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Rogoredo, via i quattro colleghi di Cinturrino: trasferiti a incarichi non operativi dopo l’omicidio di Mansouri

Rogoredo, via i quattro colleghi di Cinturrino: trasferiti a incarichi non operativi dopo l’omicidio di Mansouri

Assegnati ad altri incarichi non operativi al di fuori del commissariato milanese di Mecenate, dove prestavano servizio. Come aveva annunciato nei giorni scorsi il capo della Polizia Vittorio Pisani, i quattro agenti indagati a piede libero in relazione alla morte di Abderrahim Mansouri, il pusher ucciso con un colpo di pistola alla testa nel pomeriggio del 26 gennaio scorso durante un controllo nei pressi del “boschetto” di Rogoredo dall’assistente capo Carmelo Cinturrino, sono stati trasferiti su disposizione del Questore di Milano Bruno Megale.

I quattro agenti sono indagati favoreggiamento e omissione di soccorso, mentre il loro collega Cinturrino, accusato di omicidio volontario, è attualmente detenuto in carcere su disposizione del Gip.

I colleghi di Cinturrino, ascoltati dal pubblico ministero come indagati, avevano già “scaricato” l’assistente capo della polizia, di fatto riscrivendo la prima versione messa a verbale in cui avevano sostanzialmente difeso l’operato del poliziotto.

In realtà, come emerso grazie alle indagini e alle testimonianze, anche quelle degli stessi agenti indagati, Cinturrino avrebbe sparato e ucciso Mansouri mentre quest’ultimo era disarmato e quasi voltato di spalle, pronto per scappare. L’arma trovata accanto al suo corpo, una pistola Beretta 92 giocattolo senza tappo rosso, era stata piazzata lì da Cinturrino, recuperata in commissariato da uno dei colleghi dell’agente fermato. Per ricreare quello scenario, la messinscena, Cinturrino e gli altri colleghi hanno impiegato 23 minuti: è il lasso di tempo impiegato tra lo sparo a Mansouri e la prima richiesta di soccorso medico.

Cinturrino dunque resta per ora il carcere perché per il Gip c’è rischio concreto che possa uccidere di nuovo e inquinare le prove, cosi come tentare di convincere i suoi colleghi a rendere una versione in linea con la sua. Ma intanto dall’interrogatorio emergono le sue parole proprio contro le accuse dei colleghi del commissariato Mecenate: “Smentisco ogni infamità che hanno tirato fuori”, avrebbe detto in un passaggio l’assistente capo della polizia, negando in particolare le dichiarazioni riguardanti i suoi rapporti con alcuni pusher della zona, a cui avrebbe chiesto anche il pizzo.

Ma l’inchiesta non riguarda solo il poliziotto che ha sparato perché punta a individuare altre responsabilità in relazione al contesto in cui è avvenuto l’omicidio ed in particolare proprio sul commissariato in cui lavoravano i poliziotti indagati. Cinturrino, è la domanda che si pongono in Procura, agiva da solo o c’era un sistema alle spalle?