X

Omicidio di Aurora Livoli: l’uomo accusato, il giallo della scomparsa e del ritrovamento, l’altra vittima

FOTO DA LAPRESSE

FOTO DA LAPRESSE

Emilio Gabriel Valdez Velazco avrebbe già aggredito in passato altre donne: almeno tre le accuse di violenza sessuale. Fino all’ultima, quella di aggressione ai danni di Aurora Livoli, 19 anni, trovata morta la mattina del 29 dicembre nel cortile di un palazzo a Milano. L’uomo è indagato, accusato di omicidio volontario, è il principale sospettato della morte della 19enne ritrovata nella zona Nordest di Milano, senza documenti e senza telefono, parzialmente svestita e con alcuni lividi sul collo. Secondo i risultati preliminari dell’autopsia la vittima sarebbe stata strangolata.

Valdez Velazco ha 57 anni, peruviano, domiciliato a Cologno Monzese. Arrestato già nel 2019 per una violenza sessuale ai danni di una connazionale in via Padova a Milano. Era stato condannato a nove anni di reclusione ma era stato scarcerato e nel 2024 gli era stato notificato un provvedimento di espulsione, che non era diventato esecutivo a causa del passaporto scaduto e di un certificato medico che attestava la sua “inidoneità” al trattenimento in un Cpr prima del rimpatrio.

Le altre due accuse di violenze sessuali, entrambe a Cologno, risalirebbero al luglio del 2024 ai danni di una 40enne e al luglio del 2025 ai danni di una 19enne. Gli era stato negato il permesso di soggiorno per ragioni di pericolosità sociale. Si trova al momento in carcere, a San Vittore, per l’aggressione ai danni di un’altra 19enne alla fermata della M2 di Cimiano. Aggressione che si sarebbe consumata la stessa serata della morte di Livoli. “Stavo guardando il telefono, all’improvviso quell’uomo mi ha presa da dietro per il collo stringendomi fortissimo. Così forte che non riuscivo a respirare né a parlare – ha raccontato l’altra ragazza aggredita in un’intervista a Repubblica – Mi chiedeva di dargli il telefono e i soldi e mi diceva di stare zitta. Avevo paura, quindi ho fatto quello che mi diceva e gli ho dato il cellulare, perché non avevo soldi con me. Poi mi ha detto di alzarmi”.

“Io sentivo che mi stava portando verso i binari, così ho fatto forza con i piedi perché ho capito che mi voleva buttare sui binari. Appena mi sono opposta, lui ha cambiato idea: mi ha detto di scendere le scale mentre mi stringeva più forte il collo e mi continuava a dire di stare zitta, che mi avrebbe uccisa. E intanto stringeva sempre di più”. Ha raccontato di essersi salvata dopo aver gridato, le persone appena uscite dal treno della metropolitana sono intervenute e l’hanno aiutata. Il giorno dopo la denuncia l’ha riconosciuto tramite delle fotografie. Per l’aggressione è andata in Pronto Soccorso, ferita soprattutto al collo. “Potevo essere io al suo posto”, ha detto a proposito di Aurora Livoli, dopo aver letto della morte della ragazza ritrovata senza vita nel cortile di un condominio in via Paruta.

All’inizio non se ne conosceva l’identità, erano stati i genitori adottivi a riconoscerla tramite le foto diffuse dai Carabinieri: dei frame tratti dai filmati delle telecamere di sorveglianza che l’avevano inquadrata. La madre e il padre della ragazza, originaria di Fondi, in provincia di Latina, avevano denunciato la scomparsa della ragazza a inizio novembre e avevano avuto un ultimo contatto con i familiari il 26 novembre. L’uomo sarà interrogato giovedì 8 gennaio, tramite il suo avvocato ha già anticipato di voler rilasciare delle dichiarazioni.