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Lo show di Trump al Board of peace: tra foto, battute e Gloria di Umberto Tozzi

Lo show di Trump al Board of peace: tra foto, battute e Gloria di Umberto Tozzi

Tempo contingentato. Il padrone di casa ha altri impegni in giornata. Photo opportunity, colazione di lavoro e vai con la prima puntata del Board of Trump, per i narratori dell’epoca Board of Peace. Che poi è l’ “Onu privato” del tycoon. È lui che fa gli inviti, è a lui che spetta la prima e l’ultima parola. Oggi su Gaza, ma un domani chissà… “È un grande giorno. Il Board of Peace per Gaza è il consiglio più importante di sempre in termini di potere e prestigio. Quello che stiamo facendo è molto semplice: la pace. Pace è una parola semplice da dire, ma difficile da produrre”, ha detto Donald Trump aprendo la riunione del Board a Washington. Prima di iniziare la foto di famiglia con JD Vance, Marco Rubio, la chief of staff della Casa Bianca Susie Wiles, Jared Kushner, l’inviato speciale Steve Witkoff e gli altri rappresentanti del Board of Peace. Trump ha esortato tutti a “sorridere” per l’occasione. “Gloria”, il brano del 1979 di Umberto Tozzi ha fatto da colonna sonora alla foto di gruppo dei leader presenti al Donald J. Trump Institute of Peace di Washington per la prima riunione del gruppo, con il presidente americano in prima fila. Proprio Trump ha commentato la scelta del brano rivolgendosi ai presenti: “Vi piace a tutti questa musica? È ottima musica”. Ne sarà stato orgoglioso Antonio Tajani, il ministro-osservatore rappresentante dell’Italia.

Non c’è nulla di più importante della pace e non c’è nulla di meno costoso della pace. Sapete, quando si va in guerra, costa cento volte di più di quanto costi fare la pace”, ha detto Trump parlando al Peace Institute di Washington. “Dare il mio nome all’Istituto della pace di Washington è stata un’iniziativa di Marco Rubio, io non c’entro niente”, ha specificando. Fuori dall’istituto un gruppo di manifestanti pro-Palestina ha accolto il presidente americano agitando cartelli con la scritta, “Donald Trump vai al diavolo”. “Lavoriamo insieme per garantire un futuro migliore alla popolazione di Gaza, del Medio Oriente e del mondo intero”, ha dichiarato. Donald Trump ha parlato di economia, dazi, elencando ed elogiando i leader presenti, le relazioni che ha con ciascuno, vantandosi anche dell’endorsement che ha dato ad alcuni di loro, come Milei ed Orban. “Quasi tutti sono stati accettati, e quelli che non lo sono stati, lo saranno. E alcuni stanno facendo un po’ i furbi. Non funziona. Non lo si può fare con me. Stanno facendo un po’ i furbi, ma si uniranno”.

Il The Donald show prosegue. Sui negoziati con Teheran, per esempio, “scopriremo cosa succede con l’Iran tra circa 10 giorni”. La Norvegia, ha annunciato, ha accettato di ospitare un evento del Board of Peace. “Speravo annunciassero che mi davano il Nobel”, ha scherzato il presidente americano. “Non mi interessa del premio, comunque, voglio solo salvare delle vite”. Secondo il tycoon “molti dei nostri amici in Europa sono presenti oggi e non vediamo l’ora che diventino membri a pieno titolo. Vogliono tutti diventarlo. E abbiamo avuto un’ottima risposta dall’Europa”. Anche Cina e Russia saranno coinvolti”. Per dare il buon esempio, Trump ha annunciato che gli Stati Uniti contribuiranno al Board of Peace per Gaza con 10 miliardi di dollari. “Il Board of Peace sarà quasi un controllore delle Nazioni Unite per assicurarsi che funzioni correttamente”, ha affermato il presidente americano, pur dicendosi fiducioso che l’Onu “sarà un giorno molto più forte”.
I Paesi che hanno offerto soldati per la forza di stabilizzazione internazionale (Isf) a Gaza sono Indonesia, Marocco, Kazakhstan, Kosovo e Albania: lo ha annunciato al Board of peace il generale Usa Jasper Jeffers, comandante della stessa forza. Il suo vice sarà affidato all’Indonesia. A vestire i panni del politico-immobiliarista è l’inossidabile Tony Blair. Il potenziale della Striscia di Gaza «è sempre stato immenso: 25 miglia di costa mediterranea, prossimità a grandi mercati regionali e globali, e una popolazione giovane e dinamica con un’età media di 19 anni», proclama l’ex premier britannico, membro del Comitato esecutivo del Consiglio di pace, durante la prima riunione del nuovo consesso internazionale.

