“All’inizio mi piaceva la vostra scuola, ora ho finito con l’odiarla. Come tutte le altre scuole nelle quali sono andata. Se chiedete a qualsiasi studente cosa pensa delle scuole italiane vi dirà solo che fanno schifo, probabilmente ridendo”. A Faenza, provincia di Ravenna, in Emilia Romagna, è comparso questo messaggio anonimo nei pressi di una scuola superiore. Pagine e pagine per uno sfogo lunghissimo messo insieme da una ex studentessa, diplomatasi alla maturità da poco, segnalato dal portale Faenzanet e riportato da skuola.net. Ansia, didattica inefficace, scarsa qualità del corpo docente, appena due insegnanti apprezzati nel suo percorso scolastico, regole insensate: una bocciatura a tutto campo.
“Entro in classe e vedo sempre la stessa cosa: studenti che non vedono l’ora di andarsene, che odiano la scuola e i professori, che hanno male allo stomaco prima di verifiche e interrogazioni per l’ansia, che odiano il fatto di dover imparare a memoria qualche pagina che verrà rigurgitata in faccia a un insegnante per un voto inutile, per poi essere dimenticata neanche una settimana dopo”. E per i docenti: “Ancora non mi capacito di come a volte riusciate a trovare le persone più narcisiste, più stupide, stolte, ignoranti e apatiche per insegnare a noi studenti”. La lettera chiede un sostegno psicologico proprio per gli insegnanti oltre che per gli studenti. “Due sole insegnanti mi hanno fatto ricordare le cose che mi hanno insegnato con passione e interesse”.
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È anche una questione metodologica, didattica. “Ci insegnate che per essere intelligente devi solo saper memorizzare tante pagine, se non ci riesci sei stupido, e vieni bocciato”. Stoccata anche alla regola di lasciare i telefoni cellulari nelle cassette: “Invece di insegnarci che se vogliamo maturare dobbiamo smettere di usare il telefono in classe per nostro volere, dato che in un posto di lavoro sarebbe un licenziamento istantaneo, ce lo avete semplicemente vietato, non dobbiamo neanche ragionarci per conto nostro, è solo un’altra regola per farci seguire quella lezione della quale non mi rimarrà niente”.
La lettera è diventata subito un argomento di discussione non solo nella città nel ravennate ma in generale sui social. Alcuni hanno condiviso le accuse e le argomentazioni della ragazza. “Vorrei stringere la mano a questa ragazza”, scrive un’utente. “Ha ragione da vendere”, commenta un’altra. “Potrei averlo scritto io”, aggiunge un altro ancora Altri invece ne hanno criticato sia i contenuti che la forma di protesta. “Che spocchia. Dovrebbe abbassare la cresta”, si legge in un altro commento. “A me sembra che si stia semplicemente provando a cavalcare un trend”, aggiunge un altro. “Io non capisco cosa vogliono queste giovani generazioni”, chiosa incredulo ancora un altro. E forse il punto è proprio questo.
“Non è un messaggio solo per voi, ma a voi e a tutte le scuole italiane: fate schifo. Da far star male”. Il messaggio finale nell’epilogo della lettera, qualora non fosse già arrivato forte e chiaro nelle righe precedenti. “Se davvero vi interessa tanto degli studenti: fate qualcosa di utile, non fate solo finta”.