Agli Stati Uniti – dopo gli attacchi a Caracas e la cattura e il trasferimento a New York del presidente Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores – la presidente ad interim Delcy Rodríguez ha chiesto un rapporto “equilibrato e rispettoso”, si legge nelle sue prime dichiarazioni rivolte al Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. “Estendiamo l’invito al governo degli Stati uniti a lavorare congiuntamente a una agenda di cooperazione, orientata allo sviluppo condiviso, nel quadro della legalità internazionale e capace di rafforzare una convivenza comunitaria duratura”.
Delcy Rodríguez è stata nominata dalla Corte Suprema venezuelana nella notte tra il 3 e il 4 gennaio. 56 anni, studi in Diritto del Lavoro in Francia, già ministra del Petrolio e degli Esteri, vicepresidente dal 2018. Figlia dell’ex guerrigliero marxista Jorge Antonio Rodríguez ucciso nel 1976 durante un interrogatorio sul sequestro di un imprenditore statunitense a Caracas, sorella dell’attuale presidente del parlamento Jorge. Era tra le poche donne nella ristretta cerchia di fedelissimi di Maduro, anche lei sottoposta a sanzioni da parte di USA e Unione Europea, accusata della repressione delle opposizioni.
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Rodríguez era stata tra i primi leader politici del Venezuela a intervenire pubblicamente dopo gli attacchi americani a Caracas e dopo la cattura di Maduro e della moglie da parte degli Stati Uniti. Aveva chiesto prove delle condizioni in vita dei due sequestrati e trasferiti. Quando nel pomeriggio Trump aveva tenuto una conferenza stampa nella sua residenza di Mar-a-Lago, in Florida, aveva riferito di un colloquio con il segretario di Stato Marco Rubio durante il quale la vice si era detta disponibile a collaborare. Rodríguez aveva accusato poco dopo Trump di voler rovesciare il governo di Caracas. “Nel Consiglio dei ministri di oggi, la presidente ad interim del Venezuela ha creato la commissione di alto livello per la liberazione del presidente Nicolas Maduro Moros e della prima dama e prima combattente, Cilia Flores”, ha annunciato oggi il ministro della Comunicazione e dell’Informazione Freddy Nanez.
Secondo retroscena del New York Times, l’amministrazione statunitense l’aveva scelta da tempo per sostituire Maduro per via della sua esperienza nel settore petrolifero e per alcune aperture ai privati nell’economia venezuelana. Trump non ha comunque chiarito come intende procedere con la gestione del Venezuela. “Dipende da quello che succederà. Dipende un po’ dalla nuova amministrazione, se così la si può chiamare” mentre le compagnie petrolifere statunitensi “interverranno e ricostruiranno il sistema”. In teoria dovrebbero essere convocate nuove elezioni in tre mesi.
Il Presidente degli Stati Uniti non ha comunque escluso un secondo attacco “se necessario. Stiamo trattando con persone che sono appena entrate in carica. Non chiedetemi chi sia al comando, perché vi darò una risposta che sarà molto controversa. In questo momento stiamo pensando più a ‘sistemare’ il Venezuela che alle elezioni, le elezioni si terranno al momento giusto”. Il segretario di Stato Marco Rubio lo ha però parzialmente smentito, spiegando che gli USA non governeranno giorno per giorno il Venezuela ma che si occuperanno di far rispettare la “quarantena petrolifera” sul Paese.
Secondo il Washington Post, che cita due persone vicine alla Casa Bianca, Trump non avrebbe sostenuto la leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado perché la Premio Nobel per la Pace ha accettato il riconoscimento cui lo stesso Presidente americano anelava. “Se avesse rifiutato e avesse detto: ‘Non posso accettarlo perché è di Donald Trump’, oggi sarebbe la presidente del Venezuela”. Machado aveva comunque dedicato il Nobel al tycoon.