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Ucraina, j’accuse di Zelensky all’Europa: “Non fa nulla, chi vuole distruggerla non perde un giorno”

Photo credits: President of Ukraine Official/Imagoeconomica

Photo credits: President of Ukraine Official/Imagoeconomica

Dopo aver sistemato, si fa per dire, la Groenlandia “Credo che avremo delle zone” – e varato il fantasmatico Board of Peace per Gaza, il tycoon trova il tempo di occuparsi anche dell’Ucraina.

“È stato un buon incontro con il presidente Zelensky, dobbiamo vedere cosa succede in Russia. La guerra deve finire”. Così il presidente degli Stati Uniti Donald Trump al termine dell’incontro, durato un’ora e svoltosi a porte chiuse, senza la presenza dei giornalisti – con il presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky al Forum di Davos. “Non abbiamo parlato del Board of Peace”, ha aggiunto Trump, rispondendo a una domanda dei giornalisti. Nessuna risposta di Trump alla domanda se ci sia un accordo con Zelensky. A domanda specifica, Trump ha ribadito “speriamo che la guerra finisca, un sacco di persone vengono uccise, il mese scorso 30.000 principalmente soldati”. «Stiamo facendo progressi, pensavo fosse facile ma non è stato così ma risolveremo presto», ha dichiarato Trump alla cerimonia per la firma del Board of Peace parlando della pace in Ucraina.

Zelensky, ha avuto un «incontro positivo» con l’omologo Usa, lo ha spiegato ai cronisti al Forum di Davos il portavoce del leader di Kiev. Sarà pure così. Ma dal palco di Davos Zelensky non le manda a dire. Esordisce con una forte critica all’Europa: «Tutti conoscono il film Ground Hawk Down ma nessuno vuole ripetere una cosa così per anni, ma così è come noi viviamo. L’anno scorso ho finito il mio discorso dicendo ‘l’Europa deve sapere come difendersi’. È passato un anno ma non è cambiato niente – dice -. Adesso la questione è Groenlandia e tutti aspettano che gli Stati Uniti si calmino, ma che succede se non lo fanno? Tutti hanno visto le proteste in Iran, ma è stata soffocata nel sangue e in Europa era a Natale. Se il regime iraniano sopravvive, il messaggio sarà “uccidi abbastanza persone e resterai al potere”».
Accusa Zelensky: «Avete visto cosa è successo in Venezuela. Si può essere d’accordo o no ma (l’ex presidente, ndr) Nicolas Maduro è sotto processo a New York e, mi scuso, Putin non lo è. E sta lottando per i suoi fondi congelati in Europa. Quando è arrivato il momento di usare quei fondi per aiutare contro l’aggressione russa, la decisione è stata bloccata. Putin è riuscito a bloccarla. L’Europa non sta avanzando neanche sul Tribunale sui danni dell’aggressione. Cosa manca, tempo o volontà politica? Sono grato per le garanzie di sicurezza, ma sono per dopo la fine della guerra». Attacca ancora Zelensky: «All’Europa piace parlare del futuro ma perché non del presente? Perché il presidente Donald Trump può bloccare le petroliere russe e l’Europa non lo fa anche se passano vicino alle sue coste?».

Il presidente ucraino incalza: «L’Europa aspetta sempre che la Nato la difenda. Se voi mandate 40 soldati in Groenlandia, che messaggio mandate a Putin, alla Cina, alla Danimarca? O dite che proteggete la ragione o rischiate di non essere presi sul serio. Tutti aspettano di vedere cosa farà l’Europa ma l’Europa non fa niente. Ma quando rifiutate di combattere per la libertà le conseguenze arrivano. Nel 2020 avete rifiutato di aiutare la rivolta della Bielorussia per la democrazia e ora i missili Oreshnik sono in Bielorussia e hanno vari paesi europei nel loro raggio. L’Europa rimane in modalità Groenlandia: ‘forse qualcuno da qualche parte farà qualcosa’. Ma noi vediamo che le forze che vogliono distruggere l’Europa non aspettano un solo giorno». Qui Zelensky cita l’ungherese Viktor Orban. Ancora Zelensky, molto critico: «Si è passato tutto l’anno scorso a discutere di missili a lungo raggio per l’Ucraina, ora non se ne parla neanche più. Non si parla di missili (tedeschi, ndr) Taurus, non si parla dei missili Tomahawk per non rovinare l’umore degli americani». Alla faccia della positività dell’incontro col tycoon.

