È morto a 95 anni il giudice Corrado Carnevale che come presidente della prima sezione penale della Cassazione annullò centinaia di processi e condanne seguendo, secondo i suoi critici (fautori della prassi emergenziale) una logica eccessivamente formalistica e causando la scarcerazione di diversi imputati. Il quotidiano Repubblica infatti lo ha sbeffeggiato anche da morto con la solita definizione di “ammazzasentenze”.
Ricordiamo che Carnevale pagò le conseguenze di insinuazioni sulla sua correttezza con una indagine che lo accusava di concorso esterno in associazione mafiosa. Venne assolto in primo grado condannato a 6 anni in Appello ma la Cassazione lo assolse in via definitiva. Il suo approccio fu ritenuto legittimo. Non c’erano prove di suoi accordi con la mafia. Le accuse dei pentiti erano troppo generiche al pari di quelle che lui aveva in precedenza cassate nei processi dei quali si era occupato. Ma Corrado Carnevale è rimasto “l’ammazzasentenze”. Carnevale aveva rinviato in appello gli ergastoli dei fratelli Michele e Salvatore Greco. In seguito i Greco vennero assolti. Annullò anche l’ergastolo di Paolo Signorelli ideologo di Ordine Nuovo. Annullò pure le condanne del processo “7 aprile” uno dei simboli dell’emergenza italiana. Alla base nessun ragionamento politico. Fu accertato come non sostenibile l’impianto accusatorio, non era dimostrabile l’esistenza di un vertice unico un centro direttivo comune una struttura unitaria che collegasse Autonomia Operaia e Brigate Rosse.
In seguito all’annullamento molti imputati dopo anni di carcerazione preventiva furono assolti o condannati solo per reati minori. Cadde l’accusa di insurrezione armata contro i poteri dello Stato. Fu un processo esemplare della giustizia che cerca di “giustiziare” un’area politica. Corrado Carnevale sia nelle vicende di mafia che in quelle legate alla lotta armata rappresentò uno dei pochi argini alla logica dell’emergenza. Ma ci lascia con quel marchio profondamente ingiusto.