Le comunicazioni del Ministro Nordio sull’Amministrazione della Giustizia rese ieri in Parlamento si sono in parte trasformate in uno scontro dialettico sul referendum costituzionale sulla separazione delle carriere e sulle carceri.
In secondo piano i numeri che però vi partecipiamo. Il Guardasigilli ha rivendicato che “al 31 dicembre 2025, su un totale di 2,7 miliardi di euro di risorse PNRR, sono stati rendicontati pagamenti per un totale di 1,98 miliardi, pari al 72,91 per cento. Quindi siamo perfettamente in linea”. Sulla riduzione dell’arretrato civile: “presso i tribunali ordinari, la riduzione dell’arretrato civile ha raggiunto il 95,8 per cento rispetto al 2019; presso le corti d’appello il 99,4 per cento”. Su questo ha aggiunto: “Alla fine del 2026 avremo colmato per la prima volta dalla costituzione della Repubblica l’organico della magistratura”. Non è mancato il capitolo sull’esecuzione penale. “Nel 2025 il fenomeno dei suicidi in carcere ha continuato a manifestarsi con numeri che, pur in calo del 10%, hanno imposto riflessione e determinata azione con uno specifico Piano di prevenzione e contrasto”. Per il Ministro resta “un fardello di dolore”, “un fallimento dello Stato” ma il calo è comunque una “notizia meno cattiva di quella che potevamo temere”. Per quanto concerne la giustizia minorile si registra “l’aumento delle presenze”, “quasi 600 presenze giornaliere”.
In chiusura del suo intervento il Guardasigilli ha ovviamente fatto un passaggio sul referendum costituzionale sulla separazione delle carriere: “nessuna disposizione della riforma prevede, né nella lettera né nello spirito, l’assoggettamento del pubblico ministero all’Esecutivo” ha detto criticando quella da lui definita la “petulante litania” di chi sostiene il contrario, suscitando la reazione delle opposizioni che hanno interrotto il ministro mentre stava replicando a Goffredo Bettini che proprio due giorni da queste pagine ha annunciato di votare No: “Molti esponenti lontani dalla nostra area politica – ha commentato Nordio – si sono infatti schierati a favore del referendum. C’è stata anche una manifestazione di sincerità da parte di un membro dell’opposizione, che ha ammesso di essere favorevole nel merito ma di votare no perché si tratta di un voto politico”.
Intervenuto a riportare l’ordine il presidente di turno Fabio Rampelli (FdI): “Vogliamo limitare il diritto di parola e di pensiero al Governo? Non esageriamo”. È seguito poi il dibattito. A replicare dal Pd ci ha pensato Federico Gianassi: “assicuro che saranno sempre di più quelli che a sinistra voteranno contro la riforma e ricordo che proprio Nordio ha cambiato idea sulla separazione” considerato che aveva firmato anni fa un documento delle procure contro la norma. Sempre la dem Michela Di Biase ha replicato sul carcere: “lei signor Ministro non cita mai l’art. 27 della Costituzione, disatteso negli istituti penitenziari. Il sovraffollamento ha raggiunto vette elevatissime, anche del 200 per cento”. La deputata ha poi criticato la “scia panpenalistica” del Governo: “50 nuovi reati e 400 anni in più di pena per le aggravanti”. Forza Italia, con Pietro Pittalis, ha invece ribadito soddisfazione per l’approvazione della riforma: “battaglia storica di Fi, una battaglia storica di Silvio Berlusconi”.
Nelle sue repliche il Guardasigilli ha tra l’altro detto che “al momento ci sono 10 mila detenuti che potrebbero accedere alle misure alternative ma spetta alla magistratura di sorveglianza provvedere” ad emettere il provvedimento della liberazione anticipata. Sul panpenalismo “da quando è stata introdotta l’apposita legge del governo, nessuna persona è stata incarcerata per i rave party, quindi una volta tanto la norma da noi introdotta ha avuto una efficacia preventiva e deflattiva per quanto riguarda la carcerazione”.
Si sono poi discusse le risoluzioni. Proprio i dem ne hanno presentata una per “assicurare la più ampia campagna informativa referendaria”, sulla riforma della giustizia, “ispirata a criteri di obiettività e trasparenza rispetto al quesito referendario, astenendosi da eventuali mistificazioni volte esclusivamente a delegittimare il ruolo della magistratura e a scalfire i principi costituzionali sanciti dall’articolo 104 della Carta Fondamentale”. Invece +Europa con Riccardo Magi e Benedetto della Vedova ha presentato una risoluzione per chiedere al Governo di impegnarsi “ad emanare un provvedimento urgente finalizzato a risolvere il drammatico sovraffollamento carcerario e ripristinare la legalità costituzionale, anche valutando di realizzare un automatismo, al momento della cognizione, per disporre le misure alternative più idonee nei casi di pene inferiori ai quattro anni”.
Al contrario, con la propria risoluzione, il centrodestra ha chiesto all’Esecutivo di adoperarsi “per adottare i necessari atti legislativi per dare effettiva e concreta esecuzione alla riforma costituzionale nei tempi previsti dalla stessa. In particolare, ad adottare le norme relative all’istituzione, alla composizione mediante sorteggio dei rispettivi membri e al funzionamento dei due Consigli Superiori previsti; a disciplinare l’istituzione, la costituzione, le competenze e il funzionamento dell’Alta Corte disciplinare”. Il Ministro ha dato parere positivo a quella di maggioranza e negativo a quelle delle opposizioni. E l’aula della Camera ha approvato la prima e respinto le seconde. Repliche sono giunte anche fuori dall’aula.
Nordio “ha raccontato un’Italia che non esiste” ha detto Giovanni Zaccaro, segretario di AreaDg. “La risposta al ministro su quanto lui sostiene abbia fatto il governo sulla Giustizia , la daremo il prossimo 15 marzo (una settimana prima del referendum sulla riforma – ndr) quando nel corso degli Stati generali sulla Giustizia che stiamo organizzando chiederemo conto al governo di quello che è stato fatto o meglio non è stato fatto” ha aggiunto il Segretario dell’Anm, Rocco Maruotti. Dello stesso parere Giuseppe Santalucia, già presidente dell’Anm e coordinatore del comitato del No nel Lazio: “ha raccontato un mondo che non vediamo negli uffici”. E sul referendum, di cui ha parlato nell’apertura dell’evento partecipato di ieri al Teatro Manzoni, dal titolo “La Costituzione è di tutti noi, difendiamola”: “il libello del Ministro traccia con chiarezza e inequivocità quale sia la finalità della riforma: liberare l’azione della politica dalla invadenza delle procure, che rappresenta invece un controllo necessario. Se questo è il modo in cui si intende la riforma sono molto preoccupato”.
Per Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, i numeri di Nordio “sono freddi. Non dicono fino in fondo quanto si viva male nelle carceri, quanto manchi una progettualità degna di questo nome, quanto anche il personale tutto sia in sofferenza estrema. In ogni caso è un numero elevatissimo di suicidi, tra i peggiori di sempre. Insieme ai suicidi dovremmo usare quali indicatori anche la recidiva (che non è calcolata), lo stato di salute delle persone (in netto peggioramento), gli atti di autolesionismo, le condizioni materiali date dal sovraffollamento, la militarizzazione di un sistema che invece non dovrebbe essere governato con spray al peperoncino e gruppi speciali di intervento. In sintesi, più operatori di comunità, telefonate quotidiane alle persone care, affettività, iniziative socio-culturali e meno repressione: è questa la ricetta per fare stare meglio tutti, staff e detenuti”.