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Jessica Moretti: “Non sono scappata coi soldi, basta bugie: le vittime hanno ogni diritto di dire tutto”

Jessica Moretti, the owner of the bar in Crans-Montana, where the deadly fire happened on New Year’s Day, center, arrives with lawyers to be auditioned by the Valais public prosecutor’s office in Sion, Switzerland, Wednesday, Jan. 21, 2026. (Jean-Christophe Bott/Keystone via AP) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Jessica Moretti, the owner of the bar in Crans-Montana, where the deadly fire happened on New Year's Day, center, arrives with lawyers to be auditioned by the Valais public prosecutor's office in Sion, Switzerland, Wednesday, Jan. 21, 2026. (Jean-Christophe Bott/Keystone via AP) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Jessica Moretti, in un’intervista al Corriere della Sera, ha dichiarato di non essere mai scappata con la cassa piena dei soldi della serata di Capodanno, nella notte della strage al locale Le Constellation di Crans Montana, in Svizzera. 41 morti, centinaia di feriti che dovranno fare i conti con le ustioni e le intossicazioni presumibilmente per tutta la loro vita. E però, per la moglie del titolare Jacques Moretti, “sono state dette tante bugie, troppe”. Anche figlioccio di Jacques Moretti, Jean-Marc Gabrielli, 33enne, non è indagato ma è stato interrogato perché era al locale la notte della strage.

Jessica Moretti è una dei quattro indagati per incendio, ha rilasciato l’intervista a Sion. Dice che “le vittime hanno ogni diritto di dire tutto, sono vittime” e che “abbiamo accettato di essere il volto di quello che è accaduto, perché so che ciò che sgomenta noi non è niente in confronto a ciò che stanno vivendo loro. Io? Non mi sento in diritto di parlare di me”. I coniugi Moretti sono indagati per omicidio, lesioni e incendio colposi. Gli altri indagati sono l’attuale responsabile del servizio di pubblica sicurezza del Comune di Crans-Montana e un ex funzionario responsabile della sicurezza dello stesso Comune.

La scorsa settimana i coniugi hanno scritto una lettera destinata ai loro dipendenti. “Decidiamo oggi di sospendere il silenzio che ci è stato imposto, un silenzio che è stato infinitamente pesante e doloroso. Eravate i nostri protetti e lo siete tuttora. Ci assumiamo questa responsabilità senza cercare di scaricarla su di voi”, si leggeva in quella lettera in cui venivano citati alcuni dei dipendenti morti nel rogo tra cui la cameriera Cyane, l’addetto alla sicurezza Stephan e il dj Mateo. “Abbiamo voluto spiegargli che non li abbiamo dimenticati e che tutto ciò che viene detto è completamente folle. Stanno sopportando un calvario … sono i nostri protetti, lo sono ancora”.