appartenenti ai corpi di polizia. E formare vuol dire anche essere messe in condizione di lavorare al meglio, nel rispetto dei diritti umani e in modo degno di uno Stato democratico. Ce lo ha ricordato la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nella recente sentenza relativa al caso di Riccardo Magherini, morto a Firenze nella notte del 3 marzo 2014, mentre l’uomo giaceva a terra immobilizzato dai Carabinieri. Le condizioni di lavoro sono difficilissime.
In che termini?
Gli stipendi sono da fame, gli straordinari non vengono pagati, c’è stata una recente protesta dalla parte di tutti i sindacati dinanzi a Palazzo Chigi con i quali è stato interrotto ogni dialogo, addirittura le indennità di trasferta vengono assoggettate a tassazione e devono pure essere anticipate, vi sono problemi di pensionamento ritardato.
E tutto questo potrebbe giustificare atti di violenza verso noi cittadini?
Assolutamente non sto dicendo questo. La chiave di lettura è un’altra: lo Stato cerca di garantire loro una certa impunità e protezione quando sbagliano per ripagarli delle condizioni lavorative in cui si trovano.
Vige anche all’interno delle forze dell’ordine una certa omertà verso le malefatte dei colleghi?
Questo è l’aspetto più grave. Nascono automaticamente dei meccanismi di condivisione e depistaggio. Pensi alla vicenda Cucchi che dopo 16 anni è ancora in sospeso: tutta la scala gerarchica andrà a giudizio in Cassazione il 4 marzo, con la maggior parte dei reati ormai prescritti. Qualcuno immediatamente dopo l’omicidio aveva già scritto la causa di morte di Stefano Cucchi, ancora prima che venisse effettuata l’autopsia. Per non parlare del fatto che qui si tende a voler lavare i panni sporchi in casa propria. E anche su questo la Cedu è intervenuta dicendo al nostro Paese che le indagini di polizia giudiziaria nei confronti degli appartenenti a un corpo di polizia devono essere condotte sempre dai membri di un corpo diverso. Mi sembra una elementare misura di garanzia, un principio di evoluzione e democrazia. Invece da noi si fa tutto il contrario. Persino nel caso del poliziotto Carmelo Cinturrino ha indagato la stessa Squadra mobile, al di là dei complimenti che merita per gli accertamenti svolti.
È esagerato sostenere che le squadre antidroga sono spesso molto simili a bande di briganti?
Sì, non condivido questa affermazione, in particolare l’uso di “spesso” nella sua domanda. Dobbiamo sicuramente liberarci da un pregiudizio di santità delle forze dell’ordine e lasciar lavorare la magistratura serenamente ma mi pare eccessiva questa sua rappresentazione. Certo può succedere ma non spesso.
La destra pare avere un riflesso pavloviano per cui bisogna stare dalla parte degli agenti “senza se e senza ma”. Eppure per il caso di Rogoredo in molti, a partire da Salvini e Piantedosi, hanno dovuto fare marcia indietro. C’è un pregiudizio positivo della destra nei confronti delle divise?
È un pregiudizio positivo che non so fino a che punto sia frutto di un’intima sincerità o di un calcolo cinico di carattere politico propagandistico.
Non potrebbe essere che la destra crede nella risoluzione violenza, al di fuori del diritto, di alcuni conflitti?
Non mi azzardo a fare questo tipo di valutazioni. Mi inquietano tuttavia i toni che usa nella sua martellante propaganda quando interviene strumentalmente in fatti di cronaca e su temi di giustizia. Assomigliano sempre di più a quelli trumpiani. Soltanto che non ci troviamo a Minneapolis e per il momento non abbiamo l’ICE.
E invece a sinistra?
Reputo anche la sinistra abbastanza responsabile di questo status quo. Si pensi al ritardo con cui questo Paese si è dotato della legge sul reato di tortura: ci sono voluti Luigi Manconi e i casi Aldrovandi e Cucchi per diventare uno Stato più civile.
Di critiche è stata sommersa pure la magistratura che per la destra appare “buonista” in certi casi. E si usa questo argomento nella campagna referendaria sulla separazione delle carriere. Siamo in presenza di un corto-circuito?
Siamo in presenza di un tentativo di asservire la magistratura al potere politico, anche tramite questa nuova Alta Corte Disciplinare, che altro non è che un giudice speciale.