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Italia in piazza per Gaza, contro il massacro è nato un movimento

Photo by Marco Alpozzi/Lapresse

Photo by Marco Alpozzi/Lapresse

Lunedì è stata una giornata straordinaria. Il primo vero sciopero sociale generale contro il genocidio del popolo palestinese, contro gli orrori e la disumanità dello sterminio e la pulizia etnica, la deportazione e l’uccisione sistematica e quotidiana di donne, uomini e bambini che è stata messa in atto dal governo israeliano a Gaza. Il paese, un intero paese, si è bloccato e ha bloccato le sue attività, la sua vita normale, per dire Basta!. Una enorme e diffusa azione di lotta e di indignazione che ci restituisce speranza in un mondo più umano.

Questa incredibile giornata, resa possibile anche dalla determinazione del sindacalismo di base e di tante organizzazioni della società civile, ha visto la partecipazione attiva di centinaia di migliaia di persone in ogni città, grande e piccola, segnalando l’esistenza in vita di un movimento che va oltre ogni singolo protagonista. Un movimento che ha ben chiaro l’obiettivo: fermare la guerra contro i civili, rifiutare l’idea di un nuovo ordine mondiale basato sulla distruzione del diritto internazionale e di ogni principio di umanità e dignità dell’essere umano. Interrompere ogni complicità e connivenza del nostro paese e dell’Europa intera con i crimini contro l’umanità che tutti i giorni vengono compiuti impunemente dallo Stato di Israele. Rivendicazioni chiare, obiettivi concreti per fermare il massacro di innocenti, presupposto imprescindibile per qualsiasi altra discussione.

Il sostegno all’azione collettiva della Global Sumud Flotilla, segnala come questo movimento affondi le sue radici sulle pratiche concrete di solidarietà e di umanità. Lo sciopero sociale generale è stato esso stesso una pratica, e non un semplice corteo di testimoni: “bloccare tutto”, a partire dai porti da dove transitano armi e merci per il business di chi ha le mani sporche di sangue, alle stazioni ferroviarie e alle autostrade, per interrompere con i propri corpi la quotidianità del lavoro, del movimento di tutti i giorni. Uno sciopero non è un giorno come gli altri. Serve a fermare e fermarsi, mette in atto una disobbedienza all’ordine imposto di rimanere indifferenti ed impotenti difronte alle scelte politiche di chi ci governa, che ancora una volta e in queste ore storiche di riconoscimento internazionale che un popolo, ogni popolo e anche quello palestinese, esiste e non può essere calpestato e cancellato dalla faccia della terra per decreto di uno Stato, sceglie di stare dalla parte sbagliata della storia, succube di Washington e al servizio di Tel Aviv, non riconoscendo lo Stato di Palestina.

La pratica del blocco, che con l’enorme partecipazione ha bloccato innanzitutto le città, è andata bene in moltissime parti, in altre è stata più difficile e caotica, anche in seguito alle reazioni delle forze di polizia. Ma noi guardiamo la Luna e non il dito: se i governanti e la politica vogliono discutere di “violenza”, cominciamo a farlo dai bambini bombardati e squartati dalle “democratiche” bombe, cominciamo a farlo dai lager in Libia e dagli innocenti fatti morire in mare, e poi certo, confrontiamoci pure. Mediterranea ha scelto di essere in ogni piazza, a partire da venerdì e sabato e continuando con la partecipazione allo sciopero sociale generale. Qualcosa sta cambiando, e ci saranno momenti collettivi di confronto. Un movimento è un movimento, e quando irrompe bisogna navigarci dentro, con fiducia, cura e speranza.

Gli avvoltoi sono già tutti in volo, sperando di trasformarlo in un cadavere, e per farlo metteranno in atto di tutto: insieme alla disumanità e al regime della paura e della guerra, ad essere messo in discussione è  il loro potere costituito su questo. Ma intanto, per chi crede come noi nella “cospirazione del bene”, è un grande giorno. Un abbraccio a tutti i fratelli e sorelle, compagni e compagne di viaggio, che abbiamo incontrato ieri nel cammino. Un abbraccio anche a coloro che sono stati feriti o arrestati perché non hanno voluto obbedire. Mediterranea c’è, in terra e in mare.