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A Torino ai domiciliari anche i ragazzini: la giustizia forcaiola rispolvera gli anni ’70, mancano solo i “cattivi maestri”

Photo by Marco Alpozzi/Lapresse

Photo by Marco Alpozzi/Lapresse

Nella città del violento sgombero ai danni dell’Askatasuna la macchina repressiva riesce a prendersela addirittura con i ragazzini mandandone alla detenzione domiciliare sei tra i 16 e i 17 anni per resistenza aggravata a lesioni a pubblico ufficiale. Si erano scontrati davanti al liceo Einstein di Torino con i giovani di Fratelli d’Italia impegnati in un volantinaggio.

Scrive il Gip che ha firmato il provvedimento con una motivazione emergenziale più da anni ’70 che da terzo millennio: ”Gli indagati pur dichiarando di condannare forme di oppressione, autoritarismo e prevaricazione finiscono per adottare esattamente gli stessi metodi coercitivi giustificandoli attraverso una presunta superiorità morale degli obiettivi perseguiti. Gli indagati arbitrariamente distinguono tra violenza ‘illegittima’, esercitata dallo Stato e dalle controparti politiche che contestano, e la violenza ‘giusta’ da loro praticata giustificata e confusa per ‘resistenza’”.

Il giudice, che fa copia e incolla con la richiesta di quella che viene considerata la procura più forcaiola d’Italia, sostiene “non vi siano misure meno afflittive della detenzione domiciliare perché non sono idonee a inibire il rischio di nuovi reati. Lo spregio manifestato per l’ordine costituito non permette di fondare una valutazione favorevole circa il rispetto delle medesime”.

Il giudice aggiunge che trattandosi di reati particolarmente gravi commessi con l’uso della violenza ritiene di poter decidere senza il previo contraddittorio relativo alla recente nuova normativa. Ci sarebbe un pericolo di reiterazione dei reati in un contesto di escalation violenta e sistematica partecipazione a disordini. Insomma avvisarli dell’imminente misura significherebbe lasciargli ulteriore tempo per atti di violenza.

Ma il clima è tale che c’è di più. Si va oltre la decisione del Gip. I dirigenti di Forza Italia di Torino, Marco Fontana e Roberto Rosso, aggiungono: “Attendiamo che vengano perseguiti gli istigatori di questi giovani perché una guerriglia urbana strutturata a farla non possono essere minorenni da soli”.

Insomma parte un invito perentorio a cercare il “Grande Vecchio” che sta dietro i ragazzini del liceo Einstein, un “cattivo maestro” qualcuno che plachi la sete di chi continua a non interrogarsi sui fenomeni sociali ma a berciare “In galera, in galera”. Come faceva Bracardi mezzo secolo fa ad “Alto Gradimento”. Ma almeno Bracardi faceva ridere.