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Gaza, dopo i bombardamenti israeliani torna in vigore la fragile tregua: almeno 100 morti nei raid dell’IDF

Gaza, dopo i bombardamenti israeliani torna in vigore la fragile tregua: almeno 100 morti nei raid dell’IDF

Almeno cento morti in poche ore, le “scaramucce”, come l’ha definite il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance, prima di ristabilire unilateralmente la tregua. Questo il bilancio della brutale offensiva dell’IDF, le forze di difesa israeliane, nella Striscia di Gaza.

Tra le vittime anche 35 minori, come riferito da fonti mediche negli ospedali ancora in piedi nell’enclave palestrinese, uccisi nella serie di attacchi israeliani contro case e tende di sfollati in varie parti della Striscia. “Almeno 101 morti sono stati portati in ospedale, tra cui 35 bambini, diverse donne e anziani”, ha precisato Mahmoud Bassal, portavoce della Difesa Civile. Fonti di cinque ospedali in territorio palestinese, che hanno ricevuto le vittime, hanno confermato il bilancio. Diverse vittime sono rimaste intrappolate sotto le macerie, con notevoli difficoltà per i soccorritori e le ambulanze nel raggiungerle.

Di diverso avviso la narrazione israeliana, con l’esercito che sottolinea di aver preso di mira oltre 30 comandanti di Hamas e di altri gruppi terroristici nella Striscia prima di ripristinare la fragilissima tregua imposta da Donald Trump ad entrambe le parti. “A seguito di una serie di attacchi, in cui sono stati colpiti decine di obiettivi terroristici in risposta alle violazioni di Hamas, l’IDF ha iniziato a far rispettare nuovamente il cessate il fuoco”, si legge in una nota dell’esercito. “Nell’ambito degli attacchi, l’IDF e l’Isa hanno colpito 30 terroristi che ricoprivano posizioni di comando all’interno delle organizzazioni terroristiche che operano nella Striscia di Gaza”, prosegue la nota.

Chi certamente resta ottimista sulle possibilità che il cessate il fuoco resti in vigore, ma soprattutto che si entri rapidamente nella seconda fase dell’accordo di pace, è Donald Trump, che è stato informato dal governo di Benjamin Netanyahu della ripresa delle operazioni militari nella Striscia. Il presidente Usa si è detto certo che il processo di pace in Medio Oriente “sta entrando nella sua seconda fase”, senza fornire ulteriori dettagli. Trump ha inoltre sottolineato come gli attacchi di Israele sulla Striscia di Gaza non vadano considerati come una violazione del cessate il fuoco: “Hanno ucciso un soldato israeliano. Pertanto, gli israeliani hanno reagito, e hanno dovuto farlo. Quando accadono cose come queste, devono farlo”. Trump si è detto tuttavia fiducioso nel fatto che la situazione attuale non rappresenta una minaccia per la cessazione delle ostilità e che “nulla metterà a repentaglio” l’accordo raggiunto su Gaza.

È di diverso avviso la Turchia, il Paese guidato da Erdogan che ha avuto un ruolo chiave negli accordi egiziani di Sharm el-Sheikh. Gli attacchi israeliani a Gaza costituiscono, per il ministero degli Esteri turco, una “chiara violazione del cessate il fuoco”. Nella dichiarazione si esprime “profonda preoccupazione per le segnalazioni di vittime civili. Sottolineiamo ancora una volta che il pieno rispetto del cessate il fuoco è fondamentale per preservare la speranza di una pace duratura e stabilire la sicurezza regionale”, ha affermato il governo turco. “Ribadiamo il nostro appello a Israele affinché rispetti il cessate il fuoco e si astenga da azioni che possano compromettere la pace e la stabilità”.

Anche Hamas ha pubblicamente negato di aver violato il cessato il fuoco dal suo ingresso in vigore il 10 ottobre scorso, e al contrario accusa Israele di ripetute violazioni. Tra queste l’uccisione di circa 100 abitanti di Gaza, l’attraversamento della “Linea Gialla” che separa la parte della Striscia controllata dall’IDF da quella controllata da Hamas a ovest, e il mantenimento della chiusura del valico di Rafah nel sud della Striscia.