Nel pieno dell’altissima tensione tra politica e magistratura, ieri il Presidente della Repubblica ha rotto la consuetudine ed è intervenuto direttamente al Plenum del Consiglio superiore della magistratura. La decisione è stata resa nota solo al mattino, spiazzando tutti. Una presenza non ordinaria, spiegata dallo stesso Sergio Mattarella con il bisogno di riaffermare il ruolo costituzionale del Csm e il rispetto tra istituzioni.
Aprendo i lavori a Palazzo Bachelet, il Capo dello Stato ha chiarito subito il senso della sua partecipazione: “Prima di dare la parola al relatore vorrei aggiungere che sono consapevole che non è consueta la presenza del Presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni”. Lo aveva fatto in altre occasioni, ma durante plenum straordinari, come dopo lo scandalo Palamara. Una scelta quella di ieri dettata da una precisa volontà istituzionale: “Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Csm”, ha aggiunto Mattarella, evidenziando anche “la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare – particolarmente da parte delle altre istituzioni – nei confronti di questa istituzione”.
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Nel suo breve intervento, il Presidente ha riconosciuto che anche il Csm, come ogni organo dello Stato, non è immune da criticità. “Istituzione non esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune, errori e nei cui confronti non sono, ovviamente, precluse critiche. Come, del resto, si registrano difetti, lacune, errori e sono possibili critiche riguardo all’attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario” ha osservato. Il richiamo riguarda dunque tutti, senza distinzioni: Parlamento, Governo e magistratura in un momento delicatissimo di tensioni tra i poteri dello Stato. E proprio in questa cornice Mattarella ha auspicato che la sede del Csm rimanga “e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica”. Chiudendo il suo intervento, il Presidente della Repubblica ha formulato un appello netto, rivolto a tutte le istituzioni: “Più che nella funzione di Presidente di questo Consiglio come Presidente della Repubblica – avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza. Nell’interesse della Repubblica”.
Questa dura presa di posizione arriva non a caso e soprattutto dopo l’affermazione di pochi giorni fa del Ministro della Giustizia Carlo Nordio per cui il sorteggio “eliminerà il sistema paramafioso delle correnti del Csm”. Quel Csm che è presieduto da Mattarella il quale probabilmente non ha apprezzato l’infelice uscita del responsabile di Via Arenula: attaccare il Csm significa, indirettamente ma irrimediabilmente, attaccare il Capo dello Stato. Il nome del Guardasigilli non viene mai pronunciato in plenum ma il riferimento pare inequivocabile. Certo, ad infuocare il dibattito ci aveva pensato anche il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, convinto che “per il sì voteranno indagati, imputati e massoneria deviata”. Un richiamo dunque da parte del Presidente della Repubblica ad abbassare i toni, considerato che al referendum manca ancora un mese e non si può rischiare di esasperare ancora di più il clima, già rovente.
Intanto tutto l’emiciclo politico condivide le parole della nostra massima istituzione. La dichiarazione più attesa era quella di Nordio: “Apprezziamo e condividiamo totalmente l’esortazione del Presidente della Repubblica il quale, da custode della Costituzione, avverte l’esigenza di un rispetto vicendevole tra istituzioni, specie in un momento in cui i toni del confronto politico tendono ad esacerbarsi. Faremo la nostra parte nel mantenere la dialettica referendaria nei limiti di una contrapposizione sana, pacata e rispettosa, seppur nel convinto sostegno delle nostre ragioni”. Debora Serracchiani, responsabile giustizia dem, ha parlato di “richiamo alto e di grande valore. Il rispetto tra le istituzioni democratiche è un pilastro della nostra Costituzione. Tutte le istituzioni vanno rispettate e devono essere guidate nel rispetto vicendevole, anche da parte di chi pro tempore ricopre ruoli apicali”, ha concluso.
Per Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei deputati e Responsabile della campagna del SÌ per Forza Italia, quelle di Mattarella sono “parole sagge e misurate”. Secondo Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle, l’iniziativa di Mattarella è “una visita di alto valore simbolico, che segnala un forte rigore istituzionale”. Nel momento in cui andiamo in stampa nessun commento dalla premier Meloni. Però ha parlato un uomo a lei molto vicino, ossia il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami, tra i peggiori propagandisti di questa campagna: “Importanti e significative le parole del presidente Mattarella”. Si è espresso anche Giovanni Bachelet, presidente nazionale del Comitato ‘Società Civile per il NO’: “speriamo abbia una funzione pacificatrice” l’intervento di Mattarella, ha detto.
Ma comunque ieri le polemiche sono andate avanti. Prima con gli strascichi dell’intervento della premier Giorgia Meloni che in un video di due giorni fa aveva puntato il dito contro “una parte della magistratura politicizzata” che ostacola le linee della maggioranza in materia di immigrazione. Il pretesto? Il risarcimento di 700 euro che il Viminale, in base ad una sentenza del Tribunale di Roma, dovrà dare ad un migrante algerino (oggetto di due decreti di espulsione e 23 condanne) che aveva lamentato come il trasferimento dal Cpr di Gradisca d’Isonzo a quello di Gjader in Albania non fosse stato preceduto da un provvedimento scritto e motivato e che fosse stato eseguito con modalità degradanti e lesive dei fondamentali diritti della persona con “legatura dei polsi con fascette contenitive”. E poi ancora la questione del finanziamento al Comitato “Giusto dire No” dell’Anm.
Come vi abbiamo raccontato qualche giorno fa il capo di Gabinetto di Via Arenula Giusi Bartolozzi, su input di una interrogazione parlamentare del deputato di Forza Italia Enrico Costa, aveva chiesto all’Anm di rendere pubblici i nomi dei donatori. Una questione di opportunità e trasparenza visto che la legge non prevede tale obbligo, lo prevede solo per i partiti. Proprio su questo ieri si è discusso alla Camera, dove il Partito democratico ha presentato una interrogazione. A rispondere non il Ministro Nordio, impegnato fuori Roma, ma il ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani che ha spiegato: “Il ministero della Giustizia non ha richiesto al presidente dell’Anm di ricevere i dati relativi ai contributi ricevuti dal Comitato, ma si è limitato a veicolare la richiesta” di un parlamentare.
Non soddisfatti i dem: “Quella lettera è una lettera del tutto irrituale, sa perché? – ha replicato Serracchiani – Perché una magistrata che è capo di gabinetto del Ministero della Giustizia dovrebbe sapere che quella richiesta non può inoltrarla a nessuno e non solo al Comitato del No, perché c’è una legge che impedisce che quei nomi, anche qualora vi fossero, siano dei nomi utilizzabili pubblicamente, ma che non lo sappia lei ci ha stupito. Ma ci ha stupito tanto più che analoga richiesta non sia stata fatta al Comitato del Sì dove noi sappiamo, ci risulterebbe che vi siano dei magistrati in servizio che vi hanno aderito e anche dei membri del Consiglio superiore della magistratura in carica”. Il riferimento è al Comitato “Sì Riforma”, presieduto da Nicolò Zanon, e nato da Fratelli d’Italia.