«Oggi noi definiamo profondi cambiamenti necessari per ricostruire Gaza per i gazawi. Una Gaza non come prima, ma come dovrebbe essere (…) con istituzioni pubbliche efficienti che servono la popolazione; un ambiente imprenditoriale in cui le imprese prosperano; un sistema di istruzione che educa i giovani alla tolleranza; e una società tecnologicamente avanzata che sfrutta il meglio della rivoluzione tecnologica», ha affermato Blair. «Questa è una visione di Gaza come parte di un Medio Oriente in pace», ha sottolineato l’ex premier, secondo cui il Piano di Trump per Gaza è «l’unica speranza» per la Striscia e per la regione. Questa è la favola della “nuova Gaza”, la Riviera con tanto di grattacieli, resort e amenità varie. La Gaza vera, è il più grande cimitero al mondo.
Il dato fornito dal ministero della Sanità della Striscia di Gaza, che risponde ad Hamas, sui decessi registrati tra il 7 ottobre 2023 e il 5 gennaio 2025, ossia 49.090 decessi violenti, «era inferiore del 34,7% rispetto alla nostra stima». Questa la conclusione della «prima indagine indipendente» sulla mortalità nell’enclave palestinese pubblicata sulla rivista The Lancet Global Health.
Abbiamo stimato 75.200 morti violente tra il 7 ottobre 2023 e il 5 gennaio 2025, che rappresentano circa il 3,4% della popolazione della Striscia di Gaza prima del conflitto. Donne, bambini (ovvero con meno di 18 anni) e anziani (ovvero con più di 64 anni) rappresentano il 56,2% delle morti violente, per un totale di 42.200 decessi – si legge sulla rivista – il dato del ministero della Salute per questo periodo (49.090 decessi violenti) è inferiore del 34,7% alla nostra principale stima».

Lo studio si basa su un sondaggio condotto su 2.000 famiglie di Gaza, selezionate in modo da essere rappresentative della popolazione dell’enclave, a cui è stato chiesto di fornire dettagli sui decessi tra i loro membri. Stando allo studio, la sottostima arriva al 40% se si considera la mortalità indiretta, ovvero i decessi non violenti (malattie, malnutrizione, ecc.) attribuibili al conflitto.
Rispetto al periodo preso in considerazione, le morti stimate a Gaza sono diventate oltre 72.000: se si applicasse la stessa percentuale di errore rilevata da Lancet (tra il 30 e il 40 per cento in più dei dati dichiarati) saremo a quasi 100.000 vittime, per lo più civili e per oltre la metà minori. In attesa dei resort, l’amministrazione Trump sta pianificando la costruzione di una base per 5 mila militari a Gaza, estesa su oltre 140 ettari, concepita come una base operativa militare per una futura Forza internazionale di stabilizzazione (Isf) per la Striscia. È quanto emerge dai documenti del Board of Peace presieduto da Trump, esaminati dal quotidiano britannico The Guardian.

Il documento contrattuale per la base militare è stato emesso dal Consiglio di pace, secondo una fonte informata citata dal quotidiano, e preparato con l’aiuto di funzionari statunitensi specializzati in appalti. La base dovrebbe essere situata in un tratto arido di pianura nel sud di Gaza, un’area che sarebbe stata colpita per anni da bombardamenti israeliani. I piani prevedono la costruzione in fasi di un avamposto militare che sarà circondato da filo spinato, 26 torri di sorveglianza corazzate montate su rimorchi, un poligono per armi leggere, bunker e un magazzino per equipaggiamenti militari operativi. La zona, secondo una fonte citata dallo stesso quotidiano, è già stata ispezionata da un consorzio internazionale di aziende del settore della costruzione. Secondo quanto riportato nei giorni scorsi dai media israeliani, il governo indonesiano avrebbe offerto di inviare fino a 8 mila militari a Gaza. In base a quanto riferito da «The Guardian», nei documenti contrattuali si legge che l’appaltatore «dovrà condurre un’indagine geofisica del sito per identificare eventuali vuoti sotterranei, tunnel o grandi cavità per fase», con un probabile riferimento all’ampia rete di tunnel costruita da Hamas a Gaza. «Se vengono scoperti resti umani sospetti o manufatti culturali, tutti i lavori in quella area devono cessare immediatamente, l’area deve essere messa in sicurezza e il responsabile degli appalti deve essere informato immediatamente per ricevere indicazioni», si legge nei documenti visionati da The Guardian. Secondo i dati di Hamas, circa 10 mila corpi di palestinesi sarebbero ancora sepolti sotto le macerie a Gaza.

Da un report all’altro. Le forze israeliane, Hamas e altri gruppi armati palestinesi hanno commesso gravi violazioni del diritto internazionale umanitario a Gaza, secondo un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato ieri. Le azioni di Israele «sollevano preoccupazioni per la pulizia etnica» nella Striscia e in Cisgiordania mentre la detenzione e il maltrattamento di ostaggi da parte di Hamas potrebbero costituire crimini di guerra, afferma l’Alto Commissariato per i Diritti Umani (Ohchr) nel rapporto. Ohchr spiega in particolare che l’impatto cumulativo della condotta militare di Israele durante la guerra contro Hamas a Gaza, unito al blocco del territorio, ha creato condizioni di vita «sempre più incompatibili con la continua esistenza dei palestinesi come gruppo a Gaza». «Gli attacchi intensificati, la distruzione metodica di interi quartieri e la negazione dell’assistenza umanitaria sembravano mirare a un cambiamento demografico permanente a Gaza», afferma ancora l’Alto Commissariato riferendosi alla condotta di Israele. «Questo, insieme ai trasferimenti forzati, che sembrano mirare a uno sfollamento permanente, solleva preoccupazioni per la pulizia etnica a Gaza e in Cisgiordania», aggiunge l’Ohchr. Il rapporto esamina il periodo tra il 1° novembre 2024 e il 31 ottobre 2025.