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La Corte Suprema boccia i dazi di Trump, sconfitta enorme per il presidente Usa: non aveva il potere per imporli

AP Photo/Mark Schiefelbein

AP Photo/Mark Schiefelbein

La più grande sconfitta politica di Donald Trump, quella che mette a repentaglio l’impalcatura di politica economica su cui aveva costruito il suo secondo mandato alla Casa Bianca.

Con una sentenza attesa da mesi, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha bocciato i dazi commerciali imposti da Trump ai partner commerciali del Paese in tutto il mondo con sei voti a favore e tre contrari.

I giudici, in larga maggioranza conservatori, hanno stabilito che Trump ha violato la legge federale quando ha imposto unilateralmente i dazi commerciali. La bocciatura dei dazi è stata votata dalle giudici di area progressista Sonia Sotomayor, Elena Kagan e Ketanji Brown Jackson, ma con loro hanno votato anche i giudici conservatori Amy Coney Barret, Neil Gorsuch e il chief justice John Roberts. Hanno votato in dissenso gli altri tre giudici conservatori, Clarence Thoms, Samuel Akito e Brett Kavanaugh.

In particolare, come riferisce Bloomberg, i giudici hanno stabilito che il presidente non aveva l’autorità, ai sensi di una legge sui poteri economici di emergenza del 1977, di imporre una vasta gamma di dazi sulle importazioni di beni provenienti da quasi tutti i partner commerciali del Paese. Prima di Trump, nessun presidente aveva invocato la legge sui poteri di emergenza come base per imporre dazi.

La sentenza non boccia tutte le tariffe imposte da Trump, lasciando in vigore quelle su alluminio ed acciaio. Annullati invece i dazi imposti su due categorie: quelli “reciproci” Paese per Paese, che vanno dal 34 per cento per la Cina a un 10 per cento di base per il resto del mondo, e quelli del 25% su alcuni beni provenienti da Canada, Cina e Messico, imposti perché secondo la Casa Bianca quei Paesi non avevano controllato il flusso di fentanyl verso gli Stati Uniti.

La prima reazione ufficiale arriva dalla Commissione europea, che con una portavoce spiega di “prendere atto” della sentenza. “Restiamo in stretto contatto con l’amministrazione statunitense per chiarire quali misure intende adottare in risposta a tale sentenza. Le imprese su entrambe le sponde dell’Atlantico dipendono dalla stabilità e dalla prevedibilità delle relazioni commerciali. Continuiamo quindi a sostenere tariffe basse e a lavorare per ridurle”, si legge in una dichiarazione da Bruxelles.

A stretto giro è arrivato un primo commento anche di Trump, che ha parlato di “sentenza vergognosa“, secondo quanto riferisce la Cnn. Impegnato in una colazione di lavoro a porte chiuse alla Casa Bianca con i governatori, Trump avrebbe riferito ai presenti di avere un “piano di riserva“.

La decisione della Corte Suprema avrà enormi ripercussioni sul commercio globale ed interno, così come sulle grandi aziende e sull’inflazione. Entrando nel dettaglio, il governo Usa potrebbe dover restituire alle imprese che hanno pagato i dazi tutto quello che ha incassato in questi mesi: le stime sono variabili, ma si tratta di una cifra che si aggira attorno ai 200 miliardi di dollari, con diverse grandi aziende, in particolari europee, che avevano già iniziato a muoversi per chiedere i rimborsi prima della sentenza odierna della Corte Suprema.

C’è poi la questione legata al commercio internazionale, sconvolto dai dazi e che ora sostanzialmente verrà nuovamente stravolto dagli effetti, seppur positivi, della sentenza: è molto probabile che nei prossimi mesi l’economia mondiale sarà alle prese con una forte incertezza dei mercati.

Infine le conseguenze politiche per Trump, con la Corte Suprema che sancisce di fatto per il presidente l’impossibilità di emettere dazi con effetti immediato tramite lo IEEPA, uno dei suoi “metodi di negoziazione”, di fatto un ricatto politico, nel rapportarsi con i partner internazionali