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Destra all’attacco del diritto allo sciopero, l’emendamento per “schedare” i partecipanti: polemiche e dietrofront di FdI

Destra all’attacco del diritto allo sciopero, l’emendamento per “schedare” i partecipanti: polemiche e dietrofront di FdI

Una proposta che manifestava l’aperta ostilità della maggioranza di governo per il dissenso, l’allergia della destra nei confronti degli scioperi, tema diventato oggetto di “battutine al veleno” della stessa premier Giorgia Meloni.

Ma quello presentato dal senatore di Fratelli d’Italia Matteo Gelmetti sarebbe stato un vero e proprio cambio di paradigma. Parliamo al passato perché Gelmetti ha poi ritirato il suo emendamento alla legge di bilancio con cui si obbligava tutti i lavoratori del settore dei trasporti a dichiarare “preventivamente” la propria intenzione di aderire a uno sciopero con sette giorni di anticipo, in forma scritta e irrevocabile.

“La comunicazione di adesione è irrevocabile e deve pervenire in forma scritta alle amministrazioni e alle imprese erogatrici dei servizi entro sette giorni dalla data prevista per l’astensione dal lavoro”, si leggeva nel testo di Gelmetti. A loro volta poi imprese ed amministrazioni avrebbero dovuto tener conto delle adesioni preventive “nella individuazione dei nominativi dei lavoratori tenuti a garantire le prestazioni indispensabili”. Un cambiamento sostanziale rispetto all’attuale legge 146 del 1990, che regola gli scioperi nei servizi pubblici e che prevede un solo obbligo in capo alle organizzazioni sindacali: comunicare solamente data, modalità e ragioni della protesta con un preavviso di dieci giorni.

La proposta di Gelmetti aveva però scatenato un coro unanime di critiche dal sindacato, per una volta unito: Cgil, Cisl e Uil si erano opposte da subito tramite le loro federazioni dei trasporti (Fit-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti) all’emendamento del senatore meloniano, chiedendone il ritiro immediato e annunciando di essere pronte a mettere in campo “tutte le iniziative necessarie a tutela dei lavoratori dei trasporti”. Annamaria Furlan, ex segretario generale della Cisl e oggi senatrice di Italia Viva, aveva definito la proposta “una vera e propria lesione del diritto costituzionale di sciopero”, oltre a “una norma inutile, perché la legge 146 già garantisce ampiamente i servizi minimi”. Stessa linea anche per Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl, sindacato tutt’altro che ostile al governo Meloni: “Non si possono schedare gli scioperanti, aprendo la strada a forme di pressione e discriminazioni”.

Per giustificare il suo intervento sulla materia, Gelmetti aveva parlato di “storture derivanti dalla normativa che attualmente regola gli scioperi nel trasporto pubblico”. “Oggi il solo annuncio di uno sciopero, anche da parte di una sigla sindacale minore, comporta che le aziende di trasporto siano costrette a ridurre del 50 per cento il servizio. Questo qualunque sia il reale livello di adesione allo sciopero stesso. Così capita che ad adesioni sindacali irrisorie corrispondano comunque grandissimi disagi per gli utenti. Un vero e proprio fenomeno di dumping degli scioperi che penalizza soltanto gli italiani”, le parole del senatore di FdI.

Quindi il passo indietro e il ritiro dell’emendamento, perché “per ragioni oggettive mancano le condizioni per una discussione approfondita ed ampia”, ma “ripromettendomi di presentare sull’argomento un disegno di legge più articolato, per il quale sono sicuro che sarà possibile quel confronto che adesso mancherebbe”, aggiunge Gelmetti.