al 9 gennaio in esclusiva su Sky e in streaming su Now, arriva un attesissimo prequel in sei episodi, prodotto da Sky Studios e da Cattleya, dell’epica saga crime Sky Original tratta dall’omonimo bestseller di Roberto Saviano: Gomorra – Le Origini. Perché attesissimo? Perché il fuoco di Gomorra – La serie non si è ancora spento e come in tutte le saghe epiche che si rispettino, una origin story è quasi d’obbligo, se si trova la chiave giusta.
In questo caso, come confermano Nils Hartmann per Sky e il produttore storico per Cattleya, Riccardo Tozzi, il passo giusto è stato quello di mettere alla supervisione artistica ed alla regia del progetto colui che è al tempo stesso sia figlio di questa serie che padre: Marco D’Amore. Co-sceneggiatore del progetto insieme a Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli, creatori insieme a Roberto Saviano, D’Amore, oltre a dirigere i primi 4 episodi dividendosi il compito con Francesco Ghiaccio, torna alla Napoli del 1977 che ha visto crescere il futuro boss Pietro Savastano, reso celebre in Gomorra-La serie da Fortunato Cerlino.
Interpretato per Gomorra- Le Origini dal giovane Luca Lubrano, Pietro è un ragazzo di strada di Secondigliano che insieme al suo inseparabile gruppo di amici sogna una vita migliore, per loro e per le loro famiglie. “All’inizio ho detto di no al progetto”, confessa Marco D’Amore ad inizio conferenza tenutasi il 15 dicembre: “perché nutro un sentimento di profondissima riconoscenza e di devoto amore verso la serie e quindi, a bilancio di 10 anni di vita tra direzione, recitazione, la possibilità che mi è stata data di esordire alla regia con un progetto che è stato L’Immortale, sentivo di non avere forse la capacità di dare ancora qualcosa, nutrendo forse anche un pregiudizio rispetto al timore che sentivo di battere una strada che forse avevamo già percorso, ed era stata percorsa bene”.
Ma poi aggiunge: “e invece sono stato smentito dalla capacità e dalla volontà di Sky e di Cattleya di non avere timore di sterzare, dal talento di Maddalena e di Leonardo. E visto che io sono un melologo, m’è venuto in mente De Gregori quando a un certo punto scrive: “tra il bufalo e la locomotiva la differenza salta agli occhi; la locomotiva ha la strada segnata, il bufalo può scartare di lato e cadere”. E ho sentito che tutti insieme volevamo accollarci la responsabilità di sterzare e di cadere perché era necessario, andare da un’altra parte, assumerci le responsabilità e rischiare di cadere. Stiamo in piedi”. “E sì, stiamo in piedi” concorda sollevato Nils Hartmann, Executive Vice President Sky Studios Italia che ricorda l’importanza della serie madre per Sky e per l’Italia audiovisiva nel mondo, dati i 190 territori “conquistati” in termini di critica e pubblico: “La domanda più frequente all’estero era: ‘Quand’è che torna Gomorra?’. È la serie più vista su Sky, superando titoli come Il Trono di Spade. Industrialmente sarebbe stato facile allungare semplicemente il brodo, ma abbiamo sterzato quando abbiamo trovato l’idea giusta. Siamo tornati al nostro DNA lanciando giovani talenti emergenti con Marco D’Amore al timone”.
Nelle sue note di regia di Gomorra – Le Origini, Marco D’Amore ricorda che anno è stato geo-politicamente e socialmente quel 1977 per portarci a comprendere le differenze nella percezione di quello stesso anno a Napoli, a Secondigliano, nella vita dell’adolescente Pietro Savastano. D’Amore scrive: “Nel 1977, nel quartiere Ises di Secondigliano, un bambino su sette muore per denutrizione e per le precarie condizioni igieniche. Scugnizzi e guagliuni scalzi nel fango, il colera del ’73, ‘o contrabbando de’ sigarette, le bische, le puttane e la malavita dei guappi. Il 21 gennaio del ’77 Jimmy Carter diventa presidente degli Stati Uniti, in Italia hanno inizio le trasmissioni televisive a colori, a Buenos Aires cominciano le manifestazioni pacifiche delle Madri di Plaza de Mayo e qualcuno in Ohio riceve segnali dallo spazio che collega ad intelligenze extraterrestri”.
