Gentile Direttore,
in un articolo della bravissima Angela Stella sull’Unità del 16 u.s. leggo la seguente citazione delle parole pronunciate dal viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto: “Provvedimenti come amnistia e condono delle pene generano percentuali altissime di recidiva che arrivano fino all’87%”. Trasecolo.
I dati di realtà, accertati su base scientifica, sono di tutt’altra natura. Gli effetti sulla recidiva dell’ultimo provvedimento di clemenza, approvato dal Parlamento italiano (l’indulto del 2006) vanno in una direzione ben diversa. Secondo la ricerca commissionata dal Ministero della giustizia all’Università di Torino, curata dal professor Giovanni Torrente, degli oltre 27 mila detenuti scarcerati nei mesi successivi all’approvazione dell’indulto, solo il 33,92% era rientrato in carcere cinque anni dopo, a fronte di un dato generale che vede intorno al 68,7% la percentuale di recidiva ordinaria: quella registrata tra quanti scontano interamente la propria pena in cella. Secondo l’indagine di F. Drago, R. Galbiati e P. Vertova (The Deterrent Effects of Prison: Evidence from a Natural Experiment, in Journal of Political Economy, n. 2/2009) il tasso di recidiva tra i beneficiari dell’indulto del 2006 è diminuito del 25%.
- Tutti contro l’indulto, e intanto in carcere muore la Costituzione
- Detenuta trovata morta nel carcere di Rebibbia, l’ennesimo decesso a due giorni dalla visita di Mattarella
- Alemanno e il carcere di Rebibbia al gelo tra docce fredde e caldaie rotte: “Nordio sconfitto dal Generale Inverno”
- Carceri: quattro morti in poche ore, continua la strage ma il governo Meloni fa zero
E si tenga conto che gli effetti positivi del provvedimento furono limitati dalla mancata approvazione di un contemporaneo provvedimento di amnistia. Ciò nonostante i risultati generali furono assai positivi: non solo si è decongestionata la popolazione carceraria, ma sono state realizzate per i detenuti – se pure solo per un certo periodo – condizioni accettabili di vita e di lavoro. L’errore capitale è stato successivo: ovvero quello di non intervenire con riforme profonde e strutturali sul sistema penitenziario, che avrebbero reso più stabili le conseguenze delle misure di clemenza.
Ora, non mi illudo che la ruvida realtà dei fatti e l’aspra materialità dei numeri e delle statistiche possa convincere chi, per le più diverse ragioni e, in genere, per valutazione politica, è contrario ai provvedimenti di clemenza: ma, per lo meno, si parta dai dati veri e non dalle nostre paranoie. Cordiali saluti e buone feste.