Era uno dei centri commerciali più frequentati della metropoli da oltre 25 milioni di abitanti, tre piani e 1.200 negozi prima che andasse a fuoco. Almeno 55 persone sono morte nell’incendio che sabato scorso ha divorato il Gul Plaza a Karachi, nel Sud del Pakistan. È l’ultimo bilancio della tragedia pubblicata dalle autorità locali, tramite il vice commissario di Karachi Sud Kaved Nabi Khoso.
Non sono così rari gli incendi tra fabbriche e mercati di Karachi. L’edificio è praticamente carbonizzato. Ci sono volute oltre trenta ore ai Vigili del Fuoco per domare le fiamme. Ancora da chiarire le cause dell’accaduto, non sono state trovate prove o rivendicazioni che rimandino a una matrice terroristica. Una commissione governativa sta conducendo delle indagini sull’accaduto. Critiche da parte delle famiglie alle autorità per la lentezza delle operazioni di soccorso e di identificazione.
“Consegneremo i corpi alle famiglie una volta che i campioni di Dna saranno stati confrontati”, ha detto all’esterno dell’obitorio dell’Ospedale Civile di Karachi la funzionaria sanitaria provinciale Summaiya Syed. Il vice ispettore generale di Karachi Sud, Syed Asad Raza, ha precisato che l’identificazione delle vittime rimane difficile poiché molti corpi presentano gravi ustioni. Oltre 50 persone hanno fornito campioni di dna nella speranza di identificare i dispersi.
Il primo ministro del Sindh, Murad Ali Shah, ha espresso le sue condoglianze alle famiglie delle vittime e ha ordinato ai funzionari di fornire assistenza, mentre le operazioni di soccorso e ricerca sono proseguite, nel timore che il bilancio delle vittime possa aumentare. Parte dell’edificio è crollato a causa del rogo.