Cosa ci mostra di ciò che siamo oggi ed anche dei giovani d’oggi e di ieri, questa indagine dentro l’educazione criminale del futuro boss? Marco D’Amore risponde alla domanda spiegando come Gomorra – Le origini catturi un’epoca che ha definito il volto della criminalità moderna: “In questa serie c’è un’indagine molto precisa della realtà, fatto salvo che esistono le licenze poetiche. Raccontiamo di una Secondigliano spaccata in due da questo Corso Umberto, per cui da una parte ci sono i commerci più fiorenti, una città anche operaia, operosa e dall’altra parte di questo corso c’era invece una zona completamente abbandonata. La serie comincia entrando in un piccolo bar e si sente un documentario del tempo che recita: “Nel 1977, nel quartiere Ises di Secondigliano, un bambino su 7 non raggiunge il primo anno di età”. Questa è Storia, che non giustifica, non solleva, ma che ti fa dire: questo è il tempo e questo è il contesto da cui si parte a raccontare. E quindi poi quei ragazzini li vedi alle prese con l’indigenza, con un risentimento che non è giustificabile ma che dovrebbe essere comprensibile nel momento in cui si capisce che questi ragazzi non desiderano per se stessi granché, non sognano i sogni che dovrebbero sognare i bambini”. “E questo secondo me risuona con il presente – prosegue D’Amore – perché mi chiedo: al netto di attitudini diverse, bambini che si guardano intorno e vedono le proprie città distrutte dalla guerra, che tipo di sentimenti possono nutrire per il futuro? Che tipo di sguardo possono avere sulla vita? E soprattutto, che tipo di uomini diventeranno quei bambini che oggi stanno subendo tutto ciò? È la stessa domanda che mi sono posto pensando al Pietro adulto, mi son detto: ma quell’uomo così violento che abbiamo visto in azione, che ragazzo era? Che vita ha vissuto per diventare quell’essere umano? Perché queste sono, vedete, non certezze ma domande che noi ci poniamo, che poi lasciamo allo spettatore che compie il percorso, lo conclude con la propria intelligenza, la propria sensibilità. Sono domande aperte: c’è un uomo che per essere così, che ragazzo è stato? Che cosa gli è stato tolto o privato? Cosa non ha avuto? Questo ci agita quando scriviamo, quando dirigiamo. Non abbiamo nessuna volontà di dire “è così”, nessuna volontà di insegnare niente a nessuno, nessuna volontà di educare: sono echi di domande che ci tormentano quando noi mettiamo le mani sulla vita altrui”. Nel periodo in cui Gomorra – Le Origini è stata presentata, era stato appena depositato da Fratelli d’Italia il disegno di legge che punirebbe chi racconta o rappresenta comportamenti mafiosi in libri, serie TV e social.
Roberto Saviano l’ha rinominata Legge Omertà e Marco D’Amore, unendosi ai suoi colleghi e amici, all’indomani anche di 75.000 posti di lavoro a rischio nell’audiovisivo italiano, ha detto al riguardo: “Il nostro è un Paese che c’ha un debito pubblico importante e quindi, visto che le pene non sono solo pecuniarie ma anche detentive, dovranno allargare parecchio le patrie galere, che ci faremo arrestare in parecchi. I detenuti pesano sulla spesa pubblica, non gli conviene. Poi, io ho sempre pensato al mio mestiere come a un mestiere precario, che sostanzialmente poco interessa alla collettività. Poi però la vita mi ha fatto imbattere in esperienze molto umane e allora dico: Noi serviamo. Perché c’è un’intelligenza anche del cuore che è necessario alimentare e noi serviamo a questo. E allora nelle difficoltà forse è lì ancora che continueremo a produrre qualcosa di più interessante, di più acido, di più resistente a questa forza che ci viene contro e che ci dice di smettere. Invece noi, come Pinocchio nella guazza degli assassini, ripetiamo: voglio andare avanti, voglio andare avanti, voglio andare avanti”.