Camilla Laureti, europarlamentare PD, prima Vicepresidente del gruppo dei Socialisti e Democratici all’Eurocamera. La presidente del Consiglio ha annunciato, dall’Assemblea generale Onu, che presenterà una mozione per il riconoscimento dello stato di Palestina vincolato alla liberazione degli ostaggi e l’esclusione di Hamas da qualsiasi dinamica di governo all’interno della Palestina…
Teme che l’atteggiamento ignobile assunto fin qui possa tradursi in un calo di consenso. Ora tira fuori questa proposta per uscire dall’angolo. Ma siamo noi che chiediamo alla premier: che problema c’è a fare come gli altri 150 paesi che hanno riconosciuto la Palestina come stato? Questi paesi, nel riconoscere la Palestina come stato, secondo Meloni, hanno riconosciuto Hamas? È sempre stato chiaro a tutti che il referente è l’ANP. Lo spiegasse a Netanyahu però.
Dice che le piazze piene per Gaza preoccupano il governo?
Si stanno rendendo conto che la loro ignavia è quanto di più distante ci sia dalla partecipazione della società italiana all’orrore di Gaza. Una partecipazione sentita, diffusa, profonda. Tutti abbiamo visto quelle piazze, da Nord a Sud, così piene di giovani, di studenti. Al tempo stesso, ancora una volta, la destra prova a criminalizzare il dissenso e la protesta usando la violenza di pochi, all’interno di una grottesca campagna di criminalizzazione della sinistra, indegna e indecente, in atto dopo la drammatica uccisione di Kirk, che abbiamo subito condannato.
Secondo lei, è in corso un genocidio?
Lo afferma la Commissione indipendente di inchiesta delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati. Prima ancora, la Corte di Giustizia Internazionale ha acceso un faro importante sollecitata dal Sud Africa e l’Associazione internazionale degli studiosi del genocidio ne ha parlato espressamente. Lo stesso ha fatto la Relatrice Speciale sulla situazione dei diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati dal 1967, Francesca Albanese, per altro colpita da violente sanzioni del governo Trump nel silenzio e nell’inazione del nostro governo. Sono tutte autorità che non possiamo certo ignorare. Mi faccia aggiungere una cosa.
Prego.
Anche dopo aver ascoltato il presidente Trump all’Onu, è evidente che è in atto una pericolosa campagna di aggressione e di denigrazione del multilateralismo per far avanzare un equilibrio fondato solo sulla forza muscolare e non più sul diritto. Noi dobbiamo difendere il multilateralismo da questa aggressione e anche le Corti internazionali, come la Cpi e la Cgi.
Mentre la premier è reticente, le istituzioni europee hanno iniziato a muoversi. Il Parlamento ha votato la prima risoluzione su Gaza, dopo due anni dall’inizio delle operazioni militari di Israele, dopo un dibattito pubblico che ha messo nel mirino l’incapacità dell’Europa di prendere posizione. Come valuta questo passaggio?
Non posso che valutarlo positivamente perché, per la prima volta, viene stabilita l’urgenza del riconoscimento dello Stato di Palestina, che è la premessa necessaria a realizzare l’unica soluzione possibile, quella della coesistenza di due popoli in due stati. So che, per quello che è in corso a Gaza, sembra oggi una strada impraticabile, ma resta l’unica via politica possibile. Del resto, molti paesi europei si sono mossi e si stanno muovendo in questa direzione: Spagna, Norvegia, Irlanda, Canada, Australia, Francia, Gran Bretagna.
La Commissione Ue, per parte sua, ha reso note le misure commerciali e le sanzioni verso Israele. Si tratta di un’azione efficace?
“Too little, too late” hanno commentato in molti. Non dobbiamo però dimenticare che questo passaggio, dopo due anni in cui è cresciuto per altro un comprensibile sentimento di condanna radicale da parte dell’opinione pubblica, è comunque un passo avanti. Avremmo voluto maggiore coraggio? Certo, sul piano delle sanzioni e sul piano delle misure commerciali. Eppure, continuo e continuiamo a pensare come socialisti, che l’azione della Commissione su Gaza vada sostenuta, per non disperdere anche questo passo avanti compiuto.
Cosa si aspetta ora dal Consiglio Ue?
