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Trump si autocelebra nel discorso alla Nazione: “America era morta e fallita, con me è tornata più forte che mai”

President Donald Trump smiles during a Hanukkah reception in the East Room of the White House, Tuesday, Dec. 16, 2025, in Washington. (AP Photo/Alex Brandon)

President Donald Trump smiles during a Hanukkah reception in the East Room of the White House, Tuesday, Dec. 16, 2025, in Washington. (AP Photo/Alex Brandon)

Nessuna sorpresa, nella forma e nel contenuto del messaggio alla Nazione del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Già dall’incipit del suo discorso: “Undici mesi fa ho ereditato un disastro”. Quell’America resa Great Again dal messianico e perfettissimo tycoon repubblicano era appena due anni fa un mondo “invaso” da migranti illegali, transgender negli sport femminili, vittima dei “peggiori accordi commerciali mai siglati”. Scenario apocalittico insomma. “Un anno fa il Paese era morto, fallito. Ora non lo è più”. E certo, ci mancherebbe: è un’Età dell’Oro per gli USA, secondo la propaganda del tycoon, come inciso anche nelle nuove e grottesche targhe alla Casa Bianca dedicate ai Presidenti.

18 minuti di discorso a reti unificate dalla White House addobbata per il Natale. L’America è tornata, in estrema sintesi. Poca politica estera, soprattutto politica interna. “L’America è tornata ed è più forte che mai. Un paese leale verso i suoi cittadini. Facciamo invidia a tutto il mondo. Siamo rispettati in tutto il mondo, come non lo siamo mai stati prima”. Trump ha promesso un boom economico e annunciato che il prossimo presidente della Fed sarà “una persona che crederà fortemente nei tassi di interesse bassi”.

Nel suo discorso Trump ha celebrato la discontinuità rispetto al governo precedente e ha rivendicato i successi straordinari raggiunti in pochissimo tempo. “So sistemando le cose”. Ha parlato dei prezzi crollati dopo il suo insediamento, anche se i dati sull’inflazione galoppante dicono altro. “I prezzi stanno scendendo velocemente, c’è ancora da fare ma abbiamo fatto progressi. I salari stanno crescendo molto più rapidamente dell’inflazione”. Ha riportato un dato non verificato della riduzione del 33% per la tradizionale festa del Ringraziamento e del 600% dei prezzi dei farmaci. Questi numeri sono stati subito contestati da diversi economisti e osservatori.

Otto guerre risolte, incluso quella in Medio Oriente – e anche questo genere di affermazioni sono state spesso contestate negli ultimi mesi. Il narcotraffico via mare “annichilito”, alla luce delle ultime operazioni contro il Venezuela. Dazi, “la mia parola preferita”, che avrebbero contribuito a 18 trilioni di investimenti. “Siamo pronti per un boom economico senza precedenti nel mondo” nel 2026, quando gli Stati Uniti ospiteranno la Coppa del Mondo Fifa insieme con Canada e Messico per la quale non mancano tensioni per via della proposta sui cinque anni di controlli sull’attività social a chiunque entri con un visto ESTA negli USA, misura che potrebbe precludere l’arrivo di molti turisti e tifosi.

Trump ha anche annunciato l’invio, prima di Natale, di un assegno extra da 1776 dollari – cifra non casuale, rimanda alla fondazione degli Stati Uniti d’America il cui 250esimo anniversario ricorrerà l’anno prossimo – a circa un milione e mezzo di militari. Warrior Dividend, Il dividendo del guerriero. Ha annunciato una riforma dell’edilizia abitativa e del sistema sanitario che manderà in soffitta il sistema di assicurazione sanitaria sovvenzionato noto come Obamacare. Della crisi abitativa ha accusato gli immigrati che “rubano” posti di lavoro, “sovraccaricano” gli ospedali e vivono sulle spalle dei contribuenti. Si è preso il merito di aver avviato un processo di “migrazione inversa” o “remigrazione”.

Dimostrazione plastica della delegittimazione e dell’avversione nei confronti dei suoi predecessori democratici sono le nuove targhe installate sotto i ritratti degli ex presidenti nel cosiddetto “Presidential Walk of Fame”, lungo il colonnato che collega lo Studio Ovale al South Lawn, che hanno rotto una tradizionale neutralità storica. Biden, tra l’altro l’unico a non avere un ritratto, è descritto come “di gran lunga il peggior presidente della storia americana” ed è accusato di aver vinto “l’elezione più corrotta di sempre” e di aver portato il Paese sull’orlo del collasso economico e sociale. Di Obama viene citato il secondo nome, Hussein, descritto come “uno dei presidenti più divisivi della storia americana”. Attaccato anche George W. Bush, repubblicano ma mai vicino al tycoon, attaccato per aver avviato le guerre in Afghanistan e Iraq “che non sarebbero mai dovute accadere”.

E invece Trump è celebrato enfaticamente, protagonista di una “storica vittoria elettorale” e dell’inizio di una nuova “età dell’oro dell’America”, molteplici i successi citati tra politica interna ed estera. La portavoce Karoline Leavitt ha spiegato senza alcuna forma di imbarazzo che molte targhe sono state scritte direttamente dal presidente, definendole il frutto di una lettura personale ma legittima della storia. Tutto nella norma insomma, a differenza di quanto fatto osservare da diversi storici presidenziali in una Casa Bianca mai così esplicitamente vetrina propagandistica, tra l’altro oggetto di un restyling ispirato alla Trump Tower e a Mar-a-Lago.