Chiara Gribaudo, Vicepresidente del Partito democratico, Presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati.
Il mondo è marchiato da guerre e da una diseguaglianza planetaria che Oxfam ha ben documentato nel suo recente rapporto: nel 2024 la ricchezza complessiva detenuta dai miliardari dei Paesi del G20 è cresciuta di 2,2 trilioni di dollari. Un ammontare equivalente alle risorse necessarie a far uscire per un anno dalla povertà 3,8 miliardi di persone. Eppure, in Italia se – come ha avanzato Elly Schlein – solo si pensa a tassare gli ultraricchi, si scatena il pandemonio. Dove viviamo?
Viviamo in un mondo in cui, soprattutto dopo il Covid, le diseguaglianze – già molto elevate – sono cresciute ancora di più. In cui i redditi sono diminuiti e la quota dei profitti e, soprattutto, delle rendite è schizzata alle stelle. In Italia abbiamo 2,4 milioni di persone a rischio povertà, molte di queste lo sono nonostante abbiano un lavoro: gente che non arriva a fine mese nonostante abbia un impiego. Ormai i vecchi ascensori sociali – la scuola, il lavoro – non sembrano più funzionare. Banalmente, chi nasce ricco può diventarlo ancor di più, chi per vivere deve lavorare finisce per annaspare. Viviamo in un Paese, ma direi in un mondo, in cui le disuguaglianze sono evidenti e sotto gli occhi di tutti: ecco, in un ambiente del genere io sono fiera che la mia Segretaria faccia proposte sulle tasse agli ultraricchi. Lo ricordo: una tassa che non è pensata per la liquidazione dell’operaio ma per le proprietà multimilionarie di quei pochissimi che accentrano quantità enormi di ricchezza. Forse, l’orizzonte migliore per una proposta del genere sarebbe quello europeo e alcuni passi si erano fatti anche per una serie di norme transnazionali, ma la nuova presidenza USA ha bloccato tutto.
Non crede che il crescente astensionismo sia dovuto anche all’immagine che la politica da di sé, alimentata dai media? Tutto sembra ruotare attorno a posizionamenti personali, a campi o campetti più o meno larghi e accidentati o alla composizione di un dibattito?
Proprio così: veniamo da almeno trent’anni di destrutturazione totale della politica, durante i quali – specie negli ultimi quindici – abbiamo assistito a personaggi perlopiù da prendere in giro e ridotti a macchietta. Anni in cui la comunicazione politica e pubblica ha sostituito la sostanza, il che rappresenta un pezzo di problema perché poi trionfano la burocrazia e i burocrati. Chi paga il prezzo sono i cittadini a causa di inefficienza e inefficacia, ma le responsabilità vengono poi attribuite alla politica. Questo genera malessere e disillusione da tutto. I dati sull’astensionismo sono allarmanti: ormai è la maggioranza del Paese. Queste persone vanno recuperate e l’unico modo per farlo, a mio parere, continua ad essere quello di strutturare davvero i partiti, con una classe dirigente adeguata e proposte credibili.
Che classe dirigente è quella che si genuflette ai piedi di Donald Trump, millantando improbabili ruoli di “pontieri” tra l’America e l’Europa?
Si commenta da sola. Il termine “millantare” è corretto, perché, come è ormai evidente, le maschere sono cadute: chi ha ostentato per mesi amicizie e rapporti preferenziali è stato escluso non solo dalle decisioni ma anche dalle comunicazioni di queste stesse da parte di Donald Trump. Abbiamo assistito per troppo tempo a proclami propagandistici e a persone pronte a indossare il mantello del supereroe, o della supereroina, salvo poi non proporre una soluzione, a inchinarsi di fronte ai potenti e a fare la parte dei forti solo con i deboli. Non è un modo serio di fare politica, soprattutto in un momento delicato a livello mondiale come questo.
Alle armi, alle armi… C’è chi ha parlato e scritto della manovra economica, presentata dal Governo e in discussione in Parlamento, come di una “manovra di guerra”. E ora c’è anche Crosetto che ipotizza il ritorno alla leva obbligatoria.
Stimo il Ministro Crosetto, quindi ascolto con molta attenzione le sue dichiarazioni. Al netto di qualche boomer che crede che la leva possa formare i nostri giovani, c’è una valutazione che va fatta. Per decenni le nostre Forze armate si sono occupate solo di missioni di peacekeeping, peraltro con grandi risultati anche riconosciuti a livello internazionale. Ora il quadro è cambiato e un ragionamento su una revisione della loro composizione è necessario. Se il tema è creare una riserva, su base volontaria, discutiamone, non mi dispiace personalmente. Quanto invece alle spese per il riarmo mi piacerebbe che la discussione fosse più trasparente, anche a livello europeo. Cosa dobbiamo produrre? Per quale scopo? Aggiungo: possiamo immaginare una ricerca per tecnologie che siano utili anche per utilizzo da parte dei civili? Ultima domanda: vogliamo difendere l’Europa da chi la minaccia, ma cosa difendiamo? Perché io credo che quello che ci caratterizza come Europa siano i diritti e il welfare, sicché la spesa militare non deve andare a scapito del welfare, né le politiche interne possono smontare i diritti. Non servirebbe a nulla difendersi da nemici esterni se poi chi vuole smontare l’essenza dell’Europa è al suo interno.
Per finire, parliamo dello stato di salute del Pd. Elly Schlein al momento della sua elezione a Segretaria aveva annunciato di voler riformare profondamente il partito, la lotta ai cacicchi e così via. Oggi sembra che a fiorire siano nuove correnti. Sul piano interno, il Pd è irriformabile?
Il Pd non è irriformabile se diventa davvero il Pd. Un salto che, a mio avviso, non ha ancora fatto fino in fondo e forse farà solo tra qualche anno, però dobbiamo anche dirci che discutere, dentro ad un partito è sano. Noi culturalmente non siamo un partito appiattito sulle posizioni del leader di turno, però diciamo che se le correnti rappresentano idee a confronto allora hanno senso, mentre se servono per costruire filiere ad personam allora non lo hanno.