Agli studenti che sono tornati a manifestare, dopo le proteste represse nel sangue all’inizio del 2026, e mente gli Stati Uniti hanno ammassato forze aereonavali attorno all’Iran minacciando un intervento militare un giorno sì e l’altro pure, l’avvertimento da parte del governo di Teheran. “Naturalmente hanno il diritto di protestate” ha dichiarato la portavoce Fatemeh Mohajerani ma ci sono “linee rosse da proteggere e da non oltre passare, nemmeno nel vivo della rabbia”. E intanto negli Stati Uniti il dibattito, oltre che l’attesa, su un eventuale attacco infiamma: per il Presidente Donald Trump se non si raggiungerà un accordo “sarà una giornata molto brutta per loro”. La Casa Bianca ha ribadito l’apertura a “usare la forza letale se necessario” qualora dovesse fallire la prima opzione, quella diplomatica.
Le proteste sono tornate esprimere il dissenso sabato, lo scorso fine settimana, in diversi atenei iraniani manifestazioni contro la Repubblica Islamica. Alcuni studenti si erano radunati, vestiti di nero in segno di lutto, e avevano marciato nei campus. Si erano anche scontrati con alcuni sostenitori del regime. L’agenzia di stampa Tasnim, controllata dai Pasdaran, ha negato arresti. Secondo il canale dissidente iraniano con sede a Londra, Iran International, gli studenti dell’università tecnologica di Isfahan si sono radunati oggi intonando slogan a favore dello Scià di Persia. Reza Pahlavi, figlio del sovrano deposto dalla rivoluzione nel 1979 che portò al potere gli ayatollah sciiti, sta provando in questi mesi a intestarsi il movimento di opposizione al regime islamico.
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Studenti e laureati provenienti da università d’arte iraniane hanno annunciato la costituzione dell’“Associazione Nazionale d’Arte del Leone e del Sole dell’Iran”. Altri studenti, alla Facoltà di scienze mediche dell’Università della capitale e dell’Università di Alzahra sono entrati all’Università per cercare di impedire il raduno. Secondo la newsletter universitaria dell’Università della Tecnologia Khajeh Nasir, sempre nella capitale iraniana, le forze di sicurezza avrebbero sparato gas lacrimogeni contro gli studenti all’interno dell’atrio del campus. Sempre secondo Iran International, durante una protesta all’Università iraniana di scienza e tecnologia, un gruppo di membri della forza paramilitare Basij ha aggredito degli studenti, picchiandoli. Non era mai stato chiarito, nell’impossibilità di verificare, il numero di vittime nella repressione di gennaio. Si era parlato comunque di migliaia di vittime: quelle proteste, esplose nel mercato centrale della capitale, si erano estese a tutta la popolazione ed erano diventate le più partecipate dall’inizio della Repubblica Islamica.
A far infuriare Trump questa volta è stato il Wall Street Journal, che in un articolo ha riportato le riserve da parte del Pentagono sulla possibilità di un’operazione, tra le fonti figurava anche il Capo dello Stato Maggiore Aggiunto, il generale Dan Caine, che non avrebbe nascosto le sue perplessità in diverse riunioni al Presidente. “Circolano numerose notizie provenienti dai media che diffondono fake news, secondo cui il generale Daniel Caine sarebbe contrario alla nostra guerra contro l’Iran. La storia non attribuisce a nessuno questa vasta ricchezza di conoscenze ed è errata al 100%. Il generale Caine, come tutti noi, vorrebbe non vedere la guerra ma, se si decidesse di andare contro l’Iran a livello militare, è sua opinione che si tratterebbe di una vittoria facile. Conosce bene l’Iran in quanto era a capo di Midnight Hammer, l’attacco allo sviluppo nucleare iraniano. Non si tratta più di uno sviluppo, ma piuttosto è stato fatto a pezzi dai nostri grandi bombardieri B-2”.
“Caine è un grande combattente e rappresenta l’esercito più potente del mondo. Non ha parlato di non attaccare l’Iran, e nemmeno dei falsi attacchi limitati di cui ho letto, sa solo una cosa, come VINCERE e, se gli verrà detto di farlo, sarà in testa al gruppo. Tutto ciò che è stato scritto su una possibile guerra con l’Iran è stato scritto in modo errato e intenzionale. Sono io che prendo la decisione, preferirei avere un accordo piuttosto che no, ma se non lo facciamo, sarà una giornata molto brutta per quel Paese e, purtroppo, per la sua gente, perché sono grandi e meravigliosi, e una cosa del genere non sarebbe mai dovuta succedere loro”. La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha comunque ribadito che l’operazione dello scorso giugno era stata un successo. “Questo non significa che l’Iran non potrà mai più tentare di avviare un programma nucleare che potrebbe minacciare direttamente gli Stati Uniti”. Al momento le trattative sembrano in stallo.