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Chi è il Presidente della Repubblica del film “La Grazia”, Paolo Sorrentino: “Fine vita? Esiste il diritto a morire”

Paolo Sorrentino, Anna Ferzetti, Toni Servillo arrive at the Excelsior Darsena for the 82th International Venice Filmfestival, August 26 2025, Venice, Italy (photo by Gian Mattia D’Alberto/Lapresse)

Paolo Sorrentino, Anna Ferzetti, Toni Servillo arrive at the Excelsior Darsena for the 82th International Venice Filmfestival, August 26 2025, Venice, Italy (photo by Gian Mattia D’Alberto/Lapresse)

Si chiama Mariano De Santis il Presidente della Repubblica protagonista dell’ultimo film di Paolo Sorrentino, La Grazia. Pur ammettendo che il personaggio prenda spunto da fatti reali, il regista  esclude che sia tratteggiato sull’immagine di Sergio Mattarella. Alla fine c’è un po’ di Mattarella, un po’ di Oscar Luigi Scalfaro e un po’ di Giorgio Napolitano.

“Non è un film sulla politica, ma sui modi di fare politica. Propone un modo di fare politica che oggi sembra essere fuori moda: il senso di responsabilità, il tempo necessario a fare scelte ponderate, l’idea di non esasperare i conflitti”, ha dichiarato il regista Sorrentino in una lunga intervista a Il Corriere della Sera. Il film è stato presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, attore protagonista Toni Servillo che ha vinto la Coppa Volpi. È un film Fremantle, prodotto da The Apartment, con Numero 10 e PiperFilm. Arriverà nei cinema domani giovedì 15 gennaio.

È ambientato durante il “semestre bianco”, come vengono chiamati gli ultimi sei mesi di mandato. Anche temi politici, per l’appunto, nel film. La grazia è anche quella di una scelta che il Capo dello Stato deve affrontare nel film. “C’è una verità dei fatti: una verità sacrosanta, che è giusto venga raggiunta. Per un giurista, e per tutti coloro che credono nella giustizia, non si può fare a meno della verità. Poi però ci sono le debolezze e le difficoltà degli uomini: come nel caso che racconto, la concessione della grazia. E qui la verità è un concetto molto più sfumato, nebuloso, complicato”.

Più che decisionismo ricorda il senso della burocrazia: “Rispetto a un mondo di decisioni affrettate, in cui grandi leader internazionali da un giorno all’altro lanciano bombe dicendo cose quanto meno stravaganti, sarebbe prezioso che ritornasse in auge quella che abbiamo sempre criticato come burocrazia; che nella forma degenerata porta all’immobilismo della Prima Repubblica, ma oggi è un antidoto a un decisionismo molto pericoloso”.

E quindi la legge sull’eutanasia: non ha nascosto sarebbe orgoglioso se il film contribuirebbe alla riapertura della discussione o a una regolamentazione della legge sul fine vita. “Sono favorevole. Mi hanno colpito le parole di Martina Oppelli, una donna cui è stato negato più volte il suicidio assistito, è dovuta andare in Svizzera. In una sorta di confessione testamentaria, diceva: ci negate questo diritto, ma voi non avete idea di quanti tentativi io abbia fatto per vivere. Martina rovescia la nostra convinzione. Lei ha trascorso l’intera esistenza, nonostante sofferenze atroci, a cercare di vivere. E questo va rispettato. Esiste il diritto a morire”.