L’ambasciata israeliana presso il Vaticano – si suppone d’accordo col governo di Israele – lancia un attacco frontale contro il Cardinal Parolin e la Chiesa cattolica. L’accusa è quella di avere minato la pace mettendo sullo stesso piano l’attacco di Hamas ai civili israeliani e l’attacco di Israele ai civili palestinesi. L’ambasciatore dice che questo accostamento è inaccettabile. E definisce il 7 ottobre “genocidio”, contribuendo così, a sorpresa, allo sdoganamento della parola “genocidio” osteggiato finora, forse giustamente, dalla grande maggioranza della comunità ebraica.
Nessuno si aspettava una risposta da parte del Vaticano, che in questi casi di solito mantiene riservatezza e silenzio. O al massimo lascia filtrare prese di posizione anonime. Invece la risposta arriva eccome, ufficialissima, arriva come un tornado. Chi la fornisce è addirittura il vertice dei vertici della Chiesa: il Papa in persona. Uscendo da Castel Gandolfo, ieri pomeriggio, Leone si limita a pronunciare 13 parole, che sono altrettante frecciate: “Preferisco non commentare, ma il Cardinale ha espresso l’opinione della Santa Sede”. Cosa c’era scritto nella nota rilasciata dall’ambasciatore? “La recente intervista al Cardinale Parolin, sebbene sicuramente ben intenzionata, rischia di minare gli sforzi per porre fine alla guerra a Gaza e contrastare il crescente antisemitismo (…). Ciò che più preoccupa è l’uso problematico dell’equivalenza morale laddove non è pertinente. Ad esempio, l’applicazione del termine ‘massacro’ sia all’attacco genocida di Hamas del 7 ottobre sia al legittimo diritto di Israele all’autodifesa. Non esiste equivalenza morale tra uno Stato democratico che protegge i propri cittadini e un’organizzazione terroristica intenzionata a ucciderli. Ci auguriamo che le dichiarazioni future riflettano questa importante distinzione”.
Nella nota dell’ambasciatore si accenna anche a un singolare calcolo matematico. Dice l’ambasciatore che mentre nell’azione delle truppe Nato in Afghanistan e in Iraq, nei primi anni di questo secolo, persero la vita circa dieci civili per ogni terrorista ucciso, a Gaza l’esercito israeliano, mostrando grande efficienza, ha ucciso solo tre civili per ogni militante di Hamas. Quindi le vittime civili della carneficina non sarebbero 80 mila ma solo 60 mila. Cifra, evidentemente, considerata accettabile. È molto difficile commentare una nota scritta in questo modo. A mia memoria non esistono note diplomatiche di paesi occidentali redatte con una quantità di cinismo e di arroganza così grandi. La gelida indifferenza, anzi il disprezzo per i palestinesi massacrati fa venire i brividi.
L’ambasciatore rivendica la doppia morale sui massacri. Ci sono massacri buoni, e dunque non possono essere definiti massacri, e sono quelli compiti da una certa parte dell’umanità, in particolare dagli israeliani. Ci sono poi i massacri veri, e sono quelli compiuti da un’altra parte dell’umanità. La parte cattiva. E questi vanno chiamati “genocidi” anche se non puntano allo sterminio di un popolo. Diciamo che la distinzione tra umanità buona e cattiva, e l’assegnazione all’umanità buona del diritto a uccidere, anche, eventualmente, 20 mila bambini, è la base teorica e morale di ogni razzismo. Spiace che sia rivendicata e teorizzata proprio dall’ambasciatore di Israele, per di più in contrasto con un testo mite, saggio e pieno di civiltà occidentale (cristiana e illuminista) come quello del cardinale Parolin e che oltretutto dedicava uno spazio ampio alla denuncia fermissima dell’antisemitismo.