Giovanni Zaccaro, Segretario di AreaDg, consigliere della Corte di appello di Roma, già componente del Csm, il Governo ha deciso: si vota il 22 e 23 marzo sul referendum costituzionale sulla separazione delle carriere. Legittimo ma inopportuno?
Hanno molta fretta. Capiscono che il clima generale è cambiato. Gli italiani si stanno mobilitando per il NO e per la Costituzione. Centinaia di volontari, incontri organizzati ovunque. A prescindere dalla legittimità o meno della decisione, si tratta di una sgrammaticatura istituzionale inedita per la Nazione e che non considera le decine di migliaia di cittadini che, ogni giorno, firmano per il NO alla riforma Nordio.
Intanto il comitato dell’Anm “Giusto dire No” ha iniziato la campagna anche nelle metropolitane di Milano, Roma, Napoli e Torino. Però vi accusano di lanciare un messaggio truffaldino perché quella previsione dei giudici controllati dalla politica non è scritta nella riforma.
I sostenitori della legge Nordio sono ogni giorno più nervosi. Dopo averlo annunciato per giorni sui giornali e nelle agenzie mi aspetto che qualcuno, finora garantista, faccia qualche denuncia penale o chieda il sequestro della campagna di comunicazione del Comitato per il No. Se serve, io confesso. Da settimane ripeto ogni giorno che la riforma Nordio serve a ridurre la autonomia ed indipendenza dei giudici e ad alterare, in favore delle maggioranze di turno, l’equilibrio fra i poteri dello Stato.
Galeazzo Bignami ha detto: “solo con la riforma della giustizia avremo città più sicure. Basta buonismo e scarcerazioni facili: chi sbaglia deve pagare”. Come replica?
C’è un’evidente torsione in senso autoritario della legislazione penale e dell’approccio ai temi del processo e della libertà personale. A maggiore ragione, bisogna tenere nel recinto della giurisdizione chi esercita l’azione penale e non separare i pm dai giudici. Altrimenti, finiremmo come nei film americani. Comunque i tifosi di Nordio si devono mettere d’accordo. C’è chi dice che i magistrati giudicanti sono succubi dei magistrati pm e mettono tutti in galera e c’è chi dice che i magistrati giudicanti liberano tutti, evidentemente su richiesta degli avvocati difensori. È la prova che la questione della separazione delle carriere è solo un’etichetta furba, per nascondere il vero intento di Nordio, sul quale tutti sono d’accordo. Lo scopo è quello di sottomettere i giudici a chi vince le elezioni.
Nato da poco il comitato dei cattolici per il Sì, che si pone l’obiettivo di contrastare una certa giurisprudenza creativa in materia di fine vita e diritti lgbtq+. Anche qui ragioni sbagliate per una riforma giusta?
Non sopporto chi strumentalizza la religione per condizionare le scelte politiche. Poi c’è un equivoco di fondo. È lo stesso discorso della Meloni che chiede ai giudici di adeguarsi alle politiche securitarie del governo. I giudici devono garantire i diritti e le libertà di tutti, anche di chi delinque o di chi non si conforma ai precetti religiosi. Altrimenti saremmo come in Iran od in Corea, le cui Costituzioni dicono che la magistratura è autonoma mentre nei fatti realizza i desideri di cui è al potere. Invece, nei Paesi liberali, le decisioni dei giudici, sollecitati dai ricorsi degli avvocati, tutelano i diritti e le garanzie di tutti, soprattutto delle minoranze.
Ieri a Firenze si è riunita la sinistra per il Sì. Sorpreso?
Mi permetta una battuta: un mio vecchio amico mi spiegava che è difficile capire chi sia davvero di sinistra ma di dubitare sempre dei politici che precisano di esserlo. Contano i fatti, non le sigle. Comunque, non ci trovo nulla di strano. Il referendum Nordio non è questione di governo od opposizione, di destra o sinistra. Riguarda l’equilibrio fra i poteri. Chi sogna Trump, chi preferisce che chi vince comanda senza limiti e controlli deve votare Si. Chi sogna un paese liberale, chi preferisce che ogni potere sia limitato e controllato, deve votare NO.
Qual è la cosa che meno le piace della campagna referendaria?
La speculazione su entrambi i fronti sui morti (da Falcone a Tortora, da Vassalli a Borsellino), che non possono rispondere, non possono dire oggi come avrebbero votato, non conoscono l’attuale situazione del processo penale ed il contesto generale in cui si inserisce la riforma.