Ancora Zelensky: «L’Ucraina è stata invitata al Board of Peace con la Russia e la Bielorussia. L’Europa non è arrivata neanche a una posizione unitaria. Non ha deciso cosa fare. Non possiamo accettare che sia sempre qualcuno che decide per noi. L’Europa deve avere forza, deve avere la forza di agire». «Oggi abbiamo incontrato Trump – dice il leader ucraino – la nostra squadra lavora ogni giorno con la sua squadra. Non è semplice ma i documenti sono quasi pronti per arrivare alla pace. Oggi si è anche discusso di proteggere i cieli e spero che l’America continui a stare con noi. Siamo pronti a stare con l’Europa che conta veramente, avete bisogno anche voi dell’indipendenza dell’Ucraina perché anche voi domani dovrete difendere il vostro modello di vita. Abbiamo bisogno, l’ordine mondiale viene con l’azione, finiamo il Gound Hawk Day, sì è possibile. Gloria all’Ucraina». Finisce Zelensky. La sala risponde con una standing ovation.

Dall’Ucraina alla Groenlandia.

La prima ministra danese Mette Frederiksen si rifiuta di cedere agli Stati Uniti la sovranità su alcune aree della Groenlandia. Lo riferisce l’emittente Tv2, dopo che alcuni media internazionali hanno evidenziato come l’accordo in ambito Nato sull’isola artica potrebbe includere la cessione di sovranità agli Usa di piccole porzioni di territorio per eventuali basi militari. «Ieri (mercoledì, ndr) non c’è stato alcun negoziato sulla nostra sovranità. Ovviamente no. È una questione che ci riguarda esclusivamente», ha spiegato Frederiksen, in una dichiarazione alla stampa danese. Gli Stati Uniti e la Danimarca rinegozieranno il loro accordo di difesa del 1951 sulla Groenlandia. Lo ha dichiarato all’Afp una fonte vicina ai colloqui svoltisi a Davos tra Donald Trump e il segretario generale della Nato, Mark Rutte. La sicurezza artica sarà rafforzata e i Paesi europei della Nato contribuiranno a questo sforzo, ha affermato la fonte, aggiungendo che l’idea di porre basi statunitensi in Groenlandia sotto la sovranità degli Stati Uniti non è stata sollevata durante i colloqui.

In questo scenario, tutt’altro che pacificato, a Davos si è consumata, martedì sera, anche la “cena delle beffe”. Fatta di buuh uscite nervose, battute al veleno. Insomma, una cena indigesta. Così ricostruita: ad accendere le polveri è il segretario Usa al Commercio, Howard Lutnick, che invece di alzare il calice per brindare ad una “pace” euroatlantica, spara le critiche ormai abituali della Casa Bianca all’Unione europea. Lutnick parla del Green deal secondo lui inutile e fallimentare, del ritardo dei Paesi europei nell’intelligenza artificiale, della crescita lenta. Apriti cielo. L’ex vicepresidente democratico Al Gore, presente alla cena, perde la calma per l’approccio molto ruvido e offensivo di Lutnick.

L’ex braccio destro di Bill Clinton si alza e se ne va urlando dei «Buuuh» all’indirizzo di Lutnick e dell’amministrazione Trump in genere. L’uscita della presidente della Bce, Christine Lagarde arriva poco dopo ma in realtà non è un caso unico. Sono sei o sette gli esponenti europei che se ne vanno indignati. A quel punto prende la parola il segretario all’Energia di Trump, Chris Wright. Urla: «Come vi permettete di mancare di rispetto al segretario Lutnick? Non sapete che vi state mettendo nei guai!». Anche un manager tedesco si è alzato e ha iniziato a alzare la voce all’indirizzo di Wright. Volano gli stracci, ma non i tovaglioli. Il bonton non lo contempla.