Quando è arrivato in Italia Manor Solomon era già abituato alla valanga di accuse e di offese che gli sono piovute addosso: perché è israeliano. “Non sono qui per parlare di politica o altro, sono qui per giocare a calcio. Non mi hanno sorpreso i fischi a Roma contro la Lazio, succedeva anche in Spagna”, ha detto nella sua conferenza stampa di presentazione con la Fiorentina, dove è già sceso in campo e già ha marcato la differenza in alcune occasioni. Perché è israeliano ma non solo: perché si era espresso più volte nel corso di questi anni mentre continuava l’operazione militare dello Stato Ebraico nella Striscia di Gaza dove sono state uccise migliaia di persone.
Solomon è arrivato alla Fiorentina a gennaio, primo rinforzo per i Viola alle prese con una stagione più dura del previsto: combattono per la salvezza. Arriva dal Villareal, in Spagna, ma è di proprietà del Tottenham. Accordo di prestito e diritto di riscatto fissato a dieci milioni di euro per un eventuale acquisto a titolo definitivo la prossima estate. È un esterno offensivo, di solito preferisce partire dalla banda sinistra per accentrarsi e colpire con il suo piede preferito, il destro. Abile nell’uno contro uno e nello stretto.
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Classe 1999, è cresciuto nelle fila del Maccabi Petah Tikva, si è affermato in Ucraina nello Shaktar Donetsk, una parentesi al Fulham prima di passare agli Spurs. A lungo tormentato da problemi fisici, l’anno scorso ha giocato nella Championship, la seconda seri inglese, con il Leeds contribuendo alla promozione con dieci gol e 13 assist in 41 partite. Ha cominciato la stagione 2025/2026 in Spagna dove ha messo a segno un goal e quattro assist in nove presenze.
Già in Spagna era stato bersagliato, come si accennava avevano fatto discutere alcune sue posizioni sulla guerra in Medio Oriente. Quando è stato acquistato dalla Fiorentina, nel post di annuncio del club sono stati numerosissimi i “Free Palestine”, le bandiere della Palestina e le angurie e altri commenti dai toni meno misurati. Anche il segretario provinciale di Sinistra Italiana nonché assessore alla cultura, al lavoro e alle politiche giovanili di Sesto Fiorentino, Jacopo Madau aveva espresso disapprovazione: “Chi non ha mai nascosto il proprio sostegno alle politiche genocidarie di Netanyahu non è il benvenuto a Firenze e può rappresentare la nostra città e la Fiorentina”. Gli aveva risposto la destra secondo cui “essere cittadino israeliano non è una colpa”.
E certo che non è una colpa essere cittadino israeliano e non sarebbe nemmeno il caso nemmeno di prendersela con il singolo soprattutto in un Paese che non ha mai condannato esplicitamente i massacri in atto. Non è poco essere indifferente ma d’altronde Israele, a differenza di altri Paesi coinvolti o responsabili di conflitti negli ultimi anni, non è stato escluso dalle competizioni sportive internazionali: proprio contro l’Italia aveva giocato recentemente le gare valide per qualificarsi ai Mondiali del 2026. “Sono Israeliano, ebreo, amo il mio paese ma voglio lasciare la politica da parte e concentrarmi solo sul calcio”. Sarebbe stato fuori luogo aspettarsi altre parole, probabilmente qualche fischio continuerà a sentirlo negli stadi.