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Cortei pro-pal, cinque minori arrestati a Torino

AP Photo/Emilio Morenatti

AP Photo/Emilio Morenatti

A Torino scatta l’ennesima puntata della repressione senza sovversione con una decina di misure cautelari tra carcere, domiciliari, restrizione in comunità e obbligo di dimora in relazione alla manifestazione di solidarietà con il popolo palestinese del 3 ottobre scorso. La maggior parte dei destinatari dei provvedimenti sono minorenni.

Nelle dichiarazioni ufficiali della polizia di Stato si spiega che si tratta di “gruppi violenti, organizzati, con la presenza di minorenni che nulla hanno a che fare con il diritto di manifestare e che hanno trasformato le piazze in scenari di vera e propria guerriglia urbana”. Nelle parole degli investigatori non manca un passaggio francamente inquietante in cui si afferma: “Sono stati smascherati infiltrati”. Cioè la polizia si preoccupa di “tagliare” l’identità politica dei manifestanti per ridurli a “violenti a prescindere”. Un avvocato esperto di queste inchieste sintetizza il tutto con una battuta: “Non sono riusciti ad affibbiarla ad Askatasuna e quindi l’accollano ai maranza perché ormai il razzismo è stato ampiamente sdoganato”.

Il dato certo sta nel fatto che le inchieste politiche puntano sempre più sui minorenni dopo che di recente sempre a Torino erano finiti ai domiciliari sei ragazzini tra i 16 e i 17 anni per resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale in relazione a incidenti di piazza con i giovani di Fratelli d’Italia. Il comunicato ufficiale degli inquirenti spiega anche che sono state eseguite perquisizioni a carico di altri indagati con il sequestro di computer e smartphone “in un quadro di allarmante spregiudicatezza criminale connotato dalla totale assenza di freni inibitori è un sistematico disprezzo per le norme fondamentali per la convivenza civile”.

Dopo aver usato toni così forti la nota-stampa sull’operazione denominata “Riot” ha la bontà di concludere spiegando: “Il procedimento penale si trova nella fase delle indagini preliminari e le persone indagate sono da considerarsi innocenti fino a sentenza passata in giudicato”. Tanto per mettersi a posto con la coscienza democratica e antifascista dimenticando forse che secondo la legge Cartabia le operazioni di polizia non vanno presentate con denominazioni “colorate”..