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Volenterosi a Parigi: una forza multinazionale in Ucraina ma gli USA non firmano la Dichiarazione, Meloni esclude militari italiani

Ukraine’s President Volodymyr Zelenskyy, left, France’s President Emmanuel Macron and Britain’s Prime Minister Keir Starmer, right, react during a family photo at the Elysee Palace in Paris, Tuesday Jan. 6, 2026, on the sideline of the Coalition of the Willing summit for Ukraine. (Ludovic Marin, Pool photo via AP)

Ukraine's President Volodymyr Zelenskyy, left, France's President Emmanuel Macron and Britain's Prime Minister Keir Starmer, right, react during a family photo at the Elysee Palace in Paris, Tuesday Jan. 6, 2026, on the sideline of the Coalition of the Willing summit for Ukraine. (Ludovic Marin, Pool photo via AP)

Soltanto dopo il cessate il fuoco una forza multinazionale sarà coinvolta sul territorio in Ucraina. Approva la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che però esclude l’invio di militari italiani: non c’è la premier nella foto a suggello del vertice a Parigi dei cosiddetti Paesi Volenterosi a sostegno di Kiev con il Presidente della Francia Emmanuel Macron, il premier britannico Keir Starmer e il Presidente dell’Ucraina Volodymyr Zelensky. A Parigi oggi proseguono i colloqui tra Ucraina e inviati statunitensi. Sul tappeto, per arrivare a un cessate il fuoco, la questione dei territori del Donbass e la presenza delle truppe occidentali.

30 leader occidentali e due inviati statunitensi in Francia. È durata oltre tre ore la riunione della coalizione all’Eliseo. “Giornata storica” per Macron. 35 Paesi della Coalizione hanno firmato la Dichiarazione di Parigi, gli USA non sono firmatari diretti del documento. Zelensky lo ha definito molto concreto: “Vogliamo essere pronti affinché, quando la diplomazia raggiungerà la pace, potremo schierare le forze della coalizione dei volenterosi è […] Sono stati compiuti progressi anche nelle discussioni con la delegazione statunitense a Parigi in merito al monitoraggio della pace”.

Secondo quanto scrive Radio Free Europe/Radio Liberty (Rfe/Rl) il contingente dovrebbe essere composto da un numero tra 15mila e 30mila soldati. “Non sono stati rivelati piani militari, ma la maggior parte delle truppe proverrebbe dalla Francia e dal Regno Unito, che guiderebbero la componente terrestre e aerea, mentre la Turchia ha indicato che si occuperà di garantire la sicurezza delle vie di trasporto nel Mar Nero. Tuttavia, non è ancora chiaro quanto una potenziale forza della Coalizione dei Volenterosi si schiererebbe vicina al punto di contatto. La maggior parte dei funzionari europei con cui RFE/RL è stata in contatto ritiene che il probabile dispiegamento avverrebbe nell’Ucraina occidentale per sostenere e addestrare le truppe ucraine”.

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha invece espresso “l’eventuale disponibilità” a dispiegare truppe, forse, “in un Paese Nato vicino all’Ucraina” ma non direttamente sul terreno. La forza multinazionale dovrebbe beneficiare del sostegno da parte degli Stati Uniti in caso di un attacco russo, Washington parteciperà anche alle garanzie di sicurezza sul Paese invaso dalla Russia. Secondo il Washington Post, gli USA guideranno il monitoraggio ad alta tecnologia tramite sensori, droni e satelliti di qualsiasi linea di cessate il fuoco in Ucraina per stabilire la colpa di possibili violazioni dei piani negoziati da Kiev e dai suoi alleati occidentali. Gli impegni di Washington restano insomma molto vaghi.

Resta defilata l’Italia: esprime massimo sostegno a Kiev ma senza truppe sul campo. Per Palazzo Chigi un incontro “costruttivo” e “concreto”, si legge in una nota. “Nel confermare il sostegno dell’Italia alla sicurezza dell’Ucraina, in coerenza con quanto sempre fatto” la premier “ha ribadito alcuni punti fermi della posizione del Governo italiano sul tema delle garanzie, in particolare l’esclusione dell’impiego di truppe italiane sul terreno”. La stessa nota sottolinea “la volontarietà della partecipazione delle Nazioni della Coalizione alla Forza multinazionale e il rispetto delle procedure costituzionali per le decisioni a sostegno dell’Ucraina in caso di futuro attacco, richiamati nella dichiarazione adottata, riflettono principi più volte ribaditi dall’Italia”.