Forse meglio dire cosa mi auguro, cioè che il Consiglio approvi quanto proposto dalla Commissione. Certo, governi a trazione di destra nazionalista, il nostro compreso, non aiutano e non aiuteranno. Calcolando che sono la maggioranza, nutro poche speranze. Del resto, la scelta del Commissario Fitto di non partecipare al collegio dei Commissari che discuteva per licenziare le sanzioni e le misure commerciali verso Israele, veramente lascia basiti, e preoccupa circa la posizione del nostro governo anche in sede di Consiglio. A proposito: la linea di Meloni appare piuttosto oscura e contraddittoria. Per questo chiediamo una discussione in Parlamento. Purtroppo, per responsabilità della destra, l’Italia non si è schierata dalla parte giusta della storia, perché non riesce a marcare un’autonomia dall’amministrazione di Trump, che pensa di costruire la riviera del Medio Oriente espellendo i palestinesi dalla propria terra, e dall’esecutivo criminale di Netanyahu, che sta procedendo allo sterminio di un intero popolo.
Diversi eletti del Pd, i suoi colleghi, Arturo Scotto e Annalisa Corrado, e il consigliere regionale Paolo Romano, stanno partecipando ad una importante missione umanitaria. Un nuovo attacco ha colpito le imbarcazioni…
Global Sumud Flotilla è la più grande missione umanitaria di sempre. Una missione pacifica che vuole rompere il criminale assedio a Gaza per portare aiuti umanitari. Il nuovo recente attacco, di un gruppo di droni che ha rilasciato sostanze urticanti e bombe sonore sulle imbarcazioni, è di una gravità inaudita. Continuiamo a chiedere al nostro Governo di proteggere questa missione. Basta con le dichiarazioni generiche di condanna o gli appelli che il ministro Tajani ha rivolto a Israele. Non è sufficiente. Così come non è sufficiente la missione di soccorso promossa dal ministro Crosetto: noi vogliamo protezione per la missione. La presidente Meloni, di fronte a questo attacco che è anche un attacco al nostro Paese, essendoci a bordo delle navi anche cittadini e cittadine italiane, non può tacere. Con numerosi colleghi deputati europei abbiamo scritto ai presidenti von der Leyen e Costa, e alla Alta rappresentante Kallas, per chiedere che l’Ue protegga la missione civile. L’Ue deve far sentire forte la sua presenza di sostegno alla Flotilla.
Che pericolo politico vede per Israele e la sua società?
Esiste nella società israeliana un’importante opposizione critica verso il governo di Netanyahu con cui noi dialoghiamo, perché il rischio è la trasformazione di Israele in una teocrazia messianica. Le ricordo bene le piazze piene nel Paese contro la riforma della giustizia e non possiamo che registrare come questa guerra serva al premier – accusato di corruzione e su cui pende un mandato di arresto della Cpi per crimini di guerra e contro l’umanità- per mantenere il suo potere, un potere che prima del 7 ottobre era in crisi profonda. Il governo israeliano è un esecutivo pericoloso e criminale, ostaggio dei coloni e dei ministri che ne rappresentano gli intenti violenti e razzisti e proteggono le loro azioni criminali come le occupazioni illegali del territorio palestinese.
La questione dazi, con l’accordo fra Ue e Usa siglato ad agosto in Scozia, chiama in causa anche il rapporto di fiducia con la presidente von der Leyen, a cui non avete, come socialisti in questi mesi, risparmiato critiche, salvo poi confermarle la fiducia in occasione della mozione di censura presentata dalla destra…
Più che accordo è una resa. Completamente a vantaggio degli Usa. Cercheremo di emendarlo il più possibile durante il passaggio in Parlamento. Non possiamo accettare che vengano colpiti gli interessi economici in una folle guerra commerciale voluta dall’amico politico della nostra premier per colpire l’Europa. Chiediamo su questo un cambio di passo a von der Leyen, come lo abbiamo chiesto su Gaza e sulla questione sociale, in occasione anche del discorso sullo stato dell’Ue. Come socialisti abbiamo detto che il nostro sostegno alla Commissione non è un assegno in bianco: dunque basta allo sbilanciamento verso le destre estreme, basta al doppio gioco del PPE.
Stato di salute del campo largo. Avete raggiunto intese per i candidati alle Regioni, rivendicandole come un successo. Non mancano però con i 5 Stelle motivi di distanza. Riuscirà questo progetto politico?
Testardamente unitari dice sempre la segretaria Schlein. Non succedeva da anni di trovare candidature unitarie per le elezioni regionali molto prima della destra, ancora in alto mare in balia di una guerra intestina. Non ho motivo di pensare che si interrompa un’intesa, prima di tutto programmatica, che ha tutta la forza non solo per essere competitiva, ma anche vincente, e che risponde al desiderio di unità della nostra comunità, quella del centrosinistra, che vuole battere la peggior destra di sempre.