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Caso Epstein, il governo inglese di Starmer in crisi: i rischi dopo il coinvolgimento dell’ex ambasciatore Mandelson

Caso Epstein, il governo inglese di Starmer in crisi: i rischi dopo il coinvolgimento dell’ex ambasciatore Mandelson

Più di Trump alla Casa Bianca, è dall’altra sponda dell’Atlantico che un governo rischia di crollare a seguito della pubblicazione degli “Epstein files”.

La poltrona più traballante dopo la diffusione da parte del Dipartimento di Giustizia Usa di milioni di documenti appartenenti all’ex finanziere statunitense morto suicida in un carcere di New York nell’agosto del 2019, un mese dopo il fermo per traffico sessuale di minori, è quella di Keir Starmer.

Il primo ministro laburista inglese potrebbe essere infatti il primo a cadere sotto il peso e le conseguenze degli “Epstein files”. Tra le pagine più oscene che spuntano fuori assieme a migliaia di email e foto ci sono quelle che vedono protagonista un pezzo da novanta dei laburisti, quel Peter Mandelson “padre” del New Labour, della “terza via” sperimentata a Downing Street negli anni di Tony Blair che è ancora oggi di ispirazione per i cosiddetti “riformisti” del centrosinistra italiano.

Per Starmer, già da mesi traballante per sondaggi che vedono ormai tempo Reform UK, il partito di estrema destra di Nigel Farage, largamente in testa, col Labour dietro anche ai Conservatori e che si vede sottrarre voti anche da un redivivo Green Party, lo scandalo Mandelson potrebbe essere la pietra tombale sulla sua incolore prova da primo ministro.

Il leader laburista potrebbe pagare la disastrosa scelta, presa a dicembre 2024, di nominare Mandelson ambasciatore a Washington. La speranza probabilmente era quella di spedire negli Stati Uniti un politico scafato per trattare con Trump, invece si è rivelata un autogol clamoroso: Mandelson è stato rimosso lo scorso settembre dopo le prime rivelazioni sul caso Epstein, quindi nei giorni scorsi si è dimesso dalla Camera dei Lord con Starmer che ha avviato il procedimento legislativo per spogliarlo del titolo, mentre da mercoledì è indagato con l’accusa di irregolarità nell’esercizio di una funzione pubblica, col sospetto che l’ex ambasciatore possa aver condiviso durante il suo incarico da ministro del Commercio nel governo laburista di Gordon Brown, nel 2008/10, informazioni finanziarie sensibili al finanziere statunitense.

Starmer ha fatto mea culpa, si è detto “dispiaciuto per aver creduto alle bugie di Mandelson”, ma si tratta di parole tardive. Secondo quanto ricostruito dal Times Starme prima della nomina ad ambasciatore avrebbe ricevuto dal Cabinet Office un rapporto sui legami tra Mandelson ed Epstein, anche dopo la prima condanna del finanziere statunitense nel 2008 per sfruttamento di minorenni. Eppure a Downing Street nessuno ha avuto un ripensamento sulla scelta di inviare Mandelson a Washington.

Starmer lo ha dovuto ammettere martedì durante un dibattito parlamentare, incalzato dalla leader dei Conservatori Kemi Badenoch: il primo ministro ha “confessato” di aver saputo che Mandelson aveva continuato a frequentare Epstein anche dopo la prima condanna.