Con Le cose non dette, in sala con 01 distribution, torna al cinema Gabriele Muccino e lo fa mettendo in scena ciò che sa raccontare meglio: le relazioni umane e le loro fragilità, specialmente quando a viverle sono quelli della sua generazione. Ispirato dal romanzo Siracusa di Delia Ephron, scrittrice anima affine alla sua proprio nei soggetti raccontati, il regista de L’ultimo bacio ritrova proprio quelle atmosfere e narra di Carlo ed Elisa, professore universitario e scrittore in crisi creativa lui, giornalista brillante e stimata anche all’estero lei. In cerca di nuovi stimoli, partono per il Marocco insieme ai loro amici di sempre, Anna e Paolo, e alla loro figlia adolescente, Vittoria. Tra di loro, a disturbare gli equilibri, l’arrivo di Blu, giovane studentessa di filosofia di Carlo e detonatore di dinamiche irrisolte e segreti che rimettono tutto in discussione.
Ma Muccino aggiunge alla narrazione un tocco noir grazie a Ephron: “È un libro che avevano provato già a portare in scena in tanti, ma non c’erano riusciti. Ci provo io e lo scrivo letteralmente in 25 giorni perché il plot era talmente chiaro, avvincente e ben costruito che è stato uno dei lavori più veloci di sempre per me”, dichiara il regista con entusiasmo. “Il motivo per cui ho voluto farlo è perché quei personaggi sentivo di conoscerli già perfettamente, perché il lavoro di Delia Ephron corrisponde molto a quello che io ho fatto nella mia filmografia: l’indagine dei personaggi in cerca di felicità e di relazioni serene, non trovandole, è un po’ la cifra dell’autrice ed è sicuramente anche la mia. Questi personaggi erano molto corrispondenti a quello che io avevo raccontato in passato, ma con la forza di un plot twist che invece non apparteneva alle mie corde e che mi piaceva abbracciare”.
Per una storia scritta a tempo di record, e con la ricchezza di una sfumatura dark mai esplorata prima, ci volevano dei partner in crime consolidati, un cast di amici e collaboratori di sempre come Stefano Accorsi nel ruolo di Carlo, Claudio Santamaria in quello di Paolo (gli stessi nomi che avevano ne L’ultimo Bacio) e Carolina Crescentini, chiamati al telefono con un “c’ho un film che parte, ci sei?” racconta Muccino. Che prosegue: “Ci siamo messi a cercare l’attrice per il ruolo di Elisa, molto complesso perché lei in realtà, oltre a essere il mio punto di vista nella storia, è fondamentalmente un personaggio che vive di implosione perché non vuole fare domande che rivelino una verità che le possa fare male. Mi è venuta poi in mente Miriam che avevo già visto in un film in coppia con Stefano”.
Felicissima, Leone descrive così l’entrata nell’universo mucciniano: “Gabriele Muccino è uno dei maestri del cinema italiano contemporaneo. Dirige un gruppo che è come una grande orchestra ed è stato bello esserne parte. Il mio personaggio non esplode, appunto, e togliere è sempre molto più difficile che aggiungere, abbiamo lavorato in sottrazione. Elisa vive questo grande amore per il marito, ne è anche stata la musa, forse si è anche fatta un po’ da parte rispetto al suo talento per dare a lui più luce, solo che poi davanti al fallimento, nel non riuscire a diventare madre, questa coppia attraversa una crisi. In questo come in altri film di Gabriele, sono le donne i personaggi che danno vita all’azione. Elisa sposta lo sguardo e organizza questo viaggio a Tangeri e porta anche questa coppia in crisi perché vuole aiutare anche i suoi amici. Questo è un film che parla d’amore, di amicizia e di quanto siano fragili e imperfette le relazioni umane”.
Concorda Stefano Accorsi che sottolinea una qualità fondamentale del cinema mucciniano: “raccontano sempre qualcosa di noi, anche se magari non ci fa piacere vederlo subito. Sai quanti, quando uscì L’ultimo bacio, dicevano: “ il film è bello però dai, la vita è un’altra cosa” e poi dopo anni ci hanno ripensato. Quando uno tocca certi nervi scoperti e sensibili non fa piacere. Il titolo Le cose non dette è molto emblematico, ci sono cose che decidiamo di non dire, bugie di cui spesso non ci rendiamo nemmeno conto. C’è quel momento spartiacque, quella sliding door che divide la tua vita in due. Quanto può essere innocente un bacio, una carezza, una cosa non detta. E invece quante conseguenze può portarsi dietro. Qui tu passi dal vedere e giudicare qualcuno al capire te stesso”. Tra i personaggi scomodi nel film, miccia pronta ad esplodere, c’è Anna, ruolo che Muccino consegna nelle mani sapienti di Carolina Crescentini: “Anna forse è la più vera di tutti, anche se è vera con gli altri e poco vera con se stessa perché è consapevole di essere infelice, in un matrimonio che non funziona, ma è troppo interessata al pacchetto famiglia visto dall’esterno quando questa famiglia non funziona più. Le nevrosi sono obbligatorie in un contesto del genere. È un Don Chisciotte in versione psicopatica e aggressiva, perché lei grida pur di farsi vedere”.
Le cose non dette è una danza collaudata di una squadra affiatata. Lo conferma Claudio Santamaria, il cui sodalizio con Muccino è iniziato nel 1998 con Ecco Fatto: “Fu una delle esperienze più divertenti della mia vita. Avevo la sensazione di lavorare a teatro e la macchina da presa era un altro attore in scena. La collaborazione tra lui e gli attori è sempre stata fondamentale, anche qui siamo stati una squadra”. Sul film poi dice: “C’è una bomba che deve esplodere, personaggi complementari che non si dicono la verità. Ed è una situazione assurda perché di solito una coppia in crisi in vacanza ci va da sola. Elisa si porta gli amici, forse proprio perché accada qualcosa. Probabilmente vuole che la verità venga a galla, e diventa un po’ il capitano della nave che affonda”. Viste le atmosfere thriller, Le cose non dette è dunque un film di genere? risponde Muccino: “Non ho pensato a un genere noir o thriller, cosa che secondo me il film è, ma non è assolutamente l’obiettivo. Parla di relazioni portate all’estremo, volevo indagare fino a che punto le imperfezioni umane potessero recare un danno, e questo è tipico proprio de La Traviata, delle grandi opere romantiche in cui i personaggi non conoscono mezze misure, devono arrivare fino alla fine, agli estremi e sono pronti a tutto pur di arrivare a quello che aspirano di più, che spesso è proprio l’amore”.
Come anticipato da Miriam Leone, gli uomini nei film di Muccino non sono mai i promotori dell’azione, la subiscono. E Le cose non dette in questo senso non fa eccezione. Che siano specchio degli uomini di oggi? “In questo film ho voluto prendere il punto di vista femminile – confessa il regista. Il mio sguardo sugli uomini è sempre stato lo stesso. Crescendo insieme a loro evidentemente non è cambiato. Pensavo di evolvermi più di quanto mi sono evoluto. La mia parte femminile ha sempre voluto raccontare le donne, capirle, anche conoscerle: cose che invece la mia parte maschile non ha saputo fare abbastanza bene. E quindi raccontare le donne come minaccia alla fragilità maschile, che io credo ci sia: che l’uomo è comunque più impreparato alla vita di quanto non lo sia la donna per tanti motivi. In questo film ho veramente osservato dal punto di vista femminile la storia. Io sono stato uomo e donna a seconda di chi scrivevo, ma in questo film è più dichiarata questa angolazione”.