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Casa Bianca come un comitato d’affari: Tiffany Trump sullo yacht del petroliere libico mentre suo suocero tratta con Tripoli

Casa Bianca come un comitato d’affari: Tiffany Trump sullo yacht del petroliere libico mentre suo suocero tratta con Tripoli

La Casa Bianca trasformata in un comitato d’affari per favorire i propri familiari. È la trasformazione inferta al centro del potere statunitense da Donald Trump, tornato da febbraio alle redini del Paese.

Dopo aver strumentalmente usato il suo potere per lanciare una propria criptovaluta e persino uno smartphone, questa volta Trump ha volato più in alto con un settore ancora più redditizio: il petrolio.

A sollevare il caso è il New York Times che, in maniera eloquente, spiega “quanto sia difficile distinguere dove finiscono gli interessi del governo e dove iniziano quelli della famiglia Trump”. Giornale che solo pochi giorni fa Trump ha trascinato in tribunale, chiedendo 15 miliardi di dollari in una causa per “diffamazione”.

In quest’ultimo affare però non è coinvolto direttamente ‘The Donald’ ma sua figlia Tiffany e il suocero Massad Boulos, consigliere senior per l’Africa del Dipartimento di Stato, padre del marito Michael.

Bisogna fare un passo indietro allo scorso luglio per ricostruire la vicenda. È in quel periodo che Massad Boulos vola in Libia per discutere con dirigenti del settore energetico e leader governativi proprio di “oro nero”. Mentre Boulost tratta, il figlio Michael e la moglie Tiffany Trump si trovavano a bordo di un lussuosissimo yatch, il Phoenix 2, un “palazzo galleggiante” con due eliporti, una piscina e una figura in bronzo alta 5 metri raffigurante una fenice infuocata che si innalza dalla, di proprietà del magnate libico del petrolio Ercument Bayegan.

È stata la stessa Tiffany a postare foto della sua crociera su Instagram, mentre posa a favore di telecamera (o smartphone) assieme al marito Michael al largo della Costa Azzurra.

Una connessione familiare, quella di Massad Boulos, talmente significativa che, aggiunge ancore il New York Times, alcuni funzionari libici avevano iniziato privatamente a chiamare il dirigente Usa “Abu Tiffany”, in arabo “il padre di Tiffany”.

Impossibile sfuggire dal legame tra le due vicende: la compagnia energetica di Bayegan, così disponibile ad ospitare sul suo yatch Tiffany Trump e il marito, trarrebbe vantaggio da qualsiasi aumento della produzione petrolifera libica di cui Massad Boulos ha discusso in Libia con i leader governativi e boss del settore energico locale.