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La strage di Bondi Beach non può nascondere il genocidio di Gaza

AP Photo/Mark Baker

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Restare umani significa anche non stilare mai una gerarchia degli orrori, non piangere solo i propri morti cancellando o addirittura irridendo gli altri. Restare umani è non accettare il cinico doppio standard del lutto. È l’ammonimento lanciato dalle colonBne di Haaretz da Gideon Levy. Il cinico doppio standard di cui scrive Levy riguarda la risposta d’Israele al barbaro massacro di Bondi, la “strage di Hanukkah”.

Scrive Levy: “Mentre i due assassini massacravano gli innocenti sulla spiaggia di Bondi, una donna sulla spiaggia di Khan Yunis cercava di spazzare via con una scopa l’acqua che aveva allagato la tenda che era la sua casa. Stava lì in piedi e gridava, mostrando ai suoi bambini tremanti i loro vestiti logori, laceri e inzuppati d’acqua, ma nessuno la ascoltava. Il mondo aveva spostato la sua attenzione sul massacro di Sydney. Nei giorni seguenti, il mondo ha espresso shock per l’atroce crimine dell’omicidio di 15 ebrei. Tutti erano inorriditi da ciò che era accaduto. Il massacro di Bondi meritava questo shock globale. Ma lo shock era accompagnato da ipocrisia, cinismo e doppi standard. Il primo e più importante era, ovviamente, il primo ministro Benjamin Netanyahu, che si affrettò ad attribuire la responsabilità del massacro al primo ministro australiano Anthony Albanese. Netanyahu sa bene cosa significa assumersi la responsabilità personale, ed è per questo che si è affrettato ad accusare il suo omologo di aver osato riconoscere uno Stato palestinese; apparentemente, c’è un legame tra il riconoscimento vuoto di uno Stato immaginario e il massacro. Israele non perde mai l’occasione di trarre vantaggio politico e propagandistico da ogni attacco terroristico. Sono state immediatamente diffuse anche allusioni agli avvertimenti del Mossad che l’Australia avrebbe ignorato. Gli australiani non sanno come combattere il terrorismo e non vogliono farlo. Guardate noi: qui non ci sono attacchi terroristici. Un ministro è andato ai funerali a Sidney, percorrendo la distanza tra Gerusalemme e Sydney molto più velocemente di quanto qualsiasi ministro abbia percorso la distanza tra Gerusalemme e Nir Oz, il rappresentante di un governo che non ha partecipato a nessun funerale dei suoi cittadini vittime della guerra di Gaza. ‘Come mai il governo australiano non ha inviato rappresentanti ai funerali degli ebrei?’, si sono lamentati in Israele. L’ardire ha superato ogni limite”, annota ancora Levy Ma la narrazione di regime inciampa in un particolare che la smonta.

“Il sollievo, tragicamente comico, è arrivato sotto forma dell’eroe australiano-siriano che ha salvato gli ebrei. Netanyahu ha persino cercato di parlare dell’’eroismo ebraico’, fino a quando non è arrivata l’imbarazzante informazione sull’identità di Ahmed al-Ahmed e, per un momento, tutte le affermazioni secondo cui tutti i musulmani e gli arabi del mondo sono colpevoli di omicidio innato sono state messe a tacere”, osserva in proposito Levy. E qui il doppio standard s’intreccia con la disumanizzazione dell’altro da sé che permea il pensiero e l’agire della destra d’Israele.

Così Levy: “È possibile che esista un arabo che dimostri umanità e coraggio? Un altro castello di carte è crollato, ma solo per un momento, ovviamente. I dibattiti sull’antisemitismo hanno immediatamente ripreso il sopravvento, anche quando era chiaro che gli assassini erano dell’Isis, che combatte non solo gli ebrei ma l’intero Occidente. Anche la solita accusa all’Iran ha incontrato una spiacevole difficoltà fattuale: l’Isis e l’Iran sono nemici. Che peccato che i terroristi non fossero palestinesi. Ciò avrebbe facilitato la propaganda e aumentato i profitti. Ciononostante, attacchi terroristici di questo tipo servono alla propaganda israeliana: mettono gli ebrei e gli israeliani sullo stesso carro dei disastri: quanto è bello unirsi quando il mondo intero è contro di noi. Un immaginario destino comune di un rabbino australiano e di un soldato israeliano nella Striscia di Gaza viene usato come arma contro i critici più accaniti di Israele: guardateci, quanto siamo pietosi, il mondo intero è contro di noi e ci sta massacrando. Soprattutto c’è la nube del doppio standard: il massacro di 15 persone su una spiaggia di Sydney può offuscare i massacri orribilmente grandi a Gaza. A Bondi Beach c’erano due assassini. A Gaza, dietro i massacri ci sono un intero Paese e un intero esercito. Almeno 36 persone, 18 delle quali bambini, sono morte nel maggio scorso durante un attacco a una scuola a Beit Hanoun. Ci sono stati molti altri massacri come quello, anche durante il “cessate il fuoco” in cui sono già state uccise centinaia di innocenti abitanti di Gaza.  Il massacro di Bondi Beach non può coprire tutti i massacri nella Striscia di Gaza. I palestinesi possono solo guardare con gli occhi pieni di lacrime dalle loro tende fatiscenti che non proteggono i loro occupanti dai venti sferzanti, mentre il mondo è scioccato da Bondi e li dimentica con allarmante rapidità”, annota con ragionata amarezza Levy.

L’Israele che resiste ha un appuntamento decisivo nell’anno che sta per entrare: le elezioni legislative, previste per la fine di ottobre 2026. La campagna elettorale è già iniziata. La più dura e feroce campagna elettorale dell’intera storia del Paese. Un all in esistenziale. Proseguire sulla linea della guerra permanente perseguita da Netanyahu e dal peggiore governo nella storia d’Israele o provare a invertire radicalmente la rotta. Per provarci, le opposizioni devono mostrare coesione e perseguire con la necessaria determinazione la strada dell’unità tra ebrei e arabi israeliani.

Scrive Levy: “Gli elettori arabi potrebbero cambiare il destino di Israele nelle prossime elezioni generali, niente di meno. Sono proprio i politici arabi che potrebbero essere in grado di fermare il terribile declino; figure dell’opposizione ebraica come Bennett, Yair Lapid e Yair Golan probabilmente non saranno in grado di farlo senza un sostegno che includa anche gli arabi. Il timore di una collaborazione con i partiti arabi è infondato; il ruolo della leadership dell’opposizione è quello di smentirlo, non di alimentarlo o di soccombervi. Devono dire ai loro elettori: Odeh, Tibi e Abbas sono tutti legislatori di grande levatura e potrebbero essere ministri eccellenti, sicuramente migliori della maggior parte dei candidati ebrei”.