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La fake news di Fatto Quotidiano e Gratteri che sfregia la memoria di Falcone e Borsellino

La fake news di Fatto Quotidiano e Gratteri che sfregia la memoria di Falcone e Borsellino

Il procuratore Gratteri ha letto in Tv alcune dichiarazioni di Giovanni Falcone contro la separazione delle carriere. Le dichiarazioni erano false. Cioè, se l’era inventata il “Fatto Quotidiano” che le aveva pubblicate insieme ad altre dichiarazioni false di Paolo Borsellino. Naturalmente non c’era nessuna malafede nella scelta del Procuratore Gratteri di leggere il presunto scoop del “Fatto”, perché è del tutto evidente che Gratteri si fidava del giornale di Travaglio. Del resto dobbiamo dire che anche noi ci eravamo caduti, sebbene ci fossimo molto stupìti della contraddizione tra quelle dichiarazioni attribuite a Falcone e alcune dichiarazioni del grande magistrato, conosciute, verificate e vere, nelle quali invece definiva “inevitabile” la separazione delle carriere. E’ stato Damiano Aliprandi, giornalista del “Dubbio”, a smascherare il falso clamoroso.

Il problema non è la evidente buonafede di Gratteri. È la credibilità. Gratteri è uno che ha il potere (grazie alla non separazione delle carriere che garantisce a tutti i Pm l’aiuto di Gip quasi sempre amici) di spedire in prigione un po’ chi vuole lui. Con quali elementi? Se è caduto nella trappola del “Fatto” – pensa un normale cittadino napoletano – può cadere in qualsiasi altra trappola. C’è da tremare. Come si può ovviare a questa crisi di credibilità? Noi avremmo un’idea: separare le carriere dei magistrati da quelle dei giornalisti, dei professori o dei protagonisti del talk show, e quindi evitare che i magistrati vadano in Tv a esporsi e a screditarsi almeno nei confronti di una parte probabilmente maggioritaria dell’opinione pubblica.

Detto questo resta il mistero del come e perché il “Fatto” abbia pubblicato quelle fake news. Marco Travaglio ieri ha scritto un editoriale per spiegare che sì, sfortunatamente le dichiarazioni dei due magistrati erano inventate di sana pianta, ma che comunque Borsellino non era favorevole alla separazione, e per sostenere questa tesi il direttore del “Fatto” cita frasi effettivamente scritte o pronunciate da Borsellino. Il problema è che in quelle frasi Borsellino criticava la riforma che avrebbe cambiato il processo, trasformandolo in processo accusatorio (mentre prima era inquisitorio). Chiaro che con il processo inquisitorio la separazione delle carriere era discutibile. Non con il processo accusatorio che prevede il confronto tra difesa e accusa, sullo stesso piano, e poi la sentenza di un giudice terzo. Del resto nessuna dichiarazione di Falcone e Borsellino, uccisi nel ‘92, può essere precedente alla riforma del 1999 con la quale fu approvato il nuovo articolo 111 della Costituzione che impone la separazione delle carriere. Né Falcone né Borsellino si sarebbero mai pronunciati contro la Costituzione. Questo è certo.

E poi c’è un’altra domanda che resta sospesa. Perché Travaglio non ha risposto a questa domanda. Ma come è successo che apparissero sul “Fatto” dichiarazioni di due personaggi così importanti nella storia d’Italia e che non erano vere? Qual è la fonte delle dichiarazioni false? E perché questa fonte ha falsificato le dichiarazioni? C’è stata una catena di errori o a un certo punto qualcuno – ma chi? – ha deciso di inventarsi questa bufala? Sarebbe importante saperlo. Perché l’incidente – Gratteri a parte – è un infortunio giornalistico molto grave. Qualche anno fa per errori giornalistici di questa portata scoppiava un putiferio politico.