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Così la guerra ha portato Gaza indietro di 20 anni

AP Photo/Abdel Kareem Hana – Associate Press/ LaPresse

AP Photo/Abdel Kareem Hana - Associate Press/ LaPresse

Le condizioni di vita a Gaza sono tornate indietro di 20 anni, come conseguenza della guerra tra Israele e Hamas. Lo ha dichiarato l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa), sottolineando di aver bisogno di «tutte le risorse e le capacità possibili» per rispondere agli «immensi bisogni» di Gaza, le cui condizioni di vita «si stima siano tornate indietro di oltre 20 anni». L’agenzia ha assicurato di continuare a lavorare «senza sosta» nell’enclave e ha sollecitato l’ingresso dei suoi aiuti umanitari, ai quali Israele, a suo dire, non ha consentito l’ingresso diretto a Gaza per nove mesi.

Nei due anni di massicci bombardamenti israeliani, 70.000 tonnellate di esplosivi sono state sganciate su Gaza. Secondo l’agenzia Onu per l’Azione contro le Mine (Unmas) il 5-10 percento di queste munizioni, lanciate da Israele o abbandonate da Hamas, non sono ancora esplose: tra 3.500 e 7.000 tonnellate di ordigni rimangono sparse tra case, ospedali e scuole. Per i palestinesi sfollati all’interno dell’enclave che stanno tornando a casa con il cessate il fuoco, ciò significa imparare a vivere tra i resti della guerra che minacciano di esplodere da un momento all’altro.

Per il rappresentante dell’Unmas, Julius Van Der Walt, i rischi associati agli ordigni inesplosi sono «immensi», non solo per i due milioni di abitanti dell’enclave, ma anche per le operazioni umanitarie e gli sforzi di recupero. «Gli ordigni non esplosi sono una delle minacce più indiscriminate in qualsiasi conflitto, poiché non distinguono tra un operatore umanitario, un civile o un soldato – ha detto Van Der Waltla loro presenza mette tutti a rischio allo stesso modo». Oggi, secondo l’Unmas, più di 60 milioni di tonnellate di macerie coprono Gaza e, nascosti in queste rovine, le migliaia di ordigni inesplosi rappresentano un pericolo costante, soprattutto per i bambini. Secondo l’Onu, quasi tutti gli edifici residenziali sono stati danneggiati o distrutti dagli attacchi israeliani. In queste condizioni, quasi l’80% della popolazione ora vive in tende improvvisate o in mezzo alle macerie e la carenza di rifugi sicuri sta spingendo molte famiglie a stabilirsi vicino ad aree sospettate di contenere esplosivi. In totale, più di 400 persone sono state coinvolte in incidenti causati da ordigni inesplosi, secondo l’Unmas.

Almeno sei persone sono rimaste uccise nei raid israeliani di mercoledì sera a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, secondo quanto riportato da media palestinesi. Dall’inizio del cessate il fuoco, nella Striscia di Gaza, sarebbero stati uccisi oltre 340 palestinesi
Almeno 11 palestinesi sono rimasti feriti in diversi attacchi da parte di coloni in Cisgiordania. Lo ha riferito l’agenzia di stampa palestinese Wafa, rilanciata da Times of Israel. Un episodio di violenza è stato registrato a nord di Hebron, dove coloni dell’insediamento di Karmei Zur hanno aggredito contadini palestinesi con pietre, manganelli e gas lacrimogeni, ferendone sette che sono stati trasportati all’ospedale di Halul. E la chiamano pace.