A quattro anni dall’invasione, l’“operazione militare speciale” lanciata da Vladimir Putin in Ucraina, che ha scatenato la più lunga guerra con armi convenzionali nello spazio geografico europeo, nel suo ultimo sondaggio SWG apre un dibattito sul conflitto: colpe, trattative, pace, soluzioni. Oltre ai consueti orientamenti di voto diffusi nella serata di lunedì 23 febbraio nel corso del telegiornale di La7.
Secondo la maggioranza degli intervistati, la guerra in Ucraina non finisce per colpa di Putin e quindi della Russia. Una percentuale del 33% che però non è così lontana da chi ritiene che è colpa dell’Ucraina a non voler cedere il Donbass ai russi. Per il 25% la responsabilità è di altre potenze come Stati Uniti e Cina, cui “conviene che la guerra continui”. Per quanto riguarda una possibilità di cessate il fuoco: il 45% degli italiani l’Ucraina non deve rinunciare alle garanzie di sicurezza USA ma per il 48% deve cedere sulla parte di Donbass controllata dai russi, e per il 40% deve rinunciare ad entrare nella NATO.
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Gli orientamenti di voto sono stati calcolati rispetto ai dati raccolti lo scorso 16 febbraio. Stabile Fratelli d’Italia, al 29,8%, segue il Partito Democratico al 21,9% mentre il Movimento 5 Stelle scivola dello 0,3% fino all’11,5%. Forza Italia è all’8,3%, Alleanza Verdi e Sinistra al 6,7%. Smette di perdere terreno la Lega dopo lo strappo del generale e vice segretario ed europarlamentare Roberto Vannacci: il Carroccio è al 6,6%.
Azione di Carlo Calenda deve guardarsi le spalle proprio dal rampante autore de Il Mondo al Contrario, Futuro Nazionale è al 3,4% e tallona la formazione centrista che lo precede al 3,5%. Staccata Italia Viva di Matteo Renzi, al 2,2%. Chiudono il listone +Europa e Noi Moderati, stabili all’1,4% e all’1,1%. Alla generica voce “altro partito” il 3,6%, non si esprime il 27% a conferma degli alti tassi di astensionismo a ogni tornata elettorale. Il prossimo test per le formazioni sarà inevitabilmente il referendum sulla riforma della Giustizia, in programma il 22 e il 23 marzo prossimi, quando però il referendum confermativo non prevederà il quorum.