La Germania ha deciso di ripristinare la leva obbligatoria. Cioè il servizio militare per tutti. In Francia, proprio ieri, il Presidente Macron ha annunciato che si farà la stessa cosa. Il ministro italiano della Difesa, Guido Crosetto, rispondendo a una domanda dei giornalisti ha aperto anche lui a questa possibilità. Ha detto che deciderà il Parlamento (cosa ovvia), ma ha anche detto che il problema di aumentare il numero di soldati a disposizione è aperto, dopo un lungo periodo di 15 anni nel quale gli Stati Europei hanno sempre ridotto il numero dei soldati e le spese militari. Crosetto è stato un po’ vago, ma ha annunciato che presenterà un disegno di legge in materia, e ha fatto capire che l’Italia è pronta a seguire Francia e Germania.
In Germania, oltre al ritorno alla leva obbligatoria, si sta preparando un piano segreto su come affrontare una guerra con la Russia. In Europa sono state respinte, con una maggioranza fascisti-popolari, le obiezioni delle sinistre che chiedevano che nel piano di riarmo fossero escluse le armi nucleari, il fosforo bianco, i laser accecanti e altri terrificanti strumenti di morte che colpiscono soprattutto i civili. L’Europa ha deciso che la guerra è guerra, e che è sbagliato limitarne gli orrori. Questo è il clima. È anche il tono della discussione. L’obiettivo comune dei centristi e delle destre è evidentemente quello della militarizzazione. Più armi, più soldati, il ritorno agli Stati con l’elmetto. Come era nei secoli scorsi. Sognano la fine della “ubriacatura pacifista” che ha prodotto otto decenni senza guerre in Europa. Una circostanza valutata come incongruente e negativa.
Chi spinge per la militarizzazione, naturalmente, sono le industrie delle armi. Ma trovano terreno fertile in una ideologia guerresca e reazionaria che sta montando in tutto l’Occidente e che non è altro che la ripetizione delle ideologie che nel Novecento e nell’Ottocento portarono a decine di guerre devastanti. Questa ideologia ha un nome: nazionalismo. Negli Stati Uniti la leva obbligatoria fu introdotta nel 1967 dal presidente democratico Lyndon B. Johnson. Ci fu una reazione spontanea e massiccia delle nuove generazioni. Milioni di persone in piazza (soprattutto neri), cartoline bruciate, obiezioni di coscienza di massa, fughe all’estero. Tra gli obiettori persino il campione mondiale di pugilato, pesi massimi. La rivolta contro la leva fu il carburante principale di quella esplosione, che dilagò in tutto il mondo, e che fu chiamata Sessantotto.