Sanzioni “soft” ma comunque in discussione da chi, leggasi in particolare Germania e Italia, non vuole rompere col governo di Benjamin Netanyahu.
Sono quelle proposte dalla Commissione europea nei confronti di Israele per le operazioni militari condotte nella Striscia di Gaza, che ad oggi hanno provocato almeno 60mila morti, in larga parte civile, oltre all’occupazione di circa il 70% dell’enclave palestinese e la distruzione di larga parte di scuole, ospedali e case.
Nel presentare il pacchetto di sanzioni, l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas ha parlato delle operazioni in corso a Gaza come “escalation della guerra” e motivo dele sanzioni: l’obiettivo infatti “non è punire Israele ma migliorare la situazione a Gaza”.
La Commissione vorrebbe andare a colpire i due ministri più estremisti del governo Netanyahu, ovvero quello per la Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir e per le Finanze Bezalel Smotrich, i due leader dei partiti messianici di estrema destra fondamentali per la tenuta dell’esecutivo israeliano, oltre a singoli leader dei coloni israeliani in Cisgiordania e alle organizzazioni a loro collegate.
In particolare Ben-Gvir e Smotrich sono accusati di incitamento all’odio e di guidare la politica di espansione delle colonie. Per loro scatterà congelamento dei beni, divieto di fornire fondi e risorse e divieto di ingresso nell’Ue: misura identica anche per 10 membri dell’esecutivo politico di Hamas.
Bruxelles intende colpire il governo israeliano anche sul piano commerciale, col ritiro delle agevolazioni sui dazi su frutta, verdura, frutta secca e datteri: un impatto che, secondo l’Ue, dovrebbe essere aggirarsi sui 227 milioni di euro l’anno, ma a carico degli acquirenti europei. Una goccia d’acqua in un mare: in tutto nel 2024 l’Ue ha infatti importato beni da Israele per un valore totale di 16 miliardi di euro.
C’è poi la parte riguardante la cooperazione bilaterale tra Bruxelles ed Israele: la Commissione chiede di sospendere circa 14 milioni di euro di fondi del periodo 2020-2024, compresi i programmi di “gemellaggio” con le amministrazioni israeliane, come i progetti su big data, statistiche e riforme energetiche, e le attività legate alla cooperazione regionale nel quadro degli Accordi di Abramo.
Un piano da cui restano fuori però gli elementi più delicati nei rapporti tra Ue e Israele: non c’è nulla nel pacchetto di sanzioni che colpisca gli insediamenti illegali in Cisgiordania, così come l’export di armi all’Europa verso lo stato ebraico.
Eppure la proposta della Commissione, pur debole, è a rischio. Per la sua approvazione serve il via libera con la maggioranza qualificata degli Stati membri. “Se sarà votata dal Consiglio, notificheremo l’ente di gestione dell’accordo di associazione con Israele e le misure entreranno in vigore dopo 30 giorni, ovvero una pratica standard”, ha reso noto la Commissione.
Contro il pacchetto è praticamente certo il “no” di Ungheria, Bulgaria e Repubblica Ceca, ma in caso di voto negativo di Germania e Italia il piano della Commissione si rivelerebbe un buco nell’acqua.