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Intervista a Valerio Spigarelli: “Sul referendum sulla Giustizia sbagliano tutti, a destra e a sinistra: che brutta campagna”

Photo credits: Sara Minelli/Imagoeconomica

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Valerio Spigarelli, già presidente dell’Unione Camere Penali e tra i fondatori del comitato Pannella Sciascia Tortora per il Sì alla separazione delle carriere, cosa pensa della campagna comunicativa della destra che invita a votare Sì così le “toghe rosse” non scarcereranno più e non faranno più sentenze “buoniste” a favore degli immigrati? Non crede che ci troviamo dinanzi ad una truffa nei confronti degli elettori di centro destra considerato che se passasse il Sì i giudici continuerebbero a poter emettere quelle sentenze?
Il livello di questa campagna referendaria è veramente basso: pura propaganda. E questo vale a destra e a sinistra. A destra, nell’evidente tentativo di suscitare da un lato un riflesso securitario e dall’altro la solita retorica contro le toghe rosse, si sta mandando un messaggio che finisce per essere contraddittorio rispetto alle ragioni profonde della riforma; che non a caso si iscrivono a pieno titolo nel patrimonio liberale e garantista. Un giudice terzo ed equidistante è un giudice più libero, all’interno ma anche, ovviamente, all’esterno. Un giudice finalmente in grado di allontanarsi dalla richiesta di difesa sociale che incarna la figura del pm è ancora più forte e maggiormente in grado di essere impermeabile dai condizionamenti della politica tout court. Sostenere la riforma dicendo che finalmente i giudici sbatteranno la gente in galera è un non senso. Peraltro il messaggio che arriva dalla destra è distonico rispetto all’elettorato di riferimento, che in larga parte è moderato, e non ama i toni esasperati ma semmai vorrebbe essere informato.

Secondo lei il Governo non sta facendo perdere consensi al Sì ripetendo ormai quotidianamente che la magistratura dovrebbe adeguarsi ai desiderata della maggioranza e in caso contrario andrebbe “ricondotta” come ha detto il sottosegretario Mantovano?
Questo è uno dei temi maltrattati. Si dovrebbe discutere, ma a mio giudizio la sede referendaria non è forse quella giusta, di quel fenomeno di esondazione del Potere Giudiziario che da anni tutti, anche a sinistra, hanno registrato. Ovviamente non per volere una sorta di vendetta della politica, e men che meno una limitazione della libertà della giurisdizione, ma proprio per ricondurre nell’originario alveo costituzionale l’equilibrio dei poteri. Nella costituente avevano ben chiari i rischi che derivavano da una giurisdizione imbavagliata dallo stato autoritario, ma anche quelli che potevano provenire dallo straripamento di un potere incontrollabile come quello giudiziario. Che ci sia stato un fenomeno del genere lo attestano i passaggi della nostra storia recente, con i capi delle procure che dettano le leggi al parlamento, come è avvenuto sul tema delle intercettazioni di recente, oppure si affacciano alla tv a dichiarare il loro niet a leggi approvate, come avvenne durante mani pulite; o infine, come successo proprio sulle riforme costituzionali tanto negli anni 90 che per la attuale legge Nordio, sulle quali dicono no a prescindere perché possono intaccare il potere della corporazione amministrato dalle correnti. Sono temi delicati, che arrivano anche a quello della interpretazione delle norme, che è materia propria del giudice ma non può sconfinare nella negazione del testo normativo. Il giudice interpreta la norma che esiste, che viene scritta dal potere legislativo, non quella che vorrebbe. Ma è roba da convegni, se la traduci in slogan cadi nella trappola di quelli che ti accusano di voler tappare la bocca alla giurisdizione.

