Ricercato, esaltato, sbandierato ben oltre le sue reali dimensioni, il rapporto “speciale” con Donald Trump si è trasformato nel giro di una decina di giorni in una pietra al collo che minaccia di tirare a fondo Giorgia Meloni. Il primo, sonoro scricchiolio è stato il tentativo di imporre all’Europa l’annessione della Groenlandia. Il colpo di mano contro Maduro aveva probabilmente già urtato i sentimenti di molti elettori italiani anche di destra ma la pretesa di annettere un pezzo di Unione europea è andato molto oltre. La popolarità del presidente americano, già bassa, è precipitata ulteriormente. Per Meloni la possibilità di difendere il rapporto con Trump evitando critiche arroventate senza però passare per servile, accusa per lei esiziale, è diventato molto più difficile.
In qualche misura, alla fine della settimana più difficile di sempre nei rapporti tra Usa ed Europa, la premier italiana ha pensato di avercela fatta, pur non potendo certo competere con il francese Macron che ha visto le proprie azioni impennarsi all’improvviso dopo aver risposto per le rime e a muso duro al prepotente di Washington. L’illusione è durata poco. L’omicidio di Minneapolis, l’uccisione a freddo di Alex Pretti, e poi le sfrontate bugie con le quali la segretaria alla Sicurezza Kristi Noem e lo stesso presidente hanno cercato di giustificare l’esecuzione sono state cose talmente clamorose che nessuno, neppure tra i trumpiani tricolori più doc, se la è sentita di difenderle. Ma neppure di condannarle apertamente e con parole commisurate alla gravità di quel delitto e di quelle bugie. L’unico ad avvicinarsi un po’ è stato ieri il leader di FI e ministro degli Esteri Tajani: “Le immagini parlano di abusi: tra arrestare e uccidere c’è una bella differenza”. Non molto ma sempre parecchio più del niente concesso dalla premier e dai partiti alleati di FI.
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C’è stato anche di peggio. Un Trump sempre meno controllabile ha di fatti insultato i contingenti europei in Afghanistan, con parole sprezzanti che hanno colpito anche l’Italia. Per una premier che ha fatto dell’orgoglio nazionale la sua bandiera e il suo marchio politico di fabbrica non reagire è impossibile. Ma Meloni lo ha fatto con 48 ore di ritardo, arrivando molto dopo il Regno Unito e senza ottenere le scuse presentate da Trump a Londra. La brutalità con la quale sono stati trattati due giornalisti italiani a Minneapolis ha rigirato la lama nella ferita già aperta e il governo, nonostante il martellamento delle opposizioni non ha saputo prendere una posizione adeguata.
In questa cornice diventa un problema anche un evento in sé di secondaria importanza, l’eventuale arrivo in Italia di agenti Ice con il compito di proteggere gli esponenti dell’amministrazione di Trump a Cortina per l’occasione, Vance e Rubio. Il ministro Piantedosi ha detto di non saperne niente, “e comunque che problema ci sarebbe?”. Il presidente della Camera Fontana sembra che invece qualcosa ne sappia: “Ci saranno per evitare qualche spintone contro Vance o Rubio”. Il Pd ha presentato un’interrogazione in Senato. Bonelli, verde, strepita da giorni e non è il solo. In un altro momento la decisione degli Usa di affidare la sicurezza non, come sempre, al Secret Service ma ai federali dell’Ice sarebbe stata appena una curiosità. Dopo gli omicidi di Minneapolis è un caso, se non davvero politico certo mediatico.
L’opposizione vede un’occasione d’oro e non se la lascia sfuggire. Il referendum già non è più sulla giustizia ma sulla premier o almeno sui suoi poteri. Il No ha tutto l’interesse nel trasformarlo anche in un pronunciamento su Trump, la cui popolarità in Italia è oggi da record storico negativo, e comunque nello sfruttare quanto più possibile lo sdegno per i metodi degli agenti di Trump accusando la premier di navigare nella stessa direzione, usando proprio il referendum del 22 e 23 marzo per avvicinarsi di parecchio all’obiettivo.
Giorgia Meloni, che è politica esperta, sa perfettamente quale rischio sta correndo. I toni che ha usato dopo la sparata di Trump sull’Afghanistan, sono stati volutamente molto duri. Ma liberarsi dall’abbraccio mortale del presidente più detestato di sempre in Europa e in Italia non è affatto facile, dopo essersi spinta tanto in là. Senza contare il rischio di incorrere nelle ire del permalosissimo Donald trovandosi così spiazzata e scoperta sul palcoscenico internazionale da ogni lato. Ma dal fattore Trump, in qualche modo, sa ora di doversi guardare in ogni momento.