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È morta Jane Gooddal: la scienziata degli scimpanzé che ha rivoluzionato lo studio degli animali

FILE – Jane Goodall plays with Bahati, a 3-year-old female chimpanzee, at the Sweetwaters Chimpanzee Sanctuary near Nanyuki, north of Nairobi, on Dec. 6, 1997. (AP Photo/Jean-Marc Bouju, File)

FILE - Jane Goodall plays with Bahati, a 3-year-old female chimpanzee, at the Sweetwaters Chimpanzee Sanctuary near Nanyuki, north of Nairobi, on Dec. 6, 1997. (AP Photo/Jean-Marc Bouju, File)

Non fu soltanto la prima in assoluto a identificare comportamenti simili a quelli degli umani nei primati, Jane Goodall fu anche tra le prime donne a lavorare sul campo nel suo ambito e tra i primi scienziati efficaci a livello comunicativo per un pubblico di non addetti ai lavori. È morta a 91 anni, in California, l’etologa britannica diventata un’icona mondiale per le sue numerose scoperte sulle grandi scimmie. Si trovava negli Stati Uniti per un tour di conferenze. La notizia è stata diffusa sui social dal suo istituto.

Era nata nel 1934 a Londra, era cresciuta a Bournemouth. Non potendo iscriversi all’università, cominciò a lavorare come segretaria. Coltivò quella sua passione per lo studio dell’Africa e delle sue specie animali che l’animava fin da piccola quando un’ex compagna di scuola la invitò ad andare a trovarla in Kenya, dove incontrò una coppia di paleoantropologi che le offrirono un lavoro al museo di Storia naturale di Nairobi. Gran parte dei suoi studi fu dedicato alle grandi scimmie antropomorfe non umane. Fu tra le prime in assoluto a dedicarvisi e tra le prime scienziate donne a fare ricerche sul campo.

 

Cominciò a farlo all’inizio degli anni ’60, nella foresta sulle rive del lago Tanganica, in Tanzania. Non utilizzava numeri ma nomi per identificare gli scimpanzé: Fifi, David, Greybeard, Goliath. Successivamente Goodall tornò in Inghilterra e fece un dottorato all’Univesità di Cambridge, ottenne vari finanziamenti per le sue ricerche e aprì un centro a Gombe, sul lago Tanganica. Fondò il Jane Goodall Institute, una ong che si occupa di studio e salvaguardia ambientale e dei primati, il programma di educazione ambientale Roots & Shoots, il santuario per scimpanzé orfani Tchimpounga in Congo, e l’iniziativa Tacare per la riforestazione in Tanzania. Lasciò la ricerca negli anni Novanta per promuovere attività contro la deforestazione e per uno sviluppo sostenibile. Aveva raccontato la sua vita nell’autobiografia In the Shadow of Man, L’ombra dell’uomo.

Divenne famosa anche al di fuori dell’ambiente prettamente scientifico quando National Geographic, nel 1965, dedicò uno spazio alla sua scoperta della capacità degli scimpanzé di utilizzare strumenti proprio come gli esseri umani. Fino ad allora, si pensava che quella funzione fosse appunto un’esclusiva degli esseri umani. Furono proprio i suoi studi in Tanzania, pubblicati su Nature un anno prima, che richiamarono l’attenzione della rivista. Altro punto di svolta fu la conferenza “Undestanding Chimpanzees” del 1986.

Goodall dimostrò che i primati non umani avevano un’intelligenza simile, provavano emozioni simili, costruivano relazioni sociali simili a quelle degli esseri umani. Osservò che ogni esemplare aveva un proprio carattere e una propria sensibilità, scoprì legami affettivi simili a quelli umani nella comunità degli scimpanzé e che gli stessi cacciavano e mangiavano carne e che scendevano letteralmente in guerra tra gruppi. Il suo approccio rivoluzionò lo studio della primatologia e del comportamento animale in generale. Non fu subito accettato dalla comunità scientifica, venne accusata di antropomorfizzare i primati. Gooddall fu anche premiata dal presidente Joe Biden con la Medaglia presidenziale della libertà, la più alta onorificenza civile statunitense. Ha ricevuto anche il titolo di Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana nel 2011.