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Mauro Berruto allenatore della Palestina: il ritorno alla pallavolo “nel posto più simbolico e fragile che si possa immaginare”

COLLAGE DI FOTO DA LAPRESSE + FACEBOOK

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È un ritorno alla pallavolo, al campo, alla panchina speciale quello di Mauro Berruto, deputato del Partito Democratico e in passato già allenatore della Nazionale italiana di volley. Sarà il nuovo allenatore della nazionale della Palestina, lo ha annunciato lui stesso con un post sui social network. “Torno in palestra, dopo dieci anni, per restituire un po’ di quel dono che lo sport mi ha fatto per tutta la vita: la possibilità di credere che anche nei luoghi più difficili, un campo da gioco possa ancora essere luogo di coraggio e speranza nel futuro”. Berruto non allenava da dieci anni. Non è chiaro quanto durerà tuttavia questo incarico, sembra pochi giorni.

E proprio da questo dettaglio parte Berruto per annunciare la sua scelta. “Non entravo in una palestra da dieci anni. Per scelta, forse per rispetto verso una parte di me che aveva chiuso un cerchio perfetto. Ho trascorso 25 anni ad allenare, ho avuto l’onore di guidare la Nazionale italiana di pallavolo maschile fino al bronzo olimpico di Londra 2012. Non pensavo di poter avere nulla di più. Ora, dieci anni dopo, accadrà di nuovo. Nell’ultima settimana di novembre, sì, tornerò ad allenare. Lo farò nel posto più simbolico e fragile che si possa immaginare: la Palestina. Su invito del Comitato Olimpico Palestinese e della Federazione Palestinese di Pallavolo, avrò l’onore di diventare per qualche giorno il Commissario Tecnico della Nazionale Palestinese di pallavolo maschile”.

Per 25 anni allenatore professionista di pallavolo, ha allenato in Italia, Grecia, Finlandia dove per sei anni è stato allenatore della Nazionale. È arrivato sulla panchina azzurra nel 2010 e ci è rimasto fino al 2015. La squadra ha vinto in quella gestione medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Londra 2012. È laureato in Filosofia presso l’Università di Torino con una specializzazione in Antropologia Culturale con un lavoro sul campo in Madagascar. Ha scritto romanzi ed è stato opinionista fisso per la Rai. Ha rivestito incarichi a livello governativo. È diventato responsabile dello sport per il Partito Democratico.

“Condurrò una serie di allenamenti con la squadra nazionale, corsi di formazione per allenatori e sportivi palestinesi, e parteciperò a incontri istituzionali dedicati allo sviluppo dello sport e alla diplomazia sportiva. Partirò per questo viaggio nel significato più profondo dello sport con Ouidad Bakkali, Laura Boldrini, Sara Ferrari, Valentina Ghio e Andrea Orlando. Insieme, porteremo un messaggio di pace, dialogo e cooperazione, convinti che lo sport possa ancora essere un linguaggio di riconciliazione. Allenare una nazionale, in qualunque parte del mondo, è sempre un privilegio. Allenare quella palestinese, oggi, è qualcosa di più grande: è un atto di fiducia nello sport come respiro di libertà”.

Ad accompagnare il post, una fotografia significativa: alcuni giocatori a colori, altri invece no. “Questa sarà la mia squadra. Gli atleti e, al centro, il coach che vedete in bianco e nero, purtroppo, non sono più tra noi”. Da parlamentare e da dirigente politico aveva promosso un’iniziativa per escludere gli atleti israeliani da tutte le competizioni sportive internazionali, ne aveva parlato in un’intervista a L’Unità. “Chi dice che lo sport deve stare fuori dalla politica (e viceversa) sa di dire una sciocchezza. Non è mai stato così, fin dalla Grecia antica. Già 2800 anni fa, gli atleti gareggiavano a Olimpia rappresentando la propria ‘polis’ (radice stessa della parola ‘politica’), diventavano esempio per la propria comunità che li premiava con quello che oggi chiameremmo un ‘vitalizio’: casa, pasti gratuiti e, spesso, proprio con ruoli politici o militari. Chiunque conosca la storia dello sport in modo non superficiale sa anche che lo sport non è mai riuscito a fermare le guerre. Nessuna guerra si è mai interrotta in una società che viveva in una strutturale condizione belligerante”.