X

Decreto Sicurezza, il via libera slitta tra i dubbi di costituzionalità del fermo preventivo: fuori la cauzione per le piazze

Decreto Sicurezza, il via libera slitta tra i dubbi di costituzionalità del fermo preventivo: fuori la cauzione per le piazze

Alla maggioranza servono altre 24 ore di tempo per arrivare ad un testo condiviso da portare in Consiglio dei ministri. L’attesa stretta sulla “sicurezza”, un nuovo pacchetto di norme da dividere in un decreto legge con le misure più urgenti e un disegno di legge da portare invece in discussione in Parlamento, entrambi firmati dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, deve aspettare un giorno in più.

Il Consiglio dei ministri atteso mercoledì 4 febbraio slitta di un giorno. Sulle misure da inserire, in particolare nel decreto legge, pesa infatti il confronto in corso tra governo e il Quirinale, con i dubbi di costituzionalità su alcune delle norme in ballo.

Se sullo scudo penale, da tempo cavallo di battaglia della destra, l’orientamento sarebbe quello di prevedere nel decreto il blocco dell’automatismo dell’iscrizione nel registro degli indagati di esponenti non solo delle forze dell’ordine ma di qualsiasi altro cittadino, per superare così l’obiezione di incostituzionalità, i problemi arrivano da una seconda misura su cui l’esecutivo spinge dopo i fatti di Torino, con gli scontri tra un gruppo di violenti e forze dell’ordine al termine del grande corteo pacifico per esprime solidarietà al centro sociale Askatasuna sgomberato lo scorso dicembre.

Parliamo del fermo preventivo, ovvero la possibilità per le forze dell’ordine di trattenere fino a 12 ore persone sospette o con precedenti specifici in vista di una iniziativa in luoghi pubblici o aperti al pubblico, per accertamenti. Un fermo che arriverebbe senza alcun vaglio dell’autorità giudiziaria e che la Lega di Matteo Salvini aveva proposto di allungare fino a 48 ore. Una misura che, causa fori dubbi di costituzionalità, potrebbe alla fine uscire dal testo del decreto legge.

Fuori dal pacchetto anche un altro provvedimento caro al Carroccio, ovvero l’introduzione di una cauzione a carico degli organizzatori delle manifestazioni di piazza per risarcire eventuali danni. Una proposta che non piace al resto della maggioranza, ma che spinge il partito del vicepremier Salvini ad aprire una polemica con gli alleati: “Per la Lega è fondamentale un pacchetto sicurezza che garantisca i cittadini perbene e le forze dell’ordine. Tra le misure necessarie, c’è anche quella “chi sbaglia paga”. Chi scende in piazza dovrà pagare una cauzione, come già successo alla Lega nel 1999 quando organizzò una manifestazione a Roma. Non possono essere tollerati altri casi Torino”, si legge in una nota del Carroccio in aperta polemica con il resto della maggioranza.

Il riferimento storico, come ricorda l’AdnKronos, è alla manifestazione del 5 dicembre del 1999, quando il partito guidato all’epoca da Umberto Bossi si radunò in piazza del Popolo a Roma. I ‘padani’ scesero nella Capitale con il treno ‘Nerone’ chiedendo un referendum ‘costituente’ per il Parlamento del Nord e il via libera al federalismo. Al grido di ‘Roma ladrona, la Lega non perdona’ e ‘Nerone risorgi’, i leghisti sfilarono da piazza della Repubblica a piazza del Popolo, dove si tenne il comizio di Bossi, con almeno 30mila persone presenti.