È una sentenza molto pesante, con due soli precedenti nella storia repubblicana e in entrambi i casi le condanne portarono poi allo scioglimento delle organizzazioni da cui provenivano i militanti condannati. Ieri il tribunale di Bari ha condannato 12 militanti di CasaPound per ricostituzione del partito fascista sulla base della legge Scelba del 1952.
I fatti risalgono a 8 anni fa: l’aggressione contro un gruppo di militanti di sinistra che tornavano da una manifestazione antifascista contro le politiche dell’immigrazione dell’allora ministro degli Interni Salvini. Nel gruppo attaccato con calci e pugni – ma anche manganelli e altri oggetti contundenti – facevano parte l’allora europarlamentare del Prc Eleonora Forenza e il suo assistente Antonio Perillo, Giacomo Petrelli di Alternativa comunista e Claudio Riccio di Sinistra italiana. Secondo l’accusa si trattava non di un’aggressione casuale ma di un agguato. Ieri però il Tribunale ha escluso l’aggravante della premeditazione e ha assolto cinque imputati per le lesioni personali. Gli stessi cinque, più altri sette condannati invece anche per le lesioni, sono stati però condannati per ricostituzione del partito fascista. Nel complesso sette neofascisti si sono visti comminare due anni e mezzo di reclusione e cinque un anno e mezzo. Altri cinque imputati sono stati invece assolti per entrambi i reati.
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Gli articoli 1 e 2 della legge Scelba, quelli sulla ricostituzione del Pnf, sono stati in realtà contestati pochissime volte nei 74 anni trascorsi dal varo della norma, a differenza di altri articoli della stessa legge per i quali invece si contano numerosi processi: l’art. 4 sulla apologia di fascismo e il 5 sulle “manifestazioni fasciste”. Poche contestazioni, due sole condanne. La prima, del giugno 1973, aveva colpito 30 dirigenti del Movimento Politico Ordine Nuovo che fu di conseguenza sciolto con decreto governativo il 21 novembre. Dopo lo scioglimento furono processati altri 119 militanti. La seconda condanna nel giugno 1976 arrivò al termine del processo contro l’altra principale organizzazione della destra extraparlamentare, Avanguardia Nazionale. Subito dopo la condanna il principale leader del gruppo Adriano Tilgher sciolse l’organizzazione anticipando di un giorno il decreto di scioglimento che arrivò l’8 giugno.
Negli ultimi 50 anni non ci sono state condanne per violazione del principale articolo della legge Scelba ed è proprio questo che rende politicamente imbarazzante per il governo la sentenza di ieri. Sulla base dei due soli precedenti dovrebbe ora sciogliere il gruppo di estrema destra. On e An, inoltre, furono colpite dal decreto di scioglimento dopo la condanna in primo grado. Il primo a chiedere lo scioglimento e lo sgombero della sede occupata CasaPound a Roma è stato ieri il verde Bonelli: “Non ci sono più dubbi, CasaPound è una organizzazione neofascista che occupa una stabile illegalmente a Roma. Chiediamo a Piantedosi: perché non sgombera CasaPound? Perché questa organizzazione neofascista non è stata sciolta?”. Fratoianni, l’altro leader di Avs conferma: “Va sciolta. Cosa fanno Meloni e Piantedosi?”. Il M5S, il Pd, l’Anpi si uniscono uno dopo l’altro: chiedono tutti che il ministro degli Interni riferisca in aula e reclamano il decreto di scioglimento.
L’appiglio per uscire dal vicolo cieco lo fornisce la difesa degli imputati. Annunciano il ricorso in appello e negano che ci sia stata la sentenza sulla ricostituzione del Pnf. “Nessuno degli odierni imputati è mai stato processato e di conseguenza condannato per il delitto di ricostituzione del partito fascista, previsto e disciplinato dall’art.2 della legge Scelba. Erano stati chiamati a rispondere della violazione dell’art. 5 della stessa legge”, sostiene il collegio dei difensori. La menzione anche dell’art, 1, secondo gli stessi avvocati “è di tipo generale e meramente descrittiva degli articoli successivi della stessa disposizione normativa”.
Lo scioglimento è in effetti un’opzione poco probabile, anche perché diverso è il clima politico rispetto agli in cui i militanti di An e On erano coinvolti in decine di aggressioni e attentati. Ma la sentenza impone al governo di decidere cosa fare nei confronti dello stabile occupato da Cp nella Capitale, del quale l’opposizione chiede da sempre lo sgombero. “Io sono contro tutte le occupazioni. Non ci sono sgomberi di destra o di sinistra”, giura il sottosegretario agli Interni Molteni: “C’è un elenco degli immobili fatto dalla prefettura. C’è CasaPound come anche lo Spin time. Devono essere sgomberati tutti”. Ma farlo davvero, per un governo di destra, non è affatto così semplice.