Si è spento all’età di 83 anni lo stilista Mariano Rubinacci, erede e guida della storica maison fondata dal padre Gennaro Rubinacci nel 1932. La classe, l’eleganza, lo stile della sartoria napoletana e il gusto londinese, questa è stata la miscela vincente che ha reso Rubinacci un marchio famoso e riconosciuto in tutto il mondo. “Oggi ti salutiamo, ma la tua eleganza, il tuo esempio e il tuo amore rimarranno con noi per sempre. Grazie per tutto ciò che ci hai donato. Riposa in pace”, si legge nel post pubblicato dalla famiglia.
L’eleganza, già: marchio di fabbrica della Rubinacci, già da quando fu fondata da Gennaro, detto “Bebè”, che aprì nel 1932 la London House, considerato il centro della sartoria napoletana a livello internazionale. Con uno stile che fu sempre un sapiente mix di morbidezza e maniacalità per i dettagli capace di conquistare i favori di alcuni tra i personaggi più influenti in Europa e nel mondo. La ricerca del taglio perfetto accompagnata da una grazia innata e da una rara sensibilità nei confronti del colore, hanno fatto che alcuni dei suoi capi siano stati considerati rivoluzionari e talvolta vere e proprie opere d’arte, esposte nei musei di New York, Londra e in tutto il mondo.
Napoli e Londra, due città così distanti che Mariano è riuscito però ad avvicinare enormemente grazie al fil rouge del buon gusto. Così Londra diventa come un laboratorio. Al 96 di Mount Street nasce un centro di esposizione per il mondo della sartoria napoletana. E ancora prima, il marchio Rubinacci diventa status symbol tra personalità che con la loro arte hanno dato lustro al Paese: da Vittorio De Sica a Curzio Malaparte, da Eduardo De Filippo a re Umberto. Attori, cantanti, artisti, talvolta lontani dai confini nazionali: basti pensare al sempre (appunto) elegantissimo Brian Ferry. Ma anche politici influenti, senza dimenticare persino il sultano della Malesia.
La fama internazionale ha certo giovato, ma s’ingannerebbe chi volesse dipingere Rubinacci come l’audace alfiere di una way of life internazionale. Nelle opere del sarto restano sempre intessuti minutamente, in ogni fibra più sottile, i colori di Napoli. Perché è da Napoli che Mariano parte e a Napoli ha cercato sempre di ritornare, orgogliosissimo di una città che gli ha dato modo di costruire i suoi sogni. I sogni appunto, quelli che Mariano portava in giro per il mondo. Lo diceva lui stesso, del resto: “Noi non vendiamo abiti, ma un sogno. Rendiamo realtà il sogno di uomini che immaginano un abito perfetto e vogliono qualcuno che realizzi il loro desiderio”.