Il presidente della Repubblica e del Csm Sergio Mattarella ha richiamato tutti ad “un rispetto vicendevole delle istituzioni”. In primis per l’affermazione di Nordio per cui il Csm sarebbe un sistema “paramafioso”. Ha fatto bene secondo lei? E si darà seguito al suo auspicio?
Nordio ha sbagliato per la forma. Se avesse usato un semplice esercizio retorico dicendo che aveva pudore a ripetere le parole di Di Matteo, riportandole poi pedissequamente, non sarebbero crollate le mura di Gerico. Ancora meglio avrebbe fatto a regalare la retorica dell’etica antimafiosa ai sostenitori del NO, da Gratteri in giù, passando per le irrituali esternazioni dei venti togati del CSM, che con la loro presa di posizione hanno fatto uno spot elettorale al NO. Il massimo lo avrebbe fatto limitandosi a ripetere le severissime parole proprio di Mattarella dopo lo scandalo Palamara, che sul funzionamento del CSM e la sua deriva correntizia era stato durissimo. Quanto all’auspicio di maggior rispetto penso che il Presidente l’abbia rivolto a tutte le istituzioni. Non è che da questo possano essere esclusi i capi degli uffici che dichiarano che sicuramente per il SÌ voteranno i cattivi o inventano rischi di impunità per la mafia.

Cosa ne pensa invece della posizione assunta dal Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo Giovanni Melillo contro la riforma su Giustizia Insieme?
Che l‘intervento di Melillo è di livello diverso rispetto a quello che poi è passato sui giornali amici. Però, dallo scranno da cui sono passati magistrati poi finiti diritti in parlamento, come Grasso, Roberti e Cafiero de Raho, uno abile e intelligente come lui forse si sarebbe potuto risparmiare una presa di posizione che finisce per schierare la carica che riveste.

Come giudica invece l’atteggiamento della sinistra per il No? In particolare cosa pensa di Bettini che dice sono d’accordo con la riforma ma voto NO a Meloni?
A sinistra si viaggia tra la volontà di dare una spallata, ammessa onestamente da alcuni, come Bettini, al falso garantismo di molti altri. Almeno i primi sono sinceri: “della Giustizia ci frega fino ad un certo punto, la politica viene per prima” questo è il messaggio. Una volta si sarebbe detto che gli interessi di partito, o di schieramento, prevalgono su tutto. Una storia antica, che appartiene alla vena giacobina e paternalistica che oggi si condisce in salsa populista. Un tempo erano più diretti “tanto peggio tanto meglio” dicevano, solo che il peggio è quell’assetto ingiusto che riconoscono pure loro. Bettini era venuto a dire il suo SÌ alla riforma ad ottobre, alle Camere Penali, mica un secolo fa. Ma i peggiori sono gli altri, quelli che stanno sull’attenti davanti alle Procure che gli dettano le leggi, che accarezzano le narrazioni dei Robespierre alla Travaglio, e poi ci fanno la morale sull’eterogenesi dei fini coi PM superpoliziotti all’orizzonte. I PM super poliziotti ce li abbiamo già e fanno propaganda per il NO, solo loro non se ne sono accorti.

E che giudizio dà della campagna che sta portando avanti Nicola Gratteri? Sembra che voglia sabotare il No dall’interno. E dei magistrati che pensano che se vince il Sì avremo l’Ice a casa nostra?
No, non sabotano nulla; nonostante la loro obiettiva enormità certe affermazioni si iscrivono a pieno titolo nella deriva propagandistica che è stata scelta da tempo dall’ANM. Le cose enormi possono anche essere non vere, ma intanto creano allarmi e paure che sono moneta facile per il consenso. Che i cattivi votino SÌ e i buoni NO è una semplificazione preoccupante per l’impostazione eticizzante che lascia trasparire; che rischiamo l’ICE a casa nostra se passa la riforma è imbarazzante per chi l’ha lasciato intendere in termini allusivi. Non a caso sono affermazioni che i loro autori si sono affrettati a smentire. Ma torno a ripetere che la responsabilità di questa deriva delle ragioni del NO è di chi l’ha cinicamente decisa fin dal principio, ANM in testa.