Di educazione affettiva nelle scuole italiane non si può parlare, eppure di discorsi ce ne sarebbero da fare: basta dare uno sguardo alle cronache nazionali, con la piaga dei femminicidi (ultimo quello di Pamela Genini a Milano) che inviterebbe ad una ovvia riflessione con i più giovani sul ruolo della donna e sui rapporti tossici.
Invece la maggioranza ha votato in commissione Cultura della Camera un emendamento che vieta l’educazione sessuale ed affettiva anche alle scuole secondarie di primo grado, quelle che una volta si chiamavano le scuole medie.
- Educazione sessuale a scuola, la ricetta Valditara contro l’inesistente “ideologia gender”: corsi col consenso dei genitori
- Valditara cancella asterischi e schwa: una scuola del passato a immagine e somiglianza della destra di governo
- La Nuova Scuola di Valditara: i programmi del futuro puntano tutto sulla “Nazione” cara a Meloni
L’emendamento interessa un disegno di legge, il ddl Valditara, dal nome del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che già prevedeva il divieto di educazione affettiva nelle scuole dell’infanzia e nelle primarie. L’emendamento approvato, a prima firma della deputata leghista Giorgia Latini, estende quindi il divieto di affrontare tematiche sessuali anche alle scuole medie: restano per ore esclusi gli studenti delle superiori, dove però l’insegnamento e il trattamento di questi temi sarà possibile solo previo consenso informato delle famiglie, che dovranno conoscere i temi, il materiale didattico e le competenze dei relatori.
Una decisione, da parte dei partiti di maggioranza, che non sorprende. A destra è fortissima la presa delle posizioni ultraconservatrici dei cattolici più reazionari, vicini ai movimenti Pro Vita, che legano qualsiasi discussione su temi sessuali nelle scuole ad una diffusione di una presunta “ideologia gender”.
Il ddl Valditara deve essere ancora discusso e approvato dal Parlamento, ma le polemiche sono già iniziate. Si tratta a tutti gli effetti di un provvedimento che stronca sul nascere qualsiasi ipotesi di poter solo introdurre nelle scuole italiane iniziative e progetti a tema educazione sessuale, che ad oggi non era mai stata inserita ufficialmente nei programmi scolastici. Le scuole interessate, fino ad oggi, doveva fare ricorso all’educazione affettiva come attività extracurriculari, gestite da associazioni o Ong esterne.
D’altra parte sull’educazione sessuale l’indicazione della destra era emersa già nei mesi scorsi, quando un emendamento di +Europa approvato in Parlamento disponeva lo stanziamento di 500mila euro, briciole, per avviare programmi di educazione affettivo/sessuale nelle scuole secondarie. L’emendamento, inserito nella legge di bilancio, che era stato però dirottato dal governo verso un altro scopo: l’educazione alla fertilità, destinata agli insegnanti.
“Mentre l’Europa va avanti, l’Italia torna nel Medioevo”, è il commento amaro di Alessandro Zan, responsabile Diritti nella segreteria nazionale del Partito Democratico. Di “fatto gravissimo” parlano i membri Dem in commissione Istruzione Mauro Berruto, Sara Ferrari, Giovanna Iacono, Irene Manzi e Matteo Orfini: “Da decenni moltissime scuole italiane offrono importantissimi progetti di educazione alla sessualità, ai giovani entro i 14 anni, rispetto alle malattie sessualmente trasmissibili, alla prevenzione delle gravidanze precoci, al contrasto alla violenza sessuale. Se oggi si introduce il divieto di queste informazioni, spesso gestite dalle aziende sanitarie e senza sostituirle con altra offerta formativa, si compie un atto gravissimo nei confronti delle giovani generazioni e del loro diritto ad ottenere informazioni corrette dai professionisti della sanità pubblica anziché dai social e dalla realtà